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 Sceneggiati Tv anni 70

Monday 08 December 2003 - 11:09
E.S.P.    

di Luca Venzano
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Dopo il clamoroso successo de Il segno del comando alla Rai si decide di puntare nuovamente sul tema del paranormale, anche se in una chiave del tutto diversa. Argomento del nuovo sceneggiato sarà non una storia di finzione sospesa tra magia e quotidianità, bensì la vita e le esperienze di un personaggio reale, addirittura vivente (e con il quale il regista D’Anza prenderà direttamente contatto). Si tratta del ‘veggente’ olandese Gerard Croiset, protagonista di vicende che, al di là di un preteso controllo scientifico rigorosamente documentato, hanno dell’incredibile.

Nato il 10 marzo 1909 a Laren, nell’Olanda Settentrionale, da una famiglia di attori girovaghi di origine ebraica, Croiset (che assunse per qualche tempo il cognome di Boekbinder) ebbe un’infanzia infelice — privo com’era di una situazione familiare stabile (pare sia stato affidato a sei diverse coppie di genitori adottivi) — che generò in lui quel senso di insicurezza e abbandono che si portò dentro per tutta la vita. Le prime avvisaglie della sua ‘particolare’ situazione psichica si ebbero appunto già durante l’infanzia quando, come evasione da una realtà che avvertiva come dura e ostile, il piccolo Gerard scriveva lettere a persone mai conosciute o descriveva luoghi mai visti. Un episodio assai significativo, che avrebbe comportato conseguenze fondamentali nella sua futura attività di ‘veggente’ (soprattutto riguardo alla capacità di localizzare i bambini annegati), gli capitò quando aveva otto anni e rischiò egli stesso di morire affogato: fu salvato per miracolo da un uomo che si tuffò in acqua per ripescarlo. Ma l’aneddoto non finisce qui: alcuni mesi dopo, Croiset seppe che il suo salvatore si era ferito seriamente cadendo da una scala, e il fatto suscitò nel ragazzo una profonda impressione, come ebbe modo di raccontare in seguito: "Non mi sono ancora rimesso del tutto dalla commozione che provai allora [...]. Incolpai me stesso di non essere stato presente quando quell’uomo cadde per afferrarlo e salvarlo come lui aveva fatto con me, e per molti anni vissi con un senso di colpa per non essere stato lì quando lui aveva bisogno di me".

Altri avvenimenti drammatici segnarono la sua vita. All’inizio del 1941, quando insieme a sua moglie Gerda ter Morsche e ai suoi figli viveva nella città di Enschede, fu arrestato dalle truppe di occupazione naziste e deportato nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Finita la guerra, nel dicembre del ’45, accadde un altro fatto importante nella vita del sensitivo, ossia l’incontro con il professor Wilhelm Heinrich Carl Tenhaeff, uno dei pionieri della parapsicologia, avvenuto durante una conferenza cui Croiset aveva partecipato per curiosità. Questo incontro significò un profondo cambiamento nella vita del veggente, che cominciò a comprendere in modo più chiaro il significato e la portata delle proprie facoltà. Rievocando quella sera, il prof. Tenhaeff dichiarò: "Avevo sentito parlare delle capacità di Croiset ma quella fu la prima volta que lo vidi. Dopo la conferenza, venne a farmi visita e mi parlò delle sue doti extra-sensoriali, offrendomi al contempo la sua collaborazione. Nei primi mesi del 1946 effettuai con lui numerosi esperimenti di metagnosia. Compresi subito che era altamente dotato. Più lo sottoponevo ai test, più mi persuadevo del fatto che Croiset era un soggetto notevole per l’indagine parapsicologica".

Il prof. Tenhaeff sottopose Croiset a vari esperimenti all’Università di Utrecht, nel cui Dipartimento di Parapsicologia furono effettuate una serie di prove (ad esempio il test di personalità di Rorscharch, di appercezione tematica di Morgan e Murray, quello di Pfister-Heiz, di selezione dei colori di Luscher e infine il test di Szondi). Questi esperimenti evidenziarono che la personalità di Croiset era simile a quella di altri ‘soggetti dotati’ studiati da altri ricercatori: egli era cioè tendenzialmente infantile, teatrale, insicuro, teso e soffriva inoltre di disturbi allo stomaco.

