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Thursday 05 February 2004 - 11:17
Intervista a Massimo Bubola   
Pagine 70
Massimo Bubola è sicuramente un cantautore particolare: nelle sue canzoni sono frequenti i riferimenti storici e letterari (Pavese, Garibaldi, Dino Campana, Dostoevskij), ma non mancano l'amore, la poesia e le storie di vita quotidiana. Veronese, classe 1954, ha dovuto fare una lunghissima gavetta prima di arrivare ad un minimo di meritata notorietà.
Di Massimo Bubola pre-Nastro Giallo,non si sa nulla,suonavi in qualche band,amavi gia' la musica americana o magari t'interessava il prog inglese? Cosa avevi fatto prima?
Prima di Nastro Giallo già suonavo la chitarra elettrica in una Rock-band, ma talora mi dilettavo anche al flauto. Ero (e sono) un cultore di poesia: le canzoni di quel disco furono tra i miei primi tentativi di dare una musica alle mie poesie.
Nastro giallo, il tuo primo e introvabile Lp, esce in un momento cruciale per la musica non solo italiana ma mondiale: l'avvento del punk stava cambiando veramente i connotati a rock in tutto il mondo come ti rapportavi a questo cambiamento?
Scrivevo le mie canzoni, ma - allora - non avevo il controllo della produzione. Io, per quelle canzoni, avrei scelto altri suoni, quelli più "acidi" ed elettrici di Marabel.
Ci sara' mai la possibilta' di una ristampa in cd di questo album?
Non ne possiedo i diritti, non so.
Un artista che scrive e canta le proprie canzoni è, in Italia, considerato un cantautore, tuttavia ti sei sempre definito un musicista rock che aveva poco a che vedere con il panorama cantautorale. Come vivi lo sdoppiamento tra quello che sei e quello che ti considerano?
Non mi sembra una condizione così grave. L'ambiguità origina poesia.
Il cantautore normalmente è un solitario, tu invece hai sempre lavorato molto CON altri e PER altri… questa è un'altra cosa che ti distingue dal "cantautore classico"
Ho spesso avuto una sovrabbondanza di materiale, che mi è sembrato giusto condividere con altri, anche per la curiosità di osservare il mio lavoro da diverse angolazioni.
Questo tipo di difficoltà deriva secondo de tal fatto che una figura artistica di questo tipo in Italia forse non c'è mai stata?
Difficoltà?
Il tuo interesse per la musica popolare è sempre esistito è stata una scoperta arrivata dopo aver iniziato a fare musica?
Provengo da una famiglia patriarcale della bassa veronese. Le canzoni popolari, in lingua veneta, erano spesso cantate in quel contesto.
Sei un grosso appassionato di musica celtica. Dato che i celti sono un popolo che si è spostato moltissimo in tutta europa e dato che la musica popolare americana è inevitabilmente di diretta derivazione europea, pensi che la musica celtica sia alla base della maggior parte della musica che ascoltiamo oggi?
Certamente è un elemento base per molti cocktail musicali.
Il fatto che tu sia sempre stato un outsider è dovuto anche alla volontà di "non seguire il mercato"
Non è però autolesionistico?
Ho sempre fatto quello che artisticamente aveva senso per me. Non mi ritengo un "outsider": le mie canzoni sono fra le più note in Italia e non.
Sei da sempre molto interessato a lavorare coi giovani anche come produttore. Pensi di essere un buon maestro?
Produco giovani e vecchi. Una delle mie ultime produzione artistiche, che ho curato con Michele Gazich, è il disco di un ragazzo friulano di cinquant'anni (Si vif di Luigi Maieron).
Chi è stato il tuo "maestro"?
Mio padre, fine letterato, fra molti altri.
Specialmente nei tuoi primi dischi,si nota l'influenza di Bob Dylan(all'epoca si faceva erroneamente un parallelo tra te e De Gregori),oltre a lui in brani come"Marabel",c'e' un chiaro riferimento alla Bibbia,ma io trovo che molte tue canzoni sono state inflenzate dalla letteratura e anche dal cinema,sbaglio?
La musica è, fortunatamente, solo unon dei miei interessi.
Gli anni'70 sono stati eccezionali ,anche per la musica,dal punto di vista della creativita'.Pensi che sara' mai possibile un ritorno a quella musica ,svincolata dal semplice atto consumistico oppure tutto cio' e' impossibile?Tu,con la tua etichetta,Eccher,,stai rendendo un ottimo lavoro,con musicisti che svariano dal blues al folk,pero' questo in termini di vendita è quasi un suicidio,insomma qual'e' la mola che ti ha spinto a farlo?
Non mi risulta che le Majors stravendano i loro dischi. Odio la cultura del vittimismo: gli affari non mi sono mai andati così bene come dal momento in cui ho avviato la mia etichetta.
I temi delle tue canzoni sono il doppio,le storie nere e la storia,specialmente la guerra si presenta spesso nelle tue canzoni,come mai ,pur non avendola vissuta personalmente,ti e' rimasta cosi' impressa?
La guerra ha segnato la mia famiglia, con vicende che ho ricordato in canzoni come Rosso su verde (da Mon trésor, 1997) o Eurialo e Niso (Amore e Guerra, 1996), una canzone che, partendo da Virgilio, descrive la guerra partigiana. Mio padre fu partigiano.
Molti dei miei sono morti sul Grappa e sull'Ortigara, altri sono stati deportati. Può bastare?
Riguardo a certi cantautori(a proposito tu sei un cantautore,un rocker o un cantautore rock?)che negli anni'70 andavano per la maggiore,incidendo ottimi dischi(Venditti,Dalla ,Bennato etc.etc.),come ti spieghi il loro cambiamento in peggio e sempre tornando a Venditti,come ti sei trovato con lui ,quando ti ha prodotto "Marabel"?
