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Tuesday 06 June 2006 - 01:49
Arrivano i Manga   
di Giovanni Scillitani
L'invasione iniziò il 4 settembre 1977 sulla Rete 2 della RAI. Nessuno, però, sospettò che il piccolo Vickie fosse la testa di ponte di quell'armata nipponica che avrebbe rivoluzionato la nostra cultura di massa.
"Vickie il vichingo" fu il primo cartone animato seriale giapponese trasmesso in Italia, una coproduzione tedesco-nipponica Taurus Film/Nippon Animation realizzata nel 1974. La cosa passò inosservata, dopo tutto nel cartone la presenza giapponese era molto poco percepibile, dato che si riprendevano trame e personaggi di una serie letteraria creata nel 1965 dallo svedese Runer Jonsson, molto popolare nei paesi nordeuropei. La vera invasione iniziò l'anno successivo, il 1978: il 2 febbraio la Rete 1 della RAI iniziò a trasmettere "Heidi", cui la Rete 2 rispose il 14 febbraio con "La famiglia di Barbapapà" e il 4 aprile, in fascia preserale, con "Atlas UFO Robot". Il processo era ormai inarrestabile, il grandissimo successo provocò una corsa tra RAI e TV private per accaparrarsi altri cartoni e in rapida successione tra il 1978 e il 1980 esordirono sugli schermi nostrani "Danguard", "Kimba, il leone bianco", "Zum, il delfino bianco", "Capitan Harlock", "Il Grande Mazinga", "Jeeg Robot d'acciaio", "Ken Falco il superbolide", "Lupin III", "Remi, le sue avventure", "Tekkaman", "Anna dai Capelli Rossi", "Astrorobot Contatto Ypsylon", "Candy Candy", "Daitarn 3", "Getta Robot", "Gundam", "Huckleberry Finn", "La principessa Zaffiro", "L'ape Magà", "L'ape Maia", "Mazinga Z" e "Starblazers", solo per citare i principali.
Il mondo dell'editoria non tardò a fiutare l'affare e adeguarsi: librerie e edicole furono invase da libri, fumetti ed albi di figurine con i nuovi eroi del Sol Levante. In un'epoca in cui i videoregistratori erano ancora un lusso per pochi tali pubblicazioni servivano a mantenere la continuità fra la trasmissione di un episodio e l'altro. Inoltre, esse contribuivano ad avvicinare i lettori ai propri beniamini con materiale che si poteva conservare e guardare a piacimento, a differenza di quello televisivo. Il Giappone all'epoca era uno dei primi paesi del mondo per produzione e consumo di fumetti, o "manga" nella lingua del luogo. Il successo di un manga di solito determinava la nascita di un corrispondente cartone animato, o "anime" e viceversa, perciò di praticamente tutte le serie animate presentate in Italia esistevano manga nella terra d'origine. Tuttavia, gli editori italiani preferirono evitare i fastidi della traduzione e dell'adattamento e si rivolsero a materiale di produzione nostrana.
La prima rivista italiana del genere fu, ovviamente, dedicata a Heidi. Il 24 febbraio 1978 - solo 10 giorni dopo la prima TV! - la romana Ediboy di Renato Circi mandava in edicola il primo numero de "Le belle storie di Heidi", settimanale di 16 pagine di cm 18,8x24,6 al costo di Lit. 250. La rivista conteneva storie molto semplici, con didascalie e balloon, realizzate per la prima infanzia in Spagna dalla Editorial Bruguera per conto della tedesca Munchen Merchandising, che deteneva i diritti di Heidi. Ne uscirono 100 numeri fino al 1980. Al settimanale si affiancò in seguito il mensile dallo stesso titolo e contenuti simili, di cui uscirono sei numeri tra giugno e novembre 1978. Ediboy pubblicò inoltre l'activity book "Gioca Leggi Colora Heidi", contenente una storia a fumetti nei primi numeri e poi racconti con didascalie e varie attività manuali. Di questa pubblicazione uscirono 23 numeri a cadenza mensile tra aprile 1978 e giugno 1980.
A questo punto entrò in scena la romana Edierre dell'intraprendente editore Luigi De Rossi, il quale si associò con gli editori Salani e AMZ e si affrettò a rilevare i diritti librari di Heidi dalla Munchen Merchandising. La Edierre avrebbe coperto il mercato delle edicole, mentre Salani e AMZ quello delle librerie. Nel 1978 apparvero così in edicola otto volumetti a 64 pagine di cm 17x24 con il prezzo di Lit. 1500 ciascuno che raccontavano a fumetti l'intera saga televisiva di Heidi, ancora di produzione spagnola, poi riproposti lo stesso anno in due grandi albi di cm 34,5x24, "Heidi e il nonno" e "Heidi e Clara" al costo di Lit. 6500 cadauno. De Rossi si rivolse poi al fiore all'occhiello di RAI2, "Atlas UFO Robot", i cui diritti erano stati messi sul mercato dalla concessionaria della pubblicità della RAI, la SACIS, ma fu battuto sul tempo dalle liguri Edizioni Flash di Giovanni Carozzo, perciò rilevò solo i diritti per le figurine. Le Edizioni Flash affollarono immediatamente le edicole con la saga del grande robot e pubblicarono a partire dal 1978 i mensili "Tele story Atlas UFO Robot" (41 numeri fino al 1982) e "Atlas UFO Robot presenta Goldrake" (104 numeri fino al 1981) e dal 1979 "Actarus" (16 numeri fino al 1981), tutti con storie scritte da Massimo Pedretti e disegnate dallo spagnolo Joaquin Chacopino. Altre storie furono pubblicate nel 1978 sul quattordicinale "TV Junior" (uscito per 8 numeri) e nel 1979 sul settimanale "Portobello" (uscito per 6 numeri).
I tempi erano maturi perché la RAI scendesse direttamente in campo attraverso la sua editrice, la torinese ERI. Alla fine del 1978 si decise di affiancare alla storica testata "Radiocorriere TV" una rivista settimanale dedicata ai bambini, cui fu dato lo stesso titolo di una trasmissione contenitore a loro dedicata. "Il Trenino della TV" esordì il 30 ottobre 1978 e proponeva brevi racconti, fumetti e giochi a cura dello Studio Effepicì di Milano. L'ondata giapponese indusse i responsabili ad allargare l'utenza del "Trenino" ai ragazzi delle scuole medie e ad inserire nel giornale gli eroi di cui la SACIS deteneva i diritti. Dal primo aprile 1979 così "Il Trenino della TV" diventò "TV Junior" e ospitò serie a fumetti realizzate da noti studi italiani, quali Immagini e Parole, Bierrecì, Studio Smack, Staff di If, Studio Farina, Edistudio e Cartoon Studio. Si trattò di serie in genere d'ottima qualità, di cui ricordiamo tra il 1979 e il 1980, "Capitan Harlock" di Carlo Scaringi/Studio Farina, "Heidi" di Luciano Bottaro/Studio Bierrecì, "Huck Finn" di Enzo Marciante, "Mazinga Z" di Leone Cimpellin, "Supergoldrake" e "Remi". Quest'ultimo fu pubblicato anche in una serie di supplementi del "Radiocorriere TV" del 1979, illustrati con i fotogrammi della serie animata della Tokyo Movie Shinsha: "Remi", "Remi le sue avventure" (tre volumetti narrati da Manuela Bertesaghi), "Remi le sue avventure" (volume unico con testi di Silverio Pisu), "Manuale delle avventure e dei mestieri di Remi" (testi di Alberto Cedriano, disegni di Fulvio Bortolozzo) e i tre volumi di "Remi le mie avventure a fumetti", con brevi storie inedite.
Nella competizione entrarono anche grandi editori come Fabbri, Mondadori e Rizzoli.
Fabbri, primo fra tutti, decise di rivolgersi direttamente al mercato d'origine e comprò in Giappone i diritti del manga "Il Grande Mazinga" di Go Nagai e Gosaku Ota. Nel dicembre del 1979 debuttò così in edicola il settimanale "Il Grande Mazinga", 32 pagine in formato 17x24,3 cm a Lit. 500. Carla Fioroni colorò il fumetto, che in originale era in bianco e nero. Ne uscirono 25 numeri fino al 1980. La testata cambiò dal numero 2 in "Il Grande Mazinger".
Mondadori rilevò i diritti di Remi per il circuito librario, per cui pubblicò cinque volumi illustrati con i fotogrammi della serie animata nel 1979-80. Nel frattempo, riscuoteva un buon successo "Il mensile di Barbapapà", in edicola fin dal 1976, prima quindi del debutto della serie televisiva del 1978. Il giornale, dedicato ai bambini più piccoli, pubblicava storie originali di Annette Tison e Tylus Taylor, creatori dei simpatici personaggi trasformisti e anche racconti realizzati in Italia da Massimo Marconi e Massimo Dotta. Nella rivista vi erano inoltre rubriche varie che si fingeva fossero curate dai protagonisti del fumetto. Il mensile uscì per 100 numeri fino al 1985, raggiungendo picchi di vendita di oltre 200.000 copie in concomitanza con la trasmissione della serie TV. Barbapapà non può essere considerato strettamente un manga, essendo stato creato in Francia, comunque la serie animata fu realizzata interamente in Giappone dalla Topcraft, perciò a buon diritto può figurare in questo contesto.
Rizzoli seguì una linea simile a quella della ERI per "TV Junior" e decise di inserire i manga nella propria rivista per bambini, il glorioso "Corriere dei Piccoli". Nei numeri 9-25 del 1978 apparve così Heidi, primo personaggio nipponico di una lunga serie.
Altri editori rimasti senza diritti tentarono di entrare in gioco realizzando riviste con epigoni e imitazioni. La milanese Epierre a partire dall'aprile del 1979 presentò la Collana Telefumetto, serie di lussuosi albi mensili realizzati dallo Staff di IF sotto la direzione di Alfredo Castelli. Nei dieci numeri usciti tra il 1979 e il 1980 furono pubblicate storie di Capitan Sherlock (ispirato al Capitan Harlock di Leiji Matsumoto), Golzinga (robot ibrido tra Goldrake e Mazinga), Heidi e Remi (scritto "Remy"), queste due ultime lecite perché versioni a fumetti d'opere letterarie che avevano ispirato anche gli anime. Tale possibilità fu sfruttata anche dalla Ediboy, la quale lanciò sul mercato tra il 1979 e il 1980 ben quattro testate ispirate all'orfano di Hector Malot che strizzavano l'occhio alla serie animata: il settimanale "Remi in Senza Famiglia", il quindicinale "Gioca Leggi Colora Remi in Senza Famiglia", il mensile "Remi in Senza Famiglia Special" e lo speciale numero unico "Remi in Senza Famiglia (Remi Lusso)". In modo simile, la già citata "TV Junior" delle Edizioni Flash pubblicò Heidi come riduzione a fumetti del romanzo originale di Johanna Spyri.
Sul fronte dell'editoria delle figurine Panini, il colosso italiano del settore, si affrettò a far piazza pulita di tutti i diritti e pubblicò massicciamente serie dedicate a praticamente tutti i personaggi del momento, con l'eccezione di "Atlas Ufo Robot" i cui diritti erano detenuti da De Rossi. Per eliminare il pericoloso concorrente Panini rilevò così da De Rossi non solo tali diritti, ma addirittura i macchinari per la produzione delle figurine! La Ediboy pubblicava intanto una raccolta di figurine del "suo" Remi, il cui album fu allegato anche a "Topolino" n. 1247 del 1979.
Nei primi anni '80 la tendenza proseguì in crescendo: nel solo 1982 furono proposte dalle televisioni italiane una sessantina di nuove serie animate, oltre a quelle già presentate. Si trattò di un fenomeno unico al mondo, che nell'arco di qualche anno propose nel nostro paese tre quarti buoni dell'intera produzione animata giapponese e che attirò l'attenzione dei media, degli opinionisti, degli psicologi e dei genitori. Partì così una crociata contro gli anime, accusati delle più terribili nefandezze: violenti, strappalacrime, ripetitivi, freddi perché realizzati al computer (assolutamente falso), con allusioni sessuali e quant'altro. La RAI decise allora di cessare quasi del tutto la trasmissione di tali cartoni e ne cedette i diritti. Le TV private continuarono per un po', ma presto ridussero lo spazio dedicato agli anime a causa del mercato ormai sovraffollato. Solo la Fininvest continuò a proporre cartoni, ma filtrati attentamente per non offendere la pubblica opinione: via le serie più violente a favore di quelle per bambini e ragazze, eliminazione di qualsiasi accenno al Giappone attraverso la trasformazione dei nomi dei protagonisti e dei luoghi, censura di episodi e scene che potessero turbare i giovani spettatori.
Nel frattempo, il mercato editoriale era ormai saturo di nuove proposte e ristampe. La parte del leone continuarono a farla De Rossi con il suo settimanale "La Banda TV", la ERI con "TV Junior", Fabbri con la rivista per ragazze "Candy Candy" (che poi assorbì "TV Junior") e Rizzoli con il "Corriere dei Piccoli" sempre più pieno di personaggi nipponici. La crisi non tardò a giungere. La programmazione televisiva quotidiana, persino con più passaggi quotidiani nelle TV private rendeva ormai inutile per i ragazzi l'acquisto di giornali con i propri eroi, visto che praticamente non c'era neppure più il tempo per leggerli. La diffusione dei videoregistratori permetteva ormai a molti di registrare gli episodi televisivi e riguardarli a piacimento. Infine, la crociata contro i prodotti del Sol Levante rese i genitori restii all'acquisto dei manga per i propri figli. Il crollo del mercato fu inevitabile. De Rossi con tempismo eccezionale si affrettò a cedere tutti i diritti alle milanesi Edizioni TV di Gianni Eusebio e Giuliano Cimarra, perciò per qualche tempo "La Banda TV" continuò ad uscire con il nome "Cartoni in TV", cui si affiancarono "Noi Supereroi" e "Telefumetto", oltre a testate su singoli personaggi. Ma ormai la bolla di sapone era scoppiata e in pratica nessuna testata sopravvisse oltre il 1985.
I manga tornarono in auge tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, a seguito del successo di serie TV come "Kiss Me Licia" e di fumetti d'autore come "Akira" di Katsuhiro Otomo. Il mercato editoriale stavolta presentò i prodotti originali tradotti in accurate edizioni filologiche e le proposte si moltiplicarono grazie anche alla nascita delle fumetterie, che permisero di adeguare la produzione alla richiesta. Nuovi prodotti nacquero anche sull'onda del successo dei videogiochi e dei giochi di carte, come "Pokemon" e "Yu-Gi-Oh!", autentici fenomeni multimediali. Il proliferare dei manga di produzione italica non si è però più verificato. Quel caotico periodo tra la fine dei '70 e i primi '80 che vide il mercato editoriale affollato da decine di prodotti nostrani resterà unico nella storia dei fumetti del nostro paese. I giudizi complessivi sul fenomeno sono per lo più negativi, a causa della scarsa qualità di molte proposte, nate solo per sfruttare economicamente il momento favorevole. Non si può negare, però, che quella produzione assicurò il lavoro a parecchi autori italiani che in quel momento sarebbero rimasti disoccupati a causa della crisi di molte testate tradizionali. Bisogna, inoltre, riconoscere che i migliori anime e manga hanno portato una ventata di freschezza nel modo occidentale di concepire cartoni e fumetti, indicando nuove strade espressive. Verso quei grandi artisti orientali l'occidente avrà a lungo un debito di gratitudine.
BIBLIOGRAFIA ORIENTATIVA
Baglini, Claudia e Zacchino, Cristiano. Manga Made in Italy. IF Immagini & Fumetti 8, marzo 1999, pag. 62-73.
Bono, Gianni. Guida al fumetto italiano. II edizione. Voll. 1 e 2. Epierre, Milano, 2002.
Groensteen, Thierry. Il Mondo dei Manga. Introduzione al fumetto giapponese. Granata Press, Bologna, 1991.
Marazzi, Paolo e Pappalettera, Roberto. Nuova Lista Cartoni. On line, ultimo accesso 30/3/2005
PAGINE 70:
Giovanni Scillitani
vanshil@libero.it
 
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