Croiset aveva d’altro canto un’ammirevole attitudine etica rispetto alla proprie facoltà: non accettò mai denaro per offrire il suo aiuto nei casi più impegnativi, e anche quando fu consultato dalla polizia pagò sempre di tasca propria le spese di viaggio; rifiutò sempre di fare previsioni sull’andamento della borsa, sulle corse dei cavalli o su altre possibili fonti di guadagno, a suo dire, ‘illecite’. Divenne col tempo una gloria nazionale olandese, e la sua fama divenne presto internazionale, al punto che gli giungevano lettere da ogni parte del mondo (fu chiamato anche in Italia), a volte sprovviste dell’indirizzo, ma con la sola indicazione del suo nome. Non mancarono le consuete accuse di ciarlataneria, ma il suo lavoro per conto della polizia e per privati cittadini era così ben documentato (sia dal prof. Tenhaeff che da suoi colleghi, come il tedesco Hans Bender) che i dubbi sollevati circa l’autenticità delle sue facoltà non scalfirono la sua popolarità. Così, nel 1972 — in pieno boom parapsicologico — la Rai decise di dedicare al sensitivo olandese uno sceneggiato televisivo, che fu girato da Daniele D’Anza negli studi di Milano nell’autunno di quell’anno e mandato in onda nella primavera dell’anno successivo. La decisione di affidare a D’Anza la direzione di E.S.P. si rivelò quasi obbligata, data la fama di ‘specialista in paranormale’ che il regista si era guadagnato l’anno precedente con il clamoroso successo de Il segno del comando. Fama che verrà in seguito consolidata e che lo stesso D’Anza si guarderà bene dallo smentire, anzi: "In un certo modo — affermerà in proposito il regista nel ’76, presentando alla stampa il suo breve sceneggiato fantascientifico Extra — sono un sensitivo: certi misteri li afferro, li sento. Ne ebbi una conferma dallo stesso Croiset quando gli raccontai che da bambino avevo rilevato una serie di fenomeni di sdoppiamento" (D. D’Anza, intervista riportata in Fantascienza con gli "Extra", articolo redazionale su "Il Secolo XIX", 4 marzo 1976, pag. 9). Un D’Anza in piena sintonia con la materia trattata, dunque, una sceneggiatura ben imbastita da Flavio Nicolini attorno a una serie di situazioni e personaggi ‘veri’ e che tali ci vengono restituiti pur nella finzione del racconto televisivo, e una calibrata, ammirevole interpretazione di Paolo Stoppa nei panni del protagonista sono i tre ingredienti fondamentali di una produzione che non si può non riconoscere come una tra le più riuscite del regista e forse dell’intero decennio tv. Alla coppia di episodi centrali, il secondo e il terzo, strutturalmente legati tra loro (il ‘caso del martello’) e modellati su una trama logico-narrativa convenzionalmente ‘poliziesca’ ancorché dai risvolti paranormali, fanno da contraltare la prima e l’ultima puntata, forse le più significative e intense nel delineare al contempo la tormentata complessità del Croiset sensitivo e la placida bonomia (non esente da qualche difettuccio, dopotutto) del Croiset uomo, uomo come tutti gli altri, beninteso (e qui Stoppa è magistrale): affettuoso con il nipotino di pochi mesi, quasi impacciato davanti allo strazio di un uomo che ha perso tragicamente il figlioletto e la moglie, angosciato nel rievocare i fantasmi di un passato terribile e indicibile, ma dal quale riemergono anche tracce dolenti e umanissime di debolezza e viltà. Gli eventi dolorosi, a tratti strazianti, che costituiscono il tessuto narrativo di questi due episodi-cornice, non indulgono — come in altre mani avrebbero forse potuto — a un facile pietismo lacrimevole, ma ci vengono presentati, grazie al buon gusto e al talento di D’Anza, ammantati di una dignità e di un ritegno che sono, questi sì, commoventi.

Gerard Croiset è scomparso il 20 luglio 1980.


Trama

1. Negli studi della televisione olandese il sessantenne Gerard Croiset risponde alle domande di un intervistatore circa le sue doti di veggente, ad esempio la sua capacità di aiutare a ritrovare le persone scomparse, e in particolar modo i bambini. Croiset è sempre emotivamente — e dolorosamente — coinvolto in tali tragici ritrovamenti, il più recente dei quali è quello di un bambino annegato in un fiume presso la città di Groningen.