Antonello mi aiutò lasciandomi anche molto libero di agire, mi diede fiducia. Gli sono grato ancor oggi per la libertà di azione che mi lasciò.
Ad un certo punto della tua carriera(il periodo di"Tre rose")sembravi avviato al grande successo,partecipando con ottimi risultati persino al Festivalbar,come mai poi questo non e' avvenuto,per colpa tua (troppo bravo e poco incline ai compromessi)o per colpa delle case discografiche?
Non ho mai accettato che mi venisse imposto un percorso artistico. E poi, come ti ho già detto, non vivo una brutta vita, non ho niente di cui lamentarmi. Sto uscendo, in questi giorni, con un nuovo album, Segreti trasparenti, che mi sta già dando grandi soddisfazioni.
Cosa ti ricordi dell'ambiente della Produttori Associati e della Fado(perche' quest'ultima ha avuto una cosi' breve vita?)?
Erano aziende che funzionavano, perché tutti sapevano quel che facevano. Sto cercando di ricostruire quel mondo, quelle lucide competenze con la mia etichetta.
Com'e cambiato il mondo che circonda la musica rispetto a 30 anni fa? E mi riferisco ad artisti, brani, produttori, pubblico...
C'è molta disattenzione. Ai miei tempi c'erano 3 radio e si conoscevano 300 artisti; oggi, con 300 radio, il grosso del pubblico conosce 3 artisti. Ma penso che i tempi stiano lentamente cambiandoe che, con un prodotto di qualità, si possa ancora raggiungere il pubblico. Un essere umano apprezzi se non lo consideri solo come un portafoglio da svuotare…
Ma si viveva davvero in maniera differente negli anni 70? Cha cosa aleggiava nell' aria di quegli anni?
E' stato l'ultimo momento in cui, realizzando un album di canzoni, la prima preoccupazione era di farlo bene, di fare un bel lavoro, non quanto avrebbe poi venduto.
Com'era il tuo rapporto umano ed artistico col grande De Andre'? Nei 2 dischi di Fabrizio,si sente notevolmente la tua mano, Fabrizio si avvicino' cosi' alla musica americana,come avveniva la composizione dei brani e quali erano quelli piu' tuoi e quelli piu' suoi?
De André fu per me come un giovane padre. Riguardo al lavoro di composizione, ti dirò che non lavoravamo esattamente a quattro mani, ma che, con modalità e orari diversi, l'uno interveniva sul lavoro già compiuto dell'altro.
Di Fabrizio si conosce il grande amore per la Sardegna,ma è indubbio che lui amasse molto anche Genova,la sua citta'(ricordo che visitando L'Agnata,nel suo studio c'erano molte videocassette di Govi),ti hai mai parlato del suo rapporto,probabilmente(come tanti genovesi,me compreso)di amore ed odio,con la sua citta'?
Fabrizio era molto legato alle tradizioni della sua città. Da lui ho imparato a fare il pesto; ancor oggi indosso un giaccone blu, da portuale genovese, che lui mi donò.
Ti sei spesso avvicinato alla musica popolare italiana,anche producendio dischi,come quello di Maieron, hai mai pensato di incidere un brano in veneto?
Spesso; prima o poi verrà la volta buona.
Il passato ritorna spesso nelle tue canzoni,c'e' nostalgia per un mondo anticoche pero' aveva ancora molti valori,primo fra tutti la famiglia patriarcale,cosa assolutamente impensabile al giorno d'oggi,com'erano la tua vita,l'ambiente familiare,le amicizie e tutto cio' che ti circondava nella trua infanzia?
Eravamo una famiglia patriarcale, con dei veri valori di solidarietà familiare: è una situazione che ancor oggi caratterizza il mio contesto familiare, la mia grande famiglia composta da parenti e amici fraterni.
"Spezzacuori"parla di cocaina,non so se con riferimento piu' o meno autobiografici,pero' a differenza di molte canzoni rock,in cui la droga era quasi un valore,tu ne dai (giustamente) una connotazione negativa,cosa pensi delle canzoni sulla droga incise da altri cantautori italiani come Venditti,Finardi,Camerini e persino il tuo amico e corregionale Massimo Priviero(a proposito gran bel disco e bella la canzone con cui partecipi)?
Spezzacuori parla della droga, ma non solo. E' sempre difficile dare giudizi sul lavoro di colleghi e amici.
La classica domanda: 3 dischi, 3 libri e 3 films che porteresti nell'isola deserta (ovviamente anni 70)
DISCHI: Bob Dylan Street Legal; Leonard Cohen Recent Songs; Rolling Stones Exile on Main Street: solo dischi degli anni Settanta, contento?
LIBRI: William Shakespeare Tutto il teatro, La Bibbia, Dante La Divina Commedia.
FILM: Luchino Visconti Il Gattopardo, Billy Wilder Viale del Tramonto, Martin Scorsese L'Ultimo Valzer.
Pensando a 30 anni fa prevale il rimpiento, la notalgia, la soddisfazione, l'orgoglio per ciò che si è fatto o cosa?
Cerco di non voltarmi troppo indietro.
Massimo Bubola 30 anni dopo: quanto è diverso il tuo lavoro oggi rispetto a agli anni 70?
Sono andato avanti per la mia strada, elaborando passo passo uno stile personale, prestando sempre orecchio a ciò che mi accadeva intorno. Le mie chitarre acustiche, per esempio, hanno oggi una grana più grossa. La scena di Seattle non è passata invano.
Con un microfono in mano hai dinanzi a te il popolo degli anni 70 che ti ascolta in religioso silenzio.
Cosa senti di dirgli?
Benvenuti nel nuovo Millennio.
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