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Tuesday 14 November 2006 - 01:33
Vittorio Brambilla    
di Marcello Molteni
Vittorio Brambilla è nato a Monza nel 1937 e cresciuto a due passi dall’autodromo; ha cominciato a correre in moto e lavorare come meccanico, poi è passato alle 4 ruote, prima coi kart e poi con le monoposto di Formula 3 e 2 fino al debutto in Formula 1 nel 1974 sulla March, ad una età in cui molti piloti meditano già l’abbandono dell’attività agonistica.
Vittorio Brambilla era un personaggio atipico per il mondo la Formula 1; di motori se ne intendeva davvero e ne aveva la passione; si sporcava le mani per riparare, migliorare, provare cose nuove, così come il fratello maggiore Tino, che aveva seguito anch’esso la stessa trafila di pilota prima di lui, fino ad una fugace apparizione con la Scuderia Ferrari di Formula 1.
La March di Vittorio non era senz’altro la vettura più competitiva della Formula 1, tutt’altro, ma dove non poteva il mezzo meccanico, ci arrivava il cuore; in prova era velocissimo e spesso si qualificava nelle primissime file della griglia di partenza, lasciandosi alle spalle auto e piloti molto più blasonati di lui.
In gara poi guidava con la grinta e l’irruenza che lo hanno sempre contraddistinto e lo si vedeva combattere nelle prime posizioni con la sua vettura arancione finchè poteva reggere il confronto prestazionale con la concorrenza, dopo di che o veniva risucchiato nelle posizioni retrostanti o, nella foga di rimanere nel gruppetto dei primi, chiedeva troppo al mezzo o alla sua bravura fino a terminare la gara con qualche escursione fuori pista o con qualche organo meccanico che non reggeva le sollecitazioni a cui venivano sottoposti dalla guida di Vittorio.
La sua stagione migliore a livello di piazzamenti fu il 1975, anno in cui ottenne una pole position sul circuito di Anderstorp nel Gran Premio di Svezia, ma soprattutto vinse il Gran Premio d'Austria a Zeltweg, il 17 agosto.
Quella gara si svolse sotto una pioggia battenteed ebbe anche un prologo tragico, dovuto alla morte di Mark Donohue nelle prove libere.
Brambilla sul bagnato guidò come un indemoniato; si portò in testa e cominciò a infliggere ad ogni giro distacchi sempre maggiori agli inseguitori tra lo stupore ammirato dei cronisti e del pubblico, fino a che al 29° dei 54 giri previsti, la gara fu sospesa per la troppa pioggia che stava inesorabilmente allagando la pista rendendola sempre meno sicura.
Fu talmente tanta la gioia per questa vittoria, seppur dimezzata nel punteggio, che Vittorio staccò le mani dal volante per esultare dopo aver tagliato il traguardo ed uscì di pista sbattendo il musetto contro il guard-rail.
Quella fu l’unica occasione in cui salì sul podio, ma la maniera in cui lo fece è ancora ricordata oggi da molti appassionati di Formula 1.
Quel pomeriggio a Monza, dopo la gara, centinaia e centinaia di persone si radunarono spontaneamente sotto la villetta dei Brambilla per festeggiare tutti assieme questa impresa.
Conoscendo lo stile rustico che li contraddistingueva, probabilmente al posto dello champagne si festeggiò con pane, salame e vino rosso.
La giornata più drammatica per Brambilla, invece, fu il 10 settembre 1978, quando alla partenza del GP d’Italia a Monza fu coinvolto nell'incidente in cui morì Ronnie Peterson; Vittorio fu colpito alla testa da una ruota staccatasi da un’altra vettura e dovette essere ricoverato in ospedale dove si temette seriamente anche per la sua vita.
Alla fine si rimise, ma questo episodio mise in pratica fine alla sua carriera agonistica, anche se disputò ancora qualche gara in Formula 1 sull’Alfa Romeo a cavallo tra il 1979 e il 1980.
Si ritirò dalle corse a 42 anni, dopo 74 Gran Premi, ma rimase comunque nel mondo dei motori nella sua maniera preferita, sporcandosi le mani nella sua officina di Monza
Sopra l’ingresso troneggiava quel musetto arancione rovinato dall’uscita di pista in Austria, e l’officina era diventata un punto di riferimento per chi voleva elaborare e rendere più performanti le proprie vetture stradali o da corsa.
Coglieva anche tutte le occasioni possibili per divertirsi su due o quattro ruote a motore, come seguire in moto il Giro d'Italia ciclistico, o partecipare a raduni o corse rievocative di vetture d’epoca tornando a guidare volentieri, quando poteva, le sue vecchie auto e moto da corsa.
Vittorio Brambilla era in realtà un non-personaggio; molto schietto, gioviale, umorale, non aveva l’aspetto esteriore del divo, tutt’altro.
Sembrava piuttosto un onesto e tarchiato meccanico di mezza età che era capitato lì quasi per caso, in mezzo ai quei fotogenici eroi popolari del volante.
Anche per questo fu affettuosamente soprannominato nell’ambiente della Formula 1 “The Monza Gorilla”.
Fuori dalle piste era lo stesso; gli piaceva divertirsi col vecchio gruppetto di amici (soprattutto motociclisti) che si ritrovavano in un bar di Monza chiamato il “Bar degli Stupidi”, a causa delle loro pazze scorribande diventate leggendarie in Brianza.
Da questi episodi è stato anche tratto anche un divertente libro dal titolo “Il Bello del Gas” scritto da Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi (editore Zelig).
L’ultima volta che lo vidi, pochi mesi prima di lasciarci, fu da un meccanico Moto Guzzi, marchio per cui corse diverse gare di endurance agli inizi degli anni ’70, tra le altre cose.
Vidi arrivare sulla sua moto questo signore tarchiato e di una certa età, togliersi il suo vecchio casco arancione che non aveva mai abbandonato in tutti quegli anni, scherzare e fare battute con i presenti anche quelli sconosciuti, per poi comprare un pezzo di ricambio e tornarsene nella sua officina.
Se ne è andato nel maggio del 2001, in modo assolutamente normale, da antidivo per eccellenza; un infarto lo ha colto mentre stava rasando il prato della sua villetta di Lesmo, in un normalissimo sabato pomeriggio domestico.
Mi piace immaginare che se ne sia andato rimuginando su come potesse migliorare le prestazioni del motore di quel tosaerba….
Per PAGINE 70
Marcello Molteni
 
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