Croiset, desiderando avere una conferma ‘scientifica’ ai suoi straordinari poteri, si rivolge al professor W. H. C. Tenhaeff, direttore dell’Istituto di Parapsicologia dell’Università di Utrecht. Lo studioso, dopo avergli illustrato in cosa consistono i cosiddetti fenomeni E.S.P. (che sono di tre specie: la telepatia, cioè la trasmissione del pensiero; la chiaroveggenza, cioè la capacità di ‘vedere’ oggetti nascosti o lontani nello spazio; la precognizione, cioè la previsione di eventi non ancora verificatisi), sottopone Croiset — con l’aiuto dei suoi tre assistenti Frank, Ronald e Loes — a vari test: dopo aver previsto che Tenhaeff ha intenzione di telefonare alla sua segretaria Nicky indovinandone persino il numero, Croiset riesce poi a riprodurre telepaticamente un disegno (un insetto su un fiore) eseguito da uno degli assistenti in un’altra stanza; un altro esame consiste quindi nel ‘vedere’ un oggetto (un paio di forbici) nascosto dietro un pannello di legno, prova che Croiset supera ancora con successo; l’ultimo test vede l’impiego di un particolare mazzo di carte (denominate ‘Zener’) delle quali Croiset deve ‘prevedere’ il seme prima che vengano scoperte.

Croiset entra frattanto in un singolare rapporto telepatico con lo sventurato padre di Rick, il bambino recentemente annegato nel fiume: si tratta di un dipendente dell’azienda del gas di nome Jaap Ensing, che egli non ha mai visto prima ma che gli ‘appare’ ora ripetutamente. Tale ‘contatto’, che genera in lui una sorta di crescente ossessione, lo conduce in seguito ad incontrare realmente l’uomo del gas, distrutto per la tragica sorte del figlio e la conseguente morte — per il dolore — della moglie. L’uomo, che afferma di non aver più alcuna volontà di vivere, ringrazia comunque Croiset di aver tentato di aiutarlo impegnandosi nella ricerca del ragazzo. Croiset, profondamente scosso dalla vicenda, ne riferisce al prof. Tenhaeff: assistito da quest’ultimo, il sensitivo riesce quindi, localizzandolo telepaticamente, a salvare il povero Ensing da un tentativo di suicidio.

2. Durante il congresso internazionale di parapsicologia che si sta svolgendo a Utrecht, la sensitiva Anneke Jansen è sottoposta a un esperimento durante il quale riesce a individuare la provenienza di un oggetto (un frammento di meteorite) che essa non ha mai visto prima; l’attendibilità del test è però messa in discussione da una delegata britannica, la signora Margaret Mayer. Croiset, che ha assistito alla prova e non ha gradito le sprezzanti insinuazioni della donna, medita di impartirle una piccola lezione: riesce infatti — servendosi delle sue doti — a ricostruire dettagliatamente, davanti agli altri partecipanti, un imbarazzante episodio di cui la signora Mayer è stata protagonista tempo prima.

Ma una prova ben più impegnativa attende il sensitivo: il prof. Tenhaeff, che ha tenuto una conferenza ai funzionari della polizia di Rotterdam, ha da questi ricevuto una richiesta di aiuto per far luce su un curioso caso, quello di uno scheletro, privo di una gamba, rinvenuto murato nella colonna di una casa in ricostruzione, insieme a un martello.

Croiset, esaminando alcuni frammenti dello scheletro — risalente a circa trent’anni prima —, riesce a stabilire che apparteneva ad un ufficiale nazista ucciso, forse con un violento colpo al collo, durante l’ultima guerra; egli percepisce inoltre il coinvolgimento nella vicenda di una ragazza bionda in bicicletta, di un uomo anziano e di un giovane; il martello, maneggiato secondo Croiset da numerose mani, avrebbe invece a che fare con una drogheria. Gli inquirenti, pur tenendo conto delle ‘visioni’ di Croiset, manifestano in merito qualche perplessità.

Salta poi fuori una deposizione — risalente all’epoca dei fatti, il dicembre del 1943 — firmata da un tal Jeroen Bos e conservata negli archivi della polizia: in essa il testimone riferisce di aver visto due uomini trascinare il corpo di un ufficiale tedesco.

Croiset tenta, con l’aiuto del prof. Tenhaeff, di mettere ordine negli elementi della vicenda che è riuscito a visualizzare, ma lo svolgimento dei fatti appare piuttosto complesso. Il sensitivo ricostruisce tuttavia una scena abbastanza precisa: la ragazza in bicicletta sta portando dei regali — è il 6 dicembre, giorno di Sinta Klaas — e, fermatasi nei pressi di un laghetto dove in estate è solita fare il bagno, sente avvicinarsi qualcuno.

