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Friday 13 February 2004 - 08:38
M.Martini: Nel mondo, una cosa    
di Roberto Runggatscher
Premiato dalla critica come miglior album italiano - sezione giovani - del 1972 è anche il primo album di Mia Martini ad entrare nella hit parade, sulla scia del successo estivo di Piccolo uomo e della successiva Donna sola. E' un album che rappresenta sicuramente parecchie novità.
Per prima cosa il cambio di casa discografica (dalla RCA di Roma alla Ricordi di Milano).
Segna, quindi, l'inizio della collaborazione con alcuni artisti (Dario Baldan Bembo, Bruno Lauzi, Maurizio Fabrizio, e i fratelli La Bionda) che avrebbero garantito alla cantante un successo di pubblico - ma anche di critica - che parla di un generale rinnovamento del suo concetto d'interpretazione.
Al di là dei due successi già citati, il 33 giri contiene alcuni veri e propri capolavori interpretativi: sebbene molto diverso musicalmente e con un linguaggio sicuramente più soft rispetto al precedente (non vi sono brani censurati), è un album molto raffinato ed anche i brani che - al primo ascolto - possono sembrare solo delle canzonette commerciali si rivelano in realtà densi di contenuti e di spunti interessanti.
L'album si apre con Donna sola che annovera, tra i suoi autori, Bruno Lauzi, Luigi Albertelli e Dario Baldan Bembo. La storia della stesura di questa canzone è alquanto curiosa. Sembra, infatti, che Baldan Bembo sviluppò inizialmente il tema musicale in un brano strumentale dal titolo Processione, inciso da Johnny Sax, (al secolo Gianni Bedori) titolo suggerito a Baldan dal coro interno alla melodia: un coro molto suggestivo che fa pensare ad un gruppo di fedeli in cammino dal buio verso la luce. Per trovare il testo adatto viene interpellato prima di tutti Luigi Albertelli, che sta già scrivendo alcuni testi per Nel mondo, una cosa e che fornisce un testo dal titolo Sola.
Mia Martini registra questa versione ma non la inciderà perché pare che non sia soddisfatta in pieno del testo e così viene interpellato anche Bruno Lauzi.
Del testo di Albertelli, commenta Lauzi, mantenni unicamente l'aggettivo "sola". Leggendo il testo ebbi l'impressione che lui avesse inserito l'aggettivo nel punto esatto in cui andava messo, così non lo modificai e, in nome di questa sua intuizione, gli riconobbi metà del testo.
L'ulteriore ed ultima modifica fu la frase iniziale della canzone Tu, tu non sai cos'è sentirsi da sola che, in fase di incisione, venne cambiata in Io, non son più io mi sento da sola.
Il gran successo ottenuto ripagò senza dubbio gli autori: in poche settimane il brano arrivò in vetta alla hit parade e consentì a Mia Martini di vincere la Mostra Internazionale della Musica Leggera di Venezia, unica manifestazione che premiava - l'anno successivo - il disco che aveva venduto il maggior numero di copie tra quelle presentate in concorso.
Proseguendo nell'ascolto ecco Neve bianca, ancora un testo di Bruno Lauzi e musica dei fratelli Carmelo e Michelangelo La Bionda. Una canzone briosa, un ritmo allegro, un testo che apparentemente può sembrare anche un po' banale, ma di fatto non lo è proprio. La canzone, infatti, rielabora ironicamente la favola di Biancaneve proponendo al suo posto una ragazza moderna, che parla della perdita della sua verginità, incurante del fatto che il segreto della sua prima volta venga svelato al mondo intero proprio dalla neve:
Neve bianca nel mio letto ormai riposa stanca
Neve bianca trasparente io non sono più……
I passi di un uomo che scivola via
E l'inverno agli altri fa la spia
La nave parte e porta l'amato lontano, ma disperazione, rabbia e rimpianto vanno cercati in un altro testo e non in questo di Luigi Albertelli. Qui troviamo una donna abbastanza forte, forse solo un poco nostalgica
Ma parte la nave e una parte di me su quelle onde ora c'è.
Stare al tuo fianco è un diritto che ho, sì rimani qui con me
ma tutto sommato anche abbastanza realista
lungo è il tuo viaggio, la tua rotta non so, avrò il coraggio di aspettarti, non so.
