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Saturday 11 October 2003 - 06:52
Ritratto di Donna Velata    
di Luca Venzano
Girato nei primi mesi del 1974 negli studi Rai di Roma per gli interni, e a Firenze, Castiglione della Pescaia e Volterra per le scene in esterni, Ritratto di donna velata fu inspiegabilmente tenuto in magazzino per un anno e mezzo: non andò in onda infatti che nella tarda estate dell’anno successivo, forse per sfruttare la popolarità ottenuta da Daria Nicolodi con Profondo Rosso di Dario Argento, girato dall’attrice fiorentina subito dopo aver terminato le riprese dello sceneggiato.
Dopo quattro anni nei quali il teleromanzo ‘fantastico’ targato Rai ha imboccato strade diverse (il ‘medaglione’ biografico di E.S.P., il mystery decadentista di Malombra, il breve e quasi sperimentale Strano caso di via dell’Angeletto), con Ritratto di donna velata torniamo entro coordinate stilistiche più definite e riconoscibili, quelle cioè inaugurate dal Segno del comando: abbiamo dunque un nuovo originale televisivo dichiaratamente imperniato su un avvincente intreccio di quotidianità e paranormale. Confrontato con l’illustre predecessore, il lavoro scritto da Levi e Calligarich mostra diverse analogie, prima fra tutte una simile impostazione tecnico-strutturale (ad esempio, le medesime modalità di ripresa e la scansione in cinque puntate) nonché narrativa. Non è possibile, ad esempio, fare a meno di notare che la vicenda messa in scena da Bollini si snoda lungo un percorso narrativo alquanto simile a quello del Segno del comando (di cui lo stesso Bollini, ricordiamo, fu co-autore del soggetto). Innanzitutto, la suggestiva ambientazione italiana, densa di reminiscenze storiche, archeologiche e artistiche: se là era una Roma labirintica e stratificata dai secoli, qui è la Toscana ancora pregna di vestigia e suggestioni etrusche, ma non immemore di un passato più recente (l’invasione napoleonica); poi il gruppo dei personaggi principali, e anche qui Ritratto pare largamente ispirarsi al modello di riferimento (all’inglese e compassato Edward corrisponde — per contrasto — l’italianissimo e solare Luigi; della sfuggente Lucia si ritrovano alcuni tratti nella non meno enigmatica Elisa; alla pratica e vitale Barbara, ‘aiutante’ del predestinato ‘eroe’ Forster, si può forse accostare la figura di Sandra); l’andamento logico-progressivo della vicenda, che si snoda lungo un’apparentemente interminabile sequenza di espedienti narrativi tipici, quali ad esempio le scoperte ‘casuali’, gli incontri con personaggi misteriosi, le agnizioni, le affannose ricerche di oggetti che si lasciano intendere come indispensabili al proseguimento dell’azione (la borsa di Forster e, in fondo, lo stesso amuleto del titolo nel Segno del comando; la mezza urna etrusca nel lavoro ora in esame), i ripetuti colpi di scena, gli imprevisti ribaltamenti di premesse date per certe (là il doppio gioco di Powell, qui il ‘tradimento’ dell’amico Sergio), nonché il sostrato ‘magico’ (le cicliche reincarnazioni, presunte o reali che siano) sotteso a entrambe le storie, e si potrebbe continuare. Dovendo operare dei distinguo, si può osservare come, rispetto al Segno del comando, qui i meccanismi dell’intreccio appaiano un po’ meno oliati, e le varie sezioni della storia scorrano e si succedano un po’ più meccanicamente, quasi che sceneggiatori e regista abbiano voluto, qui e là, lasciare che i telespettatori dessero un’occhiata a un congegno narrativo smontato.
Non mancano poi le discrepanze vere e proprie, soprattutto nel tono complessivo della narrazione, a cominciare dalla scanzonata bonomia che traspare dal volto e dai gesti di Nino Castelnuovo, riluttante per la sua stessa natura aperta e solare a lasciarsi trascinare in una strana, brutta avventura dai contorni sfocati e misteriosi, ben differente in questo da Pagliai/Forster che invece, forse per la sua provenienza ‘nordica’ o forse per deformazione professionale, nell’enigmatica Roma di Byron pare a un certo punto sguazzarci come un pesce.