3. Gli investigatori rintracciano Jeroen Bos, ex-collaborazionista il quale, oltre ad aver reso testimonianza alla polizia, pare avesse anche spedito una lettera anonima in cui accusava dell’omicidio il giovane droghiere Karl Olthoff.

Croiset, sentendo che l’ambiguo individuo cerca — a distanza di trent’anni — di nuocere ancora a qualcuno, mette la polizia sulle tracce di Olthoff; l’uomo, oggi fotografo d’arte, nega inizialmente ogni coinvolgimento nella vicenda, poi afferma di aver fatto parte di un gruppo partigiano da cui ha avuto l’incarico di eliminare l’ufficiale. Tale versione dei fatti, benché accettata dalla polizia — che ha fretta di chiudere un caso oltretutto caduto in prescrizione —, non convince tuttavia Croiset. Egli, qualche tempo dopo, incontra Olthoff — vedovo di Benedict, la ragazza bionda della ‘visione’ — e la figlia Guglielmina, ricostruendo con loro esattamente l’uccisione dell’ufficiale nazista: Olthoff era fidanzato con Benedict, ma di lei si era invaghito l’ufficiale tedesco che, sorpresala nei pressi del laghetto, aveva tentato di usarle violenza; era sopraggiunto il padre della ragazza e, nella colluttazione che ne era seguita — cui aveva assistito anche Jeroen Bos — quest’ultima aveva colpito il militare con il martello; il tedesco non era però morto per il colpo infertogli dalla ragazza, bensì ucciso dal padre di lei con la pistola dello stesso ufficiale, su istigazione di Bos. Il giovane droghiere era dunque innocente: Bos — le cui odiose attività di ladro e collaborazionista Olthoff ben conosceva — lo aveva ingiustamente accusato intendendo così sbarazzarsi di lui.

Croiset, che aveva intuito la verità già tempo prima, afferma di averla taciuta per timore di nuocere a un uomo che si era visto costretto all’assassinio per salvare persone a lui care; solo dopo aver appreso che il padre di Benedict è morto da tempo si è deciso a rivelare alla polizia tutti i dettagli dell’intricata vicenda.

4. Croiset si accinge a partire; la telefonata di una sua conoscente, la signora Laak, gli richiama però alla mente un doloroso episodio della sua giovinezza, quando fu cioè rinchiuso nel lager nazista di Dachau. Un’altra telefonata, questa volta del prof. Tenhaeff, gli rammenta di prepararsi all’esperimento cui ha accettato di sottoporsi, e che si svolgerà in due tempi, a Norimberga e a Verona. I due partono quindi in automobile per la Germania. Durante il viaggio, rivedendo i luoghi che furono teatro di quei fatti tragici, alla mente di Croiset riaffiorano i terribili ricordi di trent’anni prima, quando fu internato in un campo di concentramento.

Proprio a Norimberga si svolge, con la supervisione dei professori Wahlhäuser e Grossi, la prima parte dell’esperimento ‘a sedia vuota’: qui Croiset deve infatti prevedere, prima ancora che siano diramati gli inviti, chi siederà su una sedia qualsiasi scelta fra le trentasei riservate agli invitati di un convegno che si terrà due sere dopo al Museo di Storia Naturale di Verona. Croiset prevede che sulla quarta sedia da sinistra della terza fila siederà una ragazza dai capelli castani; Croiset, oltre a vari altri dettagli, percepisce che la giovane possiede un’indole inquieta e ansiosa ed è in qualche modo legata a un uomo che ha molto sofferto durante l’ultima guerra.

Il viaggio prosegue poi verso sud; a Dachau Croiset visita il lager dove fu prigioniero: qui l’uomo è assalito dall’onda degli spaventosi ricordi di quel tempo, quando per viltà aveva rifiutato il legame affettivo con una ragazza di nome Isabel — una prigioniera come lui, che non era sopravvissuta — e avvertendone ora il lancinante rimorso.

A Verona Rita, la ragazza ‘vista’ da Croiset, conduce intanto una vita quotidiana in cui ansie, incertezze e rapporti apparentemente conflittuali con la madre e i coetanei si sovrappongono al ricordo del padre scomparso.