Il ritornello è ispirato alla celebre With a little help from my friends dei Beatles.
E a proposito dei Beatles, la canzone Madre (Mother) altro non è che la traduzione, effettuata dalla stessa Mimì, di un brano di John Lennon. Una canzone intensa, fortemente sofferta dal punto di vista interpretativo, che analizza la situazione di una donna molto pentita delle scelte fatte e chiede ossessivamente perdono ai genitori, pregando il fratello di non seguire il suo esempio:
Madre, perdono, io sono andata via….
Padre sei stato tu a dirmi addio…..
Fratello non fare come me
no, correre non puoi se non sai camminare
lunga è la strada che mi riporta a casa
e non finisce mai, mai
madre perdono, fammi tornare
padre perdono, voglio tornare.
Nuovamente il tema della perduta verginità nel brano Un uomo in più, incisa con il titolo ed il testo forniti da Albertelli
hai rubato dentro me quella prima volta che ai rimorsi venderai
Di questo brano esiste un'altra versione dal titolo Mondo nuovo, con testo di Michelangelo La Bionda, che fu incisa da Mia Martini e pubblicata postuma nell'album "Canzoni segrete" del 2003. Tuttavia anche questa versione non rimase inedita, poiché fu interpretata da Dario Baldan Bembo e da Nicola Di Bari qualche anno dopo. Questa è forse la canzone che mette in risalto maggiormente le doti vocali di Mia Martini, grazie ai repentini salti di ottava che ci regala nell'esibizione dell'inciso. Un'interpretazione da riscoprire, riascoltare e rivalutare.
Il brano successivo rappresenta veramente uno dei massimi capolavori affidati alla sua voce: Valsinha.
Non a caso gli autori sono Chico Buarque de Hollanda e Vinicius De Moraes, autori di grosso calibro internazionale. L'interpretazione è da brivido, quasi sussurrata, sentita, vissuta, anche se narrata in terza persona. La stessa Martini la definirà più volte come la canzone più amata del suo repertorio. E sempre non a caso verrà inserita in un album live che Mimì registrerà nel 1983, Miei compagni di viaggio, per rendere omaggio a grandi artisti da lei amati ed apprezzati che, per qualche anno, sarà destinato a rimanere una specie di "testamento musicale" lasciato dalla cantante ai suoi più fedeli ammiratori ed estimatori in attesa del suo ritorno.
La storia di Valsinha è molto semplice e racconta di una coppia logorata dalla monotonia che, come per incanto, una sera si risveglia e riscopre il piacere ed il gusto di stare insieme. Raffinatissima ed elegante la traduzione italiana di Sergio Bardotti:
e non parlò più dell'aumento, unico argomento dei discorsi suoi
con una strana tenerezza e un poco di amarezza disse andiamo fuori vuoi?
E allora lei si fece bella come il giorno che di lui si innamorò
cercò nel fondo di un cassetto quella camicetta che le regalò
e lui la tenne per la mano come la teneva tanto tempo fa
come un ragazzo e una ragazza scesero alla piazza e incominciarono a ballar
E al suono della loro danza il vicinato addormentato si affacciò
E scese nella piazza scura e molta gente giura che s'illuminò
E furono baci rubati e gridi soffocati che nessuno soffocò
Che il mondo fece suoi
In pace l'alba poi spuntò.
Il secondo lato del disco si apre con un'ottima cover della canzone di Elton John, intitolata Border song. La traduzione italiana - dal titolo Io straniera - è di un autore che scriverà molte canzoni per Mia Martini: Maurizio Piccoli. Praticamente sconosciuto come cantante (sebbene abbia pubblicato un interessante album dal titolo Pace ed alcuni 45 giri, puntualmente maltrattati dalle giurie alla manifestazione Un disco per l'Estate a metà degli anni Settanta) il cantautore veneziano venne interpellato per tradurre due brani di Elton John, molto in voga in quegli anni, destinati a Mia Martini.
Il primo fu appunto Io straniera dove Piccoli intende raccontare il profondo disagio, la stanchezza di soffrire, la ricerca della pace dell'anima; anima che diventa un gabbiano dormiente senza meta, ma finalmente libera dopo un volo dalla scogliera.