Nonostante sia dai più considerato inferiore al Segno del comando, il Ritratto di Calligarich, Levi e Bollini raggiunse un numero considerevolmente maggiore di spettatori (21.300.000 contro i 14.800.000 del Segno, ma bisognerebbe forse mettere nel conto la più capillare diffusione di apparecchi televisivi nel 1975 rispetto a quattro anni prima), raggiungendo il 9° posto nella classifica dei programmi più visti di quell’anno, nel quale fu altresì lo sceneggiato più visto dopo il kolossal biblico Mosè di De Bosio (al 4° posto con 22.800.000 spettatori).
Un’ultima curiosità: i riassunti delle puntate precedenti erano letti dalla ‘fatina’ Maria Giovanna Elmi.
TRAMA
1. Luigi Certaldo, squattrinato collaudatore di automobili temporaneamente sospeso dal lavoro per averne distrutta una, vive di espedienti a Firenze. Una sera accompagna con la sua ‘Alfetta’ una facoltosa signora inglese a vedere l’attico che il suo amico avvocato Sergio intende affittare, sperando così di intascare una piccola commissione. Una volta a casa di Sergio — dove si sta svolgendo una festicciola — Luigi apprende però che l’amico ha già ceduto l’appartamento a un pittore, mandando su tutte le furie la signora. Smaltita la delusione, Luigi riceve poco dopo un’inquietante telefonata: un’ansimante voce di vecchio lo mette in guardia con un oscuro messaggio (‘Attento alla ragazza con il gatto: pericolo di morte!’). C’è effettivamente una ragazza che tiene un gatto nero (che lo stesso Luigi ha raccolto per strada e portato con sé) sulle ginocchia, e si chiama Elisa: Luigi ne è subito attratto. La ragazza afferma di essere una studentessa di geologia venuta per affittare l’attico ma di essere giunta tardi. A fine serata, Luigi la riaccompagna a casa, ma la ragazza lo congeda un po’ bruscamente. Il giorno dopo Elisa si presenta a casa di Luigi per scusarsi, spiegando inoltre che sta per partire: deve andare a Volterra per preparare la tesi di laurea. Per una curiosa coincidenza, a Volterra Luigi è stato più volte da ragazzo poiché la sua famiglia vi possedeva una vecchia villa tuttora abitata da un cugino, il conte Alberto Certaldo; egli si offre quindi di accompagnare e ospitare la ragazza. Durante il viaggio, quella notte, da un improvviso banco di nebbia sbuca un misterioso cavaliere vestito di nero: l’apparizione provoca a Elisa un certo spavento. Quando i due giovani giungono alla villa il conte Alberto non c’è — è fuori per affari —, ma c’è Sandra, una giovane archeologa che restaura i pezzi etruschi della raccolta Certaldo, conservati in un sotterraneo. Entrando nella casa uno strano malessere si impadronisce di Elisa: la ragazza ha come la sensazione di rivivere un’esperienza già vissuta; la sua attenzione è attratta soprattutto da due quadri: il ritratto del negromante Giacomo Certaldo, detto ‘Fabron’, un antenato del conte morto alla fine del ’700, e quello di una misteriosa donna velata. Luigi ricorda che quando era ragazzo il mistero di quel velo colpiva molto la sua immaginazione, ma Sandra afferma con sicurezza che il velo è stato dipinto molto recentemente, al massimo un mese prima. Luigi mostra a Elisa la collezione di reperti etruschi, la ragazza afferma però di sentirsi poco bene; il giovane, per distrarla, la accompagna a Volterra. Mentre cenano in una trattoria i due fanno conoscenza con un certo Mercani che, affermando di essere uno studioso di leggende locali, racconta loro la storia di Giacomo Certaldo, che alla fine del 700 viveva asserragliato nella sua villa in compagnia di una giovane donna. Il Certaldo, grazie all’occultismo e alle pratiche divinatorie era riuscito a scoprire l’accesso a una favolosa necropoli etrusca; costretto a fuggire dall’invasione napoleonica, aveva affidato il segreto a qualcuno di sua fiducia; tornato — alla caduta di Napoleone — alla villa, scoprì che la persona cui aveva fatto affidamento lo aveva tradito; era poi scomparso in circostanze misteriose. Il suo fantasma a cavallo — prosegue Mercani — appare ancora, talvolta, nelle notti di nebbia. Elisa è turbata, e vuole tornare alla villa; qui i due giovani trovano il conte Alberto che nel frattempo è rincasato, ed Elisa, alla sua vista, si sente mancare: le sembianze del Certaldo sono infatti identiche a quelle del suo antenato ritratto nel dipinto, il conte Giacomo.