Croiset, giunto a Verona e sistematosi in albergo, avverte sempre più distintamente il ‘contatto’ con Rita, abbinandone la visione al ricordo di Isabel; la ragazza, intanto, in compagnia dell’amica Armanda che ha reperito due inviti, si appresta a partecipare al convegno di parapsicologia.

Quella sera stessa, al Museo, le previsioni di Croiset trovano conferma in quanto, come egli aveva ‘sentito’, la sedia in questione è proprio quella su cui siede la giovane Rita; il sensitivo, oltre ad aver indovinato vari particolari come l’abbigliamento o alcuni episodi recentemente avvenuti, è altresì riuscito a cogliere alcuni tratti interiori della ragazza, come il doloroso ricordo del padre che durante la guerra fu — come lo stesso Croiset — internato in un lager nazista. Alla fine della conferenza, incontratosi brevemente con Rita, Croiset la incoraggia a superare paure e incertezze, e a lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato per vivere pienamente la sua giovane vita.

L’esperimento di Verona, che Croiset ricorderà come ‘il più bello della sua vita’, gli ha permesso infatti di placare almeno in parte il tormento di memorie angosciose che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Il sensitivo, in compagnia del professor Tenhaeff, riparte infine per l’Olanda.


Intervista a D. D’Anza e P. Stoppa
(su "Bolero-Teletutto", 15 ottobre 1972)

Caro D’Anza, [...] che cosa significa questo tuo personale interesse per la parapsicologia? Hai forse voluto dare un seguito a Il segno del comando?

Non direi proprio. [...] In quel lavoro non si trattava tanto di parapsicologia quanto di magia. Lo spettacolo prevaleva sul rigore scientifico. Stavolta invece mi sono attenuto al puro documentario e poco o niente ho concesso alla fantasia. Tutto ciò che i telespettatori vedranno è rigorosamente documentato.

Ma, nonostante la voga attuale, non è una materia troppo difficile per trattarla in tv?

La materia non è certamente facile, ma riuscirà comunque accessibile a tutti. La divulgazione scientifica è abbinata a notevoli attrattive spettacolari. Specie negli episodi drammatici in cui Croiset ‘ricorda’ il passato di altre persone...

Visto che tu sei così addentro nella materia, ti chiedo: credi nella parapsicologia e nei fenomeni extra-sensoriali?

La parapsicologia è una scienza, il che significa indagine, metodo, studio, rigore. E di fronte a una scienza non si puo restare scettici. Perciò io credo a questi fenomeni extra-normali, purché gli esperimenti si svolgano su basi strettamente scientifiche e vengano condotti da persone qualificate. Purtroppo però in questo campo abbondano anche i mistificatori e i ciarlatani...

[interviene Paolo Stoppa]

È la pura verità. [...] In E.S.P. non c’è niente di fantastico o di inventato. Al pubblico non sembrerà di avere davanti degli attori, ma dei personaggi reali.

A proposito, [...] dato che lei dà vita al personaggio di Croiset, che ne pensa della parapsicologia?

Confesso che fino a qualche tempo fa era per me soltanto una stravaganza per pochi iniziati. Non c’è nessuna vergogna a dirlo... Chissà quanti italiani l’hanno scoperta solo dopo la partecipazione di lnardi a Rischiatutto [qui Stoppa allude a Massimo Inardi, campione nel 1971 del quiz di Mike Bongiorno Rischiatutto, rimasto famoso per la sua passione per la parapsicologia e le straordinarie doti mnemoniche]. Quando D’Anza mi accennò a questo lavoro, cominciai a interessarmene e ad appassionarmi. Ho letto pile di libri e varie biografie di Croiset, ho scoperto che la parapsicologia è una scienza affascinante. Tra l’altro, portare sul video Gerard Croiset mi dava la possibilità di impersonare un uomo ancora vivente, con tutti i rischi e le difficoltà che questo comporta. Un personaggio di fantasia si inventa; un uomo vero si può solo rifare tale e quale.

A lei piacciono questi ruoli. Basti pensare a Mark Twain, Antonio Meucci...

Effettivamente mi attraggono più degli altri, di quelli nati dalla fantasia dell’autore. Sono uomini veri con le loro vicende, battaglie, dolori, vittorie e sconfitte.

Lei ha lavorato molto con Daniele D’Anza: un ‘binomio’ davvero fortunato, il vostro!