La scogliera, sì mi accoglierà
Pregherò con la mia voce che si infrangerà
Un gabbiano dorme in volo
la mia anima sarà
io straniera piano soffrirò.
E sofferenza, questa volta per amore, nella successiva Questo amore vero, canzone forse un po' più conosciuta poiché è la facciata B del 45 giri che contiene Donna sola.
Una composizione di Massimo Guantini (successivamente musicista alla Scala di Milano) con il testo del solito Albertelli. E' la storia di una donna che è disposta anche a vendere la propria anima pur di ottenere in cambio l'amore del proprio uomo, il quale non riesce a capire questo amore vero.
Io che ti odierei e invece sento di amarti ancora, io ti chiedo torna
Sono nata e sto morendo accanto a te: guarda quanto male a questa donna fai
La mia mente l'hai già - vuoi la mia anima
Il mio corpo l'hai già - e prenditi l'anima
Può apparire strano che un testo simile sia stato scritto proprio da un uomo, ma Luigi Albertelli, per sua stessa ammissione, dichiarò che vedeva in Mia Martini la parte femminile che è in ognuno di noi: per questo ho scritto canzoni estremamente ispirate, quasi mai costruite a tavolino.
Ne è un valido esempio la prossima Amanti, primo rapporto di collaborazione di Mimì con Albertelli e con un musicista di nome Maurizio Fabrizio, che lei stessa definirà un imperdibile compagno di viaggio. La critica dell'epoca scrisse che la musica è tanto connaturata ai versi che non la si nota nemmeno più: restano le parole, soavemente "conversate" come in una pièce teatrale.
Il tuo cuore di neve è la cover di Sing a song di Gary Wright, già incisa in precedenza da Demetrio Stratos con il titolo Voglia d'amore e rimasta a tutt'oggi ancora inedita. In questo brano Maurizio Piccoli racconta di un amore pulito e disinteressato, da parte di una donna che offre una parte del suo cuore per ospitare quello di un uomo che ha sofferto, percorrendo un lungo cammino durante il quale ha incontrato solo delusioni ed avversità, certa di potergli dare un po' di serenità
Bianca la tua neve sulle spalle mi dirà il lungo cammino che hai fatto
E il tuo viso dirà di sì, ti manca calore ma qui se quel fuoco basterà siedi là……
Il tuo cuore di neve piange ed io che sono qui, sincera lo difenderò……
Qui lo so tu sei felice, qui lo so riposerai…..
Si parla di verginità rubata (e comunque perduta - tema ricorrente in questo album) nel testo di Tu che sei sempre tu.
In questo brano Maurizio Piccoli si esprime per immagini, come in un film, accostandole una all'altra, proprio come se l'ascoltatore potesse vivere realmente quella scena
L'odore dell'erba bruciata, la gru che faceva paura, l'incanto accendeva la sera
La scena, secondo quanto raccontato dallo stesso Piccoli, si svolge nello spiazzo erboso della "curva della morte" a Malamocco, al Lido di Venezia, luogo di rifugio dove le coppie - al riparo da occhi indiscreti - si ritrovavano la sera per avere dei momenti di intimità all'inizio degli anni Settanta e dove c'era proprio una vecchia gru abbandonata.
Decisamente più giovane la donna, plasmata da un uomo con più esperienza, che però la usa solo per il proprio piacere personale, senza domandarsi quali possono essere i sentimenti e le sensazioni che la ragazza prova e senza pensare quali possano essere le conseguenze dopo l'abbandono
Bambina non ero matura, era il tuo giardino una serra dove mi allevavi con cura ma rubavi di notte la terra………
Tu che sei sempre tu, tu non si fa sera più….
Quel non si fa sera più, secondo Piccoli, è appunto il non riuscire più a trovare la poesia e la misteriosità di quei momenti comunque d'amore.
Piccolo uomo è una tra le canzoni più conosciute del repertorio di Mia Martini. Questo brano le permise di entrare per la prima volta nella hit parade, di vincere il Festivalbar 1972 ed il suo primo disco d'oro. Gli aneddoti che circondano questa canzone sono numerosi.
Dario Baldan Bembo, autore della musica, era decisamente contrario ad affidarla alla cantante calabrese, preferendo destinarla ai Camaleonti. Era sicuro del successo del brano e temeva di bruciarlo, facendolo interpretare ad una cantate magari anche brava, ma totalmente sconosciuta.
