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Friday 02 January 2004 - 07:19
L'Intrepido    
di Giovanni Scillitani
La rivista giovanile più popolare dei '70 ha in realtà una lunga storia editoriale che parte dagli anni '30.
Il giornale esordì, infatti, nel 1935 come settimanale d'avventure edito dalla Casa Editrice Moderna (poi Universo) dei fratelli Del Duca di Milano e, a parte l'interruzione nel periodo bellico 1943-1945, uscì ininterrottamente fino al 1998. Gianni Bono suddivide la lunga vita del giornale in quattro cicli. Il primo ciclo (1935-1951) fu caratterizzato da un formato giornale 23x30 cm e fumetti sentimentali e avventurosi, tra cui Dick l'Intrepido che diede il titolo alla testata. Nel secondo (1951-1963) la rivista assunse il formato libretto e pubblicò serie italiane, come le celebri Bufalo Bill e il Principe Chiomadoro e straniere, come Tarzan, nonché fotoromanzi e inserti didattici. Nel terzo (1963-1992) Intrepido assunse il formato 16x22 cm e diventò una rivista contenitore in cui comparvero all'inizio ancora fotoromanzi e poi in misura crescente articoli di sport, musica, spettacolo e attualità, mentre le serie a fumetti lasciarono progressivamente il posto a storie libere. In questa fase il giornale si orientò verso un pubblico giovane in età adolescenziale o superiore, per distinguersi dalla consorella "Il Monello", intesa per una fascia d'età più bassa.
All'inizio degli anni '70, dunque, Intrepido era da poco entrata nel suo terzo ciclo. Il formato era leggermente aumentato a partire dal 1965 a 19x24 cm e si sarebbe mantenuto più o meno simile per tutto il resto del ciclo. Il giornale constava di 80 pagine spillate in carta patinata molto sottile, di cui alcune stampate a colori. Le copertine erano dipinte sin dal 1964 da A. Torchio in uno stile bozzettistico che ricordava quello delle contemporanee riviste di fotoromanzi. Il titolo della testata era in carattere Script e recava il sottotitolo "Il periodico del brio". Negli anni successivi la copertina dipinta raffigurò sempre più spesso primi piani, in genere di calciatori o cantanti e lasciò definitivamente il posto nel 1973 a quella fotografica, anche questa in genere un primo piano di un calciatore, mentre il carattere della testata passò a un Rockwell minuscolo senza sottotitolo. La quarta di copertina, invece, continuò a essere dipinta da Walter Molino e a illustrare fatti di attualità con un breve commento, sullo stile delle copertine della "Domenica del Corriere". Il direttore della rivista era Domenico Del Duca, coadiuvato dai vicedirettori Franco Corazzi e Antonino Mancuso, in seguito sarebbero subentrati alla direzione prima Raffaele D'Argenzio e poi Sergio Del Duca. Per quanto riguarda i fumetti, la maggior parte delle serie dei '60 non proseguì nei '70 o si concluse agli inizi del decennio, come Piovra d'Argento. Due furono le notevoli eccezioni: Billy Bis e Lone Wolf.
Billy Bis fu creato da Antonino Mancuso e Loredano Ugolini nel 1966. Il protagonista era un affascinante agente segreto delle Nazioni Unite che circolava su un'Isotta Fraschini e agiva in modo piuttosto disinvolto per risolvere le missioni che gli erano affidate in giro per il mondo. Pur fidanzato con la collega Dorothy Matson, non era insensibile al fascino delle belle ragazze, tra cui l'ambigua avventuriera Gegia Miranda. A Billy Bis spesso spettò l'onore della storia d'apertura e fu pubblicato fino al 1986. Ebbe anche una serie tascabile a suo nome, Billy Bis Super, che uscì tra il 1972 e il 1976, ristampando dapprima le storie dell'Intrepido, poi presentando episodi inediti.
Lone Wolf fu creato da Luigi Grecchi e Fernando Fusco nel 1968. Era il tipico giustiziere solitario del west dal passato misterioso che interveniva per raddrizzare i torti in una terra senza legge. Rispetto agli altri giustizieri in voga tra cinema e fumetti in quegli anni, Lone Wolf non si mostrava indifferente alle graziose fanciulle in pericolo e inoltre possedeva un punto d'appoggio, un ranch a Virginia City dove talvolta faceva ritorno. Apparve sull'Intrepido fino al 1981.