Sì, la nostra intesa risale al ’63 quando realizzammo Vita col padre e con la madre. Seguirono Mark Twain, Antonio Meucci, Romolo il Grande e ora E.S.P.: un lavoro in media ogni due anni. Siamo una coppia di... artigiani molto affiatati, una coppia che effettivamente funziona.


Rassegna critica

Negli studi televisivi di Milano si sta realizzando uno sceneggiato davvero insolito. Protagonista: la parapsicologia, la scienza cioè che studia tutti i fenomeni extra-sensibili. Interprete principale: Paolo Stoppa, affiancato da altri noti attori tra cui Ferruccio De Ceresa, Jacques Sernas, Elsa Vazzoler, Stefania Casini, Giulio Girola. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Flavio Nicolini. Il regista è Daniele D’Anza. La consulenza scientifica del prof. Emilio Servadio, uno dei più noti psicologi italiani. Il titolo del lavoro è altrettanto insolito. Si tratta di una semplice sigla: E.S.P. Ma in inglese questa sigla significa «Extra Sensory Perception» (percezione extra-sensoriale). Con queste parole gli studiosi designano tutti i fenomeni psichici dalla telepatia alla chiaroveggenza, allo spiritismo. È dunque il momento della parapsicologia. Questa scienza è diventata di moda. Libri, film, inchieste giornalistiche hanno contribuito a divulgarla. La nostra civiltà tecnologica ha sete di mistero. E i fenomeni extra-sensoriali esercitano un fascino irresistibile sulle masse. La televisione non poteva certo rimanere al di fuori da questo tipo di spettacolo, del resto già affrontato in altre occasioni anche se alla lontana, senza troppo impegno. Ricordate Il segno del comando, andato in onda l’anno scorso? [...] Stavolta il tema è trattato con rigore scientifico. Lo sceneggiato infatti racconta in quattro puntate alcune reali vicende che hanno come protagonista Gerard Croiset, un ex-droghiere olandese dotato di eccezionali capacità extra-sensoriali. Gli episodi sono stati ricavati dalla ricca documentazione custodita negli archivi dell’Università di Utrecht (Olanda) e dal libro del giornalista americano Jack Harrison Pollack Croiset il veggente. [...] Un soggetto interessante, [...] ma anche piuttosto scottante. È chiaro infatti che la parapsicologia solleva problemi a non finire, è oggetto di attacchi, incomprensioni, difese, esaltazioni. Una polemica dunque sempre aperta (E. Nuara, Le scienze occulte sono di moda alla tv, su "Bolero-Teletutto", 15 ottobre 1972, pag. 42-43).


Prende il via [...] il nuovo originale televisivo in quattro puntate ESP con protagonista Paolo Stoppa nella parte del veggente olandese Gerard Croiset, il più noto «sensitivo» vivente ed uno dei più grandi di ogni tempo. Nello sceneggiato vengono ricostruite, sotto forma di racconto, le vicende di Croiset dal momento in cui egli stesso, stupito e preoccupato delle sue doti, decide di sottoporle ad un controllo scientifico: un insigne studioso di parapsicologia scoprirà anche una particolare caratteristica dei suoi poteri; questi riescono ad esplicarsi in pieno quando vengono impegnati in imprese rivolte al bene (Il mistero di ESP, articolo redazionale su "Il Secolo XIX", 27 maggio 1973, pag. 9).


Una [...] serata interessante [...] ce l’ha concessa [...] il sensitivo olandese Gerard Croiset, protagonista dell’originale televisivo ESP di Flavio Nicolini, dedicato ai misteri della parapsicologia. Misteri, abbiamo detto. Ma ancora per quanto? Il [quinto] congresso internazionale di parapsicologia svoltosi proprio in questi giorni a Genova [il 9 e 10 giugno 1973, al ‘teatrino dell’Amga’], ha sollevato qualche altro lembo del velo che ricopre le straordinarie capacità extrasensorie di pochi privilegiati. Capacità di cui, forse, alle origini della specie, ogni essere umano era portatore. Con Gerard Croiset non abbiamo assistito a spettacolari [operazioni chirurgiche] da parte di mani ectoplastiche, come quelle descritte dal brasiliano Neiva al congresso di Genova, né vi è comparsa la miracolosa pianta di Avelox che guarirebbe da quasi tutti i mali. Bisogna riconoscere tuttavia che anche la prova di preveggenza ricostruita per la televisione nel cosiddetto «esperimento della sedia vuota» era piuttosto conturbante e non facilmente credibile se non avesse avuto l’avallo di rigorosi controlli scientifici. Insomma, anche la serie ESP ha dato momenti di vivo interesse ai telespettatori. Ed anche in questo caso il successo è in larga misura da attribuire agli interpreti principali, Paolo Stoppa (Croiset) e Ferruccio De Ceresa (il prof. Tenhaeff). Né va dimenticata l’ottima impostazione generale data allo spettacolo da un regista come Daniele D’Anza, il quale è riuscito a sottrarlo alle insidiose secche della divulgazione scientifica o parascientifica, in cui era facile incappare (B. Borselli, Eredità perduta, su "Il Secolo XIX", 19 giugno 1973, pag. 9).