Sembra che addirittura danneggiò volutamente il nastro del provino della canzone e si rifiutò di suonare l'organo per un nuovo provino, tanto che ne fu affidata l'esecuzione ad un turnista di sala.
Di parere diametralmente opposto invece il produttore Giovanni Sanjust, che riteneva che il pezzo fosse l'ideale per lanciare la Martini nella fascia del pubblico più giovane e che insistette finché non l'ebbe vinta. Anche la Martini, secondo alcuni, non era assolutamente entusiasta del brano - rispetto alle interpretazioni dell'album precedente - mentre secondo altri ne fu contenta.
Secondo le testimonianze di Bruno Lauzi, autore del testo, Dario Baldan Bembo ebbe a che ridire anche sulla parola "piccolo". Piiiccolo…. Non senti come suona male? A distanza di tempo, quando la canzone era ormai diventata un successo, Lauzi incontrò Baldan negli studi della Ricordi e lo chiamò dicendogli "Dario, piiirla!" . Lauzi ha sempre dichiarato, inoltre, che l'idea di quel "piccolo uomo" gli era stata fornita dalla moglie, Giovanna Coprani, che l'apostrofò - in una occasione - proprio con quell'appellativo.
La vittoria al Festivalbar non fu così scontata, fu anzi piuttosto una sorpresa. Nel giugno del 1972 Vittorio Salvetti - patron della manifestazione - rese note le prime posizioni di classifica: E' ancora giorno di Adriano Pappalardo era nettamente in testa seguita da Per chi dei Gens (che poi vinsero il Cantagiro di quell'anno). A seguire i Dik Dik con Viaggio di un poeta e Marcella con Sole che nasce sole che muore. Piccolo uomo era solo al quinto posto in questa classifica provvisoria.
Ma la sera del 19 agosto da Asiago (luogo in cui all'epoca si svolgeva la finale del Festivalbar) la classifica finale fu la seguente: Piccolo uomo (123.780 voti), E' ancora giorno (120.416) e Viaggio di un poeta (116.281).
NEL MONDO, UNA COSA - 1972 - RICORDI
Attualmente non disponibile nel catalogo BMG-Ricordi.
Brani incisi da altri artisti:
Donna sola - Johnny Sax (strumentale - titolo "Processione" - 1972)
- Solisti di Alceo Guatelli (strumentale - 1972)
- Valeria Lynch (versione spagnola - titolo "Sola" - 1976)
La nave - Caterina Caselli (con testo diverso e titolata "Meglio morire che perdere te - 1972)
Neve bianca - Ivana Spagna (con testo diverso e titolata "Hari Hari" - 1971)
Piccolo uomo - Bruno Lauzi (1985)
- Dario Baldan Bembo (1996)
Un uomo in più - Dario Baldan Bembo (con testo diverso e titolata "Mondo nuovo - 1975)
- Nicola Di Bari (con testo diverso e titolata "Mondo nuovo - 1976)
Valsinha - Patty Pravo (con testo leggermente diverso - 1972)
Brani cantati da altri artisti:
Donna sola*- Gianni Nazzaro - 1975
Piccolo uomo* - Gino Paoli - 1975
* mai pubblicate su disco
Brani re-interpretati da Mia Martini:
Valsinha - versione live (pubblicata sull'album "Miei compagni di viaggio" - 1983)
Donna sola - versione live (pubblicata sull'album "Semplicemente Mimì - 1998)
Piccolo uomo - nuova versione (pubblicata sull'album "La musica che mi gira intorno - 1994)
Piccolo uomo - versione dance (pubblicata sull'album "Mix Remix 1992- 1992)
Brani inediti pubblicati postumi:
Mondo nuovo (Un uomo in più) - Processione (Donna sola) - Auf der welt (Piccolo uomo) pubblicate sull'album "Canzoni segrete" - BMG Ricordi - 2003
* Un particolare ringraziamento a Menico Caroli per le informazioni contenute nel suo libro "Mia Martini - Il mio canto universale" (edito da Tarab, Firenze, 1999) e per la sua preziosa amicizia.
(Per PAGINE 70)
Roberto Runggatscher
 
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