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Friday 30 January 2004 - 10:20
Tribuna Politica    
di Davide Camera
Una volta la politica in televisione entrava in modo molto mediato, negli anni Settanta i comizi erano ormai quasi completamente passati di moda, ma la Rai aveva mantenuto il vecchio sistema nato nel decennio precedente, prima con “Tribuna elettorale” e poi con “Tribuna politica”. C’era in effetti l’uso quasi maniacale del bilancino – inteso come cronometro – per non fare torto a nessuno dei partiti rappresentati in Parlamento, che erano poi quelli che avevano diritto di accesso nelle tribune.
In questo articolo cerchiamo di spiegare, e insieme di capire, come funzionava “Tribuna politica”. Il meccanismo era abbastanza semplice: un moderatore, in genere un giornalista-dirigente Rai, aveva il compito più che altro di fungere da “cronometrista” sia nei dibattiti tra esponenti di vari partiti (talvolta tutti, in altri casi si procedeva secondo sorteggio), sia nelle conferenze-stampa con i leader di partito, nelle quali era presente un gruppo di giornalisti, rappresentanti ognuno di una testata sorteggiata. La platea veniva poi rimpolpata attraverso alcune comparse in giacca e cravatta che fingevano di prendere appunti, non che questo giovasse allo scarso dinamismo della trasmissione. Nella conferenza-stampa il leader di turno era affiancato dal suo capoufficio stampa, che però non aveva diritto di parola. Sedeva alla sua destra, mentre alla sua sinistra c’era il moderatore. Sul tavolo campeggiava il cronometro luminoso, vero padrone della trasmissione.
Qualche cenno storico, che esce dagli anni Settanta, ma che ci serve per inquadrare il fenomeno “Tribuna politica”: nasce per prima, come dicevamo, “Tribuna elettorale”, nel 1960, è regolamentata in modo ferreo dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza per la Rai, e vede la luce in occasione delle elezioni amministrative. Moderatore è Gianni Granzotto. L’anno dopo, visto il successo di pubblico, la rubrica diventa permanente e, appunto, si trasforma in “Tribuna politica”; inizialmente viene seguita direttamente dal Telegiornale e curata dal suo direttore, Giorgio Vecchietti. In seguito verrà creata una struttura apposita, che fino alla pensione, verrà retta da un personaggio destinato a diventare molto noto in televisione: Jader Jacobelli.
Jacobelli è un personaggio molto esperto di televisione, tanto è vero che scrive saggi sulla materia che conosce profondamente; eppure, non è il massimo della telegenìa, soprattutto per colpa di un difetto di pronuncia che però lo renderà popolarissimo: la esse strascicata, la cosiddetta “lisca” che Noschese parodierà in modo sublime. Intelligentemente, si alternerà con altri personaggi prestigiosi della televisione nel ruolo di moderatore: Ugo Zatterin, Villy De Luca, Luca Di Schiena e lo stesso Giorgio Vecchietti, oltre – negli ultimi anni – a Luciana Giambuzzi, la coordinatrice che svolgeva un ruolo importantissimo dietro le quinte, per mettere i politici a proprio agio con il mezzo televisivo.
In effetti, la politica era entrata in televisione in modo formale e un po’tirata per i capelli, ma i politici, così come i giornalisti della carta stampata che partecipavano alle conferenze stampa televisive, non erano abituati all’occhio della telecamera: il cosiddetto “telepanico” rischiava talvolta di colpire anche loro, e l’emozione poteva sopraffarli.
Negli anni Settanta c’erano comunque alcuni leader politici che valevano da soli “Tribuna politica” perché “bucavano il video”: Andreotti, Berlinguer, Fanfani, Almirante, Pannella erano quelli che più degli altri reggevano un’ora di televisione di per sé abbastanza noiosa. Le loro risposte agli interlocutori erano molto dirette, talvolta infarcite di un certo umorismo, e questo in qualche modo rendeva più interessante una trasmissione che grandi giornalisti della televisione erano costretti a gestire con il cronometro. Sollecitare la domanda al giornalista della testata di turno quando il preambolo era troppo lungo, imporre al politico il rispetto dei tempi nella risposta e così via.
Due episodi fecero molto discutere, nella Tribuna politica degli anni Settanta: il primo fu quando un giornalista del “Quotidiano dei lavoratori”, polemicamente, lasciò lo scranno annunciando che non avrebbe fatto la domanda all’on.Almirante. L’altro episodio risale invece al 1978, alla puntata inaugurale della rubrica “Tribuna del referendum”; la prima tribuna, che riguardava tre consultazioni, era affidata al Comitato promotore: il leader Marco Pannella rimase per 25 minuti legato e imbavagliato davanti alla telecamera, cambiando ad ogni spazio collega di “imbavagliamento”: Gianfranco Spadaccia, Mauro Mellini, Emma Bonino. Tutti rigorosamente imbavagliati con tanto di cartello polemico nei confronti della Rai.
Sono gli unici episodi riferibili agli anni Settanta di una trasmissione che di per sé non ha mai avuto grossi scossoni, e che di fronte a una politica che si “americanizzava” nell’impatto mediatico, già negli anni Ottanta era in pieno declino, tanto da essere poi modificata.
Il dipartimento delle tribune, poi divenuto vera e propria Testata, si occupava anche dei Programmi dell’Accesso: nacquero nel 1977, previsti dalla riforma della Rai: si tratta di programmi autogestiti e organizzati in modo autonomo da gruppi, associazioni, soggetti ammessi dall’apposita Sottocommissione parlamentare. La Rai, quando necessario, si limita a mettere a disposizione lo studio e il personale tecnico.
Nel tempo tutto questo è sopravvissuto; nella memoria, restano tribune cariche di giornalisti veri e di comparse, con alone di fumo di sigaretta, personaggi rimasti nella storia della politica ed altri invece che fanno parte della storia della televisione, ma magari – Jacobelli escluso – per altri motivi: Vecchietti e De Luca come direttori del telegiornale, Zatterin come commentatore ed autore di inchieste (poi sarebbe diventato direttore anche lui), Di Schiena come grande telecronista capostipite di tutta la generazione dei giornalisti televisivi anni Settanta grazie al corso del 1968 da lui diretto con la collaborazione di Giuseppe Bozzini, Armando Pizzo e Paolo Valenti, dal quale uscirono tra gli altri Vespa, Fava, Frajese, Angela Buttiglione, Mario Giobbe, Pizzul, Angelini, Manzolini, Masoero, Dutto, Giorgio Martino, Santalmassi, Breveglieri ed altri ancora.
Comunque la si veda, “Tribuna politica” è comunque un pezzo di storia della televisione, e quindi di storia recente d’Italia.
Davide Camera
(PAGINE 70)
 
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