Nel corso dei '70 i fumetti ebbero una posizione sempre meno importante nel giornale: intorno al 1975 ormai essi occupavano solo 40 pagine circa su 110 totali. Le serie si ridussero progressivamente per lasciare posto alle storie libere o inserite in una tematica generale ma senza personaggi fissi (come, ad esempio, Dalla "Cronaca" di tutto il mondo, Al di là della realtà, Fantastoria Intrepido, Senza Legge o Western Intrepido). Tra le serie nate nei '70 ricordiamo: I Due dell'Apocalisse (di Grecchi, Pallotti e Dayton, 1972-78), Iber (di Mancuso e Toldo, 1972-73), Edizione Straordinaria (di D'Argenzio, Martinelli, Cammarota e Montecchi, 1975-87), Mister Kappa (di Cicogna e Blasco, 1977-86), Psico story (autori vari, 1977-81), Bisturi Nero (di Mancuso, Jeva e Montecchi, 1978-82), Alta Società (di Martinelli e Toldo, 1979-1981) e Sorrow (di Cicogna e Freghieri, 1979-86), oltre a una storia della coppa del mondo di calcio (World Cup Story, 1978). Nell'inserto del n. 49 del 1972 fece una fugace apparizione un altro popolare personaggio della Universo, il detective-ladro gentiluomo Ghibli.
I generi poliziesco e western dominavano tanto nelle serie quanto nelle storie libere. Tra le serie poliziesche più interessanti citiamo Edizione Straordinaria, poi rinominata Paris Jour, di cui era protagonista il giornalista detective Pierre Laval, ritratto con le fattezze di Paul Newman e Sorrow, investigatore solitario con i lineamenti di Humphrey Bogart. Tra i western, ne ricordiamo uno dall'ambientazione atipica: i Due dell'Apocalisse, ossia Calvario e Sonora, giustizieri che si ribellano a Massimiliano d'Asburgo nel Messico del 1864-67. Tra le poche serie di fantascienza segnaliamo Iber, cioè scienziati mutati dall'ibernazione che riescono a possedere la mente altrui e tentano di dominare la Terra, contrastati dalla squadra Nemo guidata dall'Iber redento professor Ussel e dal comandante Mank. Iber ebbe anche una serie tascabile di ristampe tra il 1973 e il 1976. Pochissime, infine, le serie umoristiche giunte fino ai '70, come Arturo e Zoe (Nancy and Sluggo) di Ernie Bushmiller, Teo di Bortoloto (passato poi al "Monello"), Stimey di Martin e Pernacchio (serie che proponeva caricature di VIP), mentre fino al 1981 comparirono Winthrop di Dick Cavalli e Bunion di Martin, limitate a singole vignette o strisce autoconclusive a funzione riempitiva.
Lo stile delle storie dell'Intrepido era caratterizzato da un certo gusto per il drammatico e il sentimentale, mutuato dai fotoromanzi e dalla narrativa popolare, come confermato dalla dicitura in apertura dei racconti più lunghi, "romanzo completo". Spesso i protagonisti soffrivano per amore, disgrazie familiari o altro e si assisteva alla loro rovina per mano di malvagi e corrotti, per i quali, però, arrivava alla fine l'inesorabile punizione per mano del destino, più che per quella degli uomini. Lunghe didascalie descrivevano i personaggi e i loro stati d'animo, dato che la loro caratterizzazione grafica era abbastanza approssimativa. Fatte le dovute eccezioni, nel complesso la produzione fumettistica dell'Intrepido nei '70 fu di livello medio-basso, complice anche il lettering fatto a macchina da scrivere e la scarsa qualità della carta. Del resto, le storie erano concepite per durare lo spazio di una settimana, ne occorrevano numerose per riempire il giornale, per cui scrittori e disegnatori non si davano affanno per creare capolavori da perpetrare ai posteri, dato che inoltre i loro nomi non figuravano quasi mai. In ogni caso, vi fu sempre estrema attenzione a mantenere il linguaggio e le situazioni entro i limiti del buon gusto, senza scadere nella facile volgarità.