E.S.P. (1973)

1. Domenica 27 maggio, ore 21, Programma Nazionale (73’30")
2. Domenica 3 giugno, ore 21, Programma Nazionale (62’)
3. Domenica 10 giugno, ore 21, Programma Nazionale (56’35")
4. Domenica 17 giugno, ore 21, Programma Nazionale (68’40")


Soggetto

Originale televisivo di Flavio Nicolini. Una didascalia al termine di ciascuna puntata informa che "il Professor W. H. C. Tenhaeff, direttore dell’Istituto di Parapsicologia dell’Università di Utrecht, e il paragnosta Gerard Croiset, per favorire lo svolgimento del racconto televisivo, hanno consentito di essere rappresentati in una forma narrativa che costituisce una libera elaborazione dei dati scientifici sui quali sono basati gli episodi inclusi nel programma".


Cast

Regia: Daniele D’Anza; assistente alla regia: Riri Motta; sceneggiatura: Flavio Nicolini; consulenza scientifica: Emilio Servadio; scenografia: Armando Nobili; arredamento: Romana Arcelli Beltrachini; costumi: Franca Zucchelli; luci (per le riprese in studio): Giampiero Puliti; assistente di studio: Sergio Gargari; capo squadra tecnica: Luigi Stercal; primo controllo camere: Franco Croce; tecnico audio: Michele Raio; primo cameraman: Michele Romano; cameramen: Nicola Muscente, Massimo Noce, Gianfranco Romagnano; organizzazione riprese esterne: Vittorio Giovanelli, Cesare Coppo; fotografia (per le riprese filmate): Dante Spinotti; operatore: Carlo Fiara; assistente operatore: Sergio Mezzanzanica; segretaria di edizione: Maria Teresa Manara; tecnico audio: Luigino Borghesio; missaggio: Alberto Cattafesta; interpreti: Paolo Stoppa (Gerard Croiset), Ferruccio De Ceresa (professor Tenhaeff), Gianna Piaz (signora Croiset), Marzia Ubaldi (Anneke Jansen), Fulvia Gasser (Loes), Giampiero Bianchi (Ronald), Emilio Bonucci (Frank), Mariliana Delli (Nicky), Omero Antonutti (Jaap Ensing), Umberto Tabarelli (intervistatore), Pina Cei (Margaret Mayer), Raffaele Bondini (professor Berry), Renato Paracchi (professor Wilkins), Luciano Fino (operaio), Luigi Carani (capo cantiere), Gastone Bartolucci (commissario), Pierluigi Zollo (vice-commissario), Jacques Sernas (ispettore capo), Franco Fiorini (funzionario di polizia), Ottavio Fanfani (medico legale), Lucia Catullo (moglie dell’ispettore capo), Claudio Cassinelli (ufficiale nazista), Stefania Casini (Benedict/Guglielmina), Lucio Rama (padre di Benedict), Walter Maestosi (Karl Olthoff), Giulio Girola (Jeroen Bos), Micaela Esdra (Rita), Ornella Grassi (Armanda), Mauro Di Francesco (Andrea), Marcello Mandò (professor Wahlhäuser), Giuliana Rivera (professoressa Grossi), Elsa Vazzoler (madre di Rita), Carlo Enrici (professor De Rossi)), Luigi Castejon (custode museo), Bruno Portesan (invitato), Anna Micaleff (invitata), Rina Centa (voce signora Laak); montaggio riprese filmate: Giorgio Pozzi; musiche: Egisto Macchi (solista di tromba: Nini Rosso); delegato alla produzione: Nazareno Marinoni.


Luca Venzano
(PAGINE 70)

 

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