2. Il giorno dopo, Elisa si è ripresa dai suoi strani malesseri, e passeggia con Luigi nei dintorni della villa; in una casa abbandonata i due giovani incontrano Fosco, ‘tombarolo’ amico d’infanzia di Luigi, che racconta di essere sulle tracce della leggendaria necropoli. Quella stessa sera, Alberto confessa a Luigi che Elisa lo incuriosisce, che il suo volto ‘gli ricorda qualcuno’; la notte, poi, il ‘fantasma’ — qualcuno cioè travestito da ‘cavaliere nero’ — penetra all’interno della villa, ma alla vista di Luigi fugge. Alberto, svegliato dal trambusto causato da Luigi nell’inseguire il misterioso figuro, chiede spiegazioni: scettico e sospettoso, accusa il cugino di spionaggio intimandogli di lasciare la casa. Luigi vorrebbe condurre con sé Elisa ma la ragazza — che pare ormai ‘stregata’ da Alberto — rifiuta di seguirlo; Luigi, allibito, ha l’impressione di essere preso in un mistero inestricabile: Sandra gli mostra infatti, sotto il velo da lei cancellato dal settecentesco ritratto di donna, il volto della stessa Elisa. Ma non è tutto: la giovane archeologa gli mostra anche una mezza urna etrusca sulla quale è un fregio apocrifo databile alla fine del ’700; Sandra afferma altresì di aver visto, qualche tempo prima, l’urna intera. Luigi lascia la villa. Passando per Volterra incontra Walter, uno strano ragazzo medium; seguitolo a casa sua, Luigi riconosce — in quella del ragazzo in trance — la voce ansimante di vecchio che tempo prima lo aveva messo in guardia dalla ‘ragazza con il gatto’. Questa volta la voce lo invita a recarsi a una non meglio precisata ‘casa rossa’. Luigi, temperamento pratico e solare, non riesce a capacitarsi delle incredibili stranezze con cui si trova alle prese; a peggiorare le cose, lo raggiunge la notizia che il suo amico Fosco è morto precipitando dalle balze. Luigi, che ormai vuole vederci chiaro, apprende da un giovane — Mauro Spaccesi, che afferma di essere un archeologo impegnato a impedire l’espatrio dei reperti etruschi — che esiste una ‘casa rossa’ sul litorale toscano, e accetta di dargli un passaggio in macchina fino alla costa. Indirizzato dal giovane, Luigi giunge alla ‘casa rossa’ e vi trova uno strano vecchio che gli ripete l’oscuro avvertimento già udito più volte: ‘Attento: pericolo di morte!’.
3. Luigi riconosce nella voce del vecchio — soprannominato ‘il Nebbia’ — quella del medium; l’uomo afferma di essere stato interpellato da alcuni trafficanti stranieri di reperti archeologici circa la natura del fregio apposto su una mezza urna, e di conoscere i bizzarri membri della famiglia Certaldo tra cui il negromante ‘Fabron’, ossia il settecentesco conte Giacomo, allievo prediletto di Cagliostro. Il Nebbia narra quindi a Luigi la leggenda secondo cui il conte Giacomo aveva soggiogato mediante rituali magici una ragazza di nome Elisa che teneva segregata nella sua villa e di cui era molto geloso, al punto da far dipingere un velo sul suo ritratto. Sempre secondo il racconto del vecchio, ‘Fabron’ aveva scoperto l’accesso di una favolosa necropoli etrusca e ne aveva condiviso il segreto con la ragazza amata; quindi, l’invasione francese lo aveva costretto a fuggire, ma al suo ritorno aveva scoperto che la donna l’aveva tradito con un giovane straniero e l’aveva uccisa. Luigi raggiunge poi lo yacht dei trafficanti — capeggiati da un certo Marston — indicatogli dal Nebbia, nell’intento di chiarire almeno in parte l’intricata vicenda. Ma Marston, che nega oltretutto di aver mai consultato chicchessia a proposito del fregio, minaccia il giovane per la mancata consegna da parte di suo cugino Alberto — che ha ricevuto un cospicuo anticipo — dell’altra metà dell’urna. Durante il violento alterco il trafficante accusa un malore e stramazza a terra; Luigi, spaventato dalla tragica piega presa dalla situazione, si impossessa della mezza urna