Comunque, Intrepido non è ricordato solo per i fumetti, ma anche per il notevole apparato di rubriche, per lo più sportive, come Linea diretta, Calcio azzurro, Il Romanzo della boxe, Tavola rotonda, la Domenica Sportiva, Microfono in Libertà, L'Angolo Sportivo, Polvere di Stelle, Trecento all'ora, Basket, Il Giornale dello sport e anche di attualità e spettacolo, come Attualità, Prima Fila, Monoscopio, Corto Circuito. Spesso a curare tali rubriche erano nomi celebri del giornalismo radiotelevisivo, come Enzo Tortora, Sandro Ciotti, Alfredo Pigna, Gianni Vasino, Mario Poltronieri, Franco Nebbia, Gianni Boncompagni. Tra le altre rubriche, degne di citazione sono le inquietanti Cronache del Mistero di Luciano Gianfranceschi e nella sezione enigmistica "Il nostro gambero", rassegna di quiz di cultura generale curata da Franco Nebbia, riecheggiante la trasmissione radiofonica "Il gambero" da lui condotta in quegli anni.
A titolo di curiosità, citiamo pure le numerose pagine di pubblicità di ditte di vendita per corrispondenza, le quali proponevano di tutto, dai corsi di elettronica agli attrezzi ginnici, dalle improbabili pomate per dimagrire o per sviluppare i muscoli ai famigerati occhiali a raggi X e scimmie di mare.
Tra il '70 e il '73 all'Intrepido furono spesso allegati inserti con storie a fumetti o redazionali, quali DO Enigmistica, Intrepido Scienza e Vita, Intrepido Giallo (narrativa) e Intrepido Sport, tutti in seguito spillati all'interno. Al n. 7 del 1977 fu allegato il numero 0 di Bliz e nel 1979 fu allegato l'inserto "Un anno di sport". Infine, in alcuni numeri del 1973 furono allegati dei poster.
Nella seconda metà degli anni '70 la formula dell'Intrepido si rivelò vincente e la rivista diventò la più venduta del settore, tanto che al suo stile si adeguarono non solo le consorelle Il Monello, Albo dell'Intrepido e Bliz, ma anche concorrenti vecchie e nuove, come il Corriere dei Ragazzi, Lanciostory e Skorpio. Negli anni '80 iniziarono i segnali di crisi, cui l'editore tentò di adeguarsi incrementando la sezione sportiva e modificando nel 1982 il titolo della testata in Intrepido Sport. Nel 1987 si tornò a puntare sui fumetti, con aumento del formato, miglioramento della qualità della carta, maggior cura editoriale e inserimento di opere di autori stranieri. L'arrivo alla direzione di Sauro Pennacchioli nel 1992 segnò il cambiamento radicale che fece entrare Intrepido nel suo quarto e ultimo ciclo, con fumetti d'ambientazione metropolitana e contenuti piuttosto forti (al punto da far subire un processo per oltraggio alla morale ad alcuni autori, poi assolti), ma invano: nel 1994 la testata passò alla periodicità mensile, poi alla bimestrale e infine chiuse definitivamente i battenti con il n. 12 del dicembre '97/gennaio '98, interrompendo un'avventura durata ben 63 anni.
Come si è già detto, l'Intrepido degli anni '70 non sarà certo ricordato per la qualità eccelsa dei fumetti; se però lo scopo principale di una pubblicazione giovanile deve essere quello di dare qualche ora di piacevole svago al lettore, ebbene si può dire in questo l'Intrepido è pienamente riuscito, occupando di diritto un posto nella memoria di chi è stato ragazzo in quegli anni.
BIBLIOGRAFIA ORIENTATIVA
Bono, Gianni. Guida al fumetto italiano. II edizione. Vol. 2. Epierre, Milano, 2002.
Fossati, Franco. I Fumetti in 100 personaggi. Longanesi, Milano, 1977.
Horn, Maurice e Secchi, Luciano, curatori. Enciclopedia Mondiale del Fumetto. Corno, Milano, 1977.
PAGINE 70:
Giovanni Scillitani
vanshil@libero.it
 
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