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Tuesday 16 March 2004 - 07:35
Padre padrone    
di Luigi Caputo
Pubblicato da Feltrinelli nell'aprile 1975, il testo, autobiografico, racconta diciotto anni di storia di un ragazzo sardo, Gavino, costretto a lasciare la scuola del suo paese, Siligo, in provincia di Sassari, a soli 6 anni, e dopo appena due mesi di frequenza, per il volere del padre, che lo porta a governare il gregge a Baddhevrùstana. Da allora, il giovane Gavino cresce in un mondo tutto particolare, che ha come contorno la compagnia di pochi personaggi, tutti pastori, dall'amico Nicolau a thiu Pulinari, a Gobbe, a thiu Ziromine, a thiu Costantinu. Ci sono poi altre figure che ruotano attorno all'infanzia e adolescenza del protagonista, a cominciare dal fedele cane Rusigabedra, a thiu Juanne, che assurge al ruolo quasi magico di "cantastorie" degli antenati di famiglia, da thiu Giommaria Ledda, a thiu Jombattista, a Don Peppe. E c'è la famiglia di Gavino, nelle persone della madre e dei suoi due fratelli, Filippo e Vittoria (chiamata la maestra, poiché è l'unica a possedere un'istruzione), che a partire dal 1949 gli fanno compagnia all'ovile. E c'è soprattutto il padre, una figura imponente, per tradizione e carattere insieme, sempre pronto a mettere in luce tutta la sua esperienza, che si impone sui componenti della sua famiglia e soprattutto sul figlio per esercitare la propria autorità e non il proprio affetto, e lo fa quasi giustificandosi, rivendicando il diritto di comportarsi in quel modo per ottemperare ai propri doveri di genitore. E qui avviene lo scontro, perché Gavino, dopo la remissione dell'infanzia, sviluppa nell'adolescenza una ribellione segnata dalla propria volontà di ferro nel coltivare e far emergere una passione di studio che il padre non riuscirà mai a soffocare, e che porterà il protagonista alla decisione di entrare nell'esercito per il conseguimento di un titolo di studio, e poi alla piena consapevolezza della propria maturità. E alla fine, divenuto docente universitario, avrà vinto la sua battaglia, in nome di nuovi valori che si chiamano libertà, consapevolezza, dignità umana, e sono raccolti in un'identità che lo aiuterà a liberarsi dall'oppressione paterna senza però mai rinnegare il ruolo del genitore. Lo stesso protagonista, in un'intervista rilasciata anni dopo la pubblicazione del libro, tenderà a precisare che se nella vita non fosse riuscito a perdonare il padre, non sarebbe stato capace di compiere il percorso di crescita culturale che lo ha portato a diventare glottologo e scrittore.
"Padre padrone", che all'epoca della sua pubblicazione riscosse tanto successo da suscitare dibattiti aspri e accesi, conquistò il premio Viareggio, e successivamente, nel 1977, venne adattato per il cinema: il film, diretto dai fratelli Taviani ed interpretato da Saverio Marconi, Omero Antonutti e un ancora sconosciuto Nanni Moretti, conquistò la Palma d'Oro al Festival di Cannes. Negli anni il libro è divenuto un classico della letteratura italiana, ed è stato tradotto in ben 40 lingue.
"Padre padrone" si segnala come un libro dal linguaggio semplice e comune, e ha il pregio di riportare alla luce il dialetto sardo, altrove relegato troppo frettolosamente a sottoruoli comprimari, ma che qui viaggia in perfetta complementarietà rispetto all'italiano, prevalendo anzi su questo per il costante utilizzo che ne fanno i personaggi del romanzo. La storia, oltre ad evidenziare in modo netto e marcato la durezza dei rapporti tra padre e figlio, fa luce su un ambiente arcaico e nettamente patriarcale, che sembrava legato ad un passato plurisecolare, ma che in realtà era solo specchio di un presente appena dietro l'angolo. Un ambiente in cui il vivere è strettamente legato al lavorare, e il lavorare richiama lo sforzo fisico impiegato nelle faccende agricole, che investe tutti i componenti del nucleo familiare per tutto l'arco della loro "durabilità", ovvero dalla primissima infanzia fino alla morte. I rapporti all'interno della famiglia sono contrassegnati da una logica che vige da secoli, in base alla quale l'uomo comanda sulla donna, il padre sui figli, e gli anziani rivestono un ruolo quasi mistico, come se fossero i sacerdoti deputati a preservare la tradizione da improbabili attacchi esterni di modernità e sovversione.
ESTRATTO DAL LIBRO
"Dietro il gregge sotto l'ombrellone verde, con il metodo dello zio, nascosto sotto il cappotto per non farlo notare da mio padre, mi avviavo per il pascolo. E sotto le querce, quando la natura si scatenava e il gregge si metteva al riparo, ora non ascoltavo più il suo linguaggio che un tempo mi aveva parlato a lungo. Ora, la natura, la lasciavo parlare per conto suo. Non rispondevo più ai suoi dialetti. E tutto preso da quella dolce ansia che la musica aveva acceso dentro di me, mi mettevo a solfeggiare. Il gelo non lo sentivo più preso dalla mia passione, ceppo acceso che scoppiettava e scintillava sotto l'acqua."
(da "Padre padrone. L'educazione di un pastore")
GAVINO LEDDA: LA VITA, LE OPERE
Gavino Ledda nasce a Siligo (SS) il 30 dicembre 1938, e fa il pastore fino a 20 anni. Nel 1958 decide di arruolarsi volontario nell'esercito italiano. Nel 1959 diventa sergente esperto in radiotecnica presso la scuola di trasmissioni della Cecchignola, a Roma, e nel 1961, a Pisa, consegue da privatista la licenza media. Nell'aprile 1962 si congeda dall'esercito e consegue, sempre da privatista, la licenza ginnasiale a Ozieri, in Sardegna. Successivamente, è ammesso alla terza liceo classico, e nel 1964 ottiene la maturità. Si iscrive quindi all'Università La Sapienza di Roma e nel 1969 consegue la laurea in Glottologia. Nel 1970 è all'Accademia della Crusca con Giacomo Devoto e nel 1971 è assistente di Filologia romanza e di Linguistica sarda a Cagliari. Nel frattempo, inizia a scrivere "Padre padrone. L'educazione di un pastore", che completa nel 1974: nell'aprile 1975 il libro viene pubblicato da Feltrinelli, e riscuote un notevole successo, tanto da conquistare il Premio Viareggio, da essere tradotto in quaranta lingue e da divenire, nel 1977, un film per la regia dei fratelli Taviani, che vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes. Successivamente, Ledda prosegue l'attività di scrittore, pubblicando nel 1977 Lingua di falce, quindi Aurum tellus nel 1992 e nel 1995 I cimenti dell'agnello, una raccolta di novelle ripubblicata poi nel 2000 con l'aggiunta di nuovi testi. Nel 1998 ha pubblicato, presso Rizzoli, la ristampa di "Padre padrone" con l'inedito "Recanto". Da segnalare, poi, una parentesi cinematografica, nel 1984, con la realizzazione di "Ybris", su soggetto e regia dello stesso Ledda.
Luigi Caputo
(PAGINE 70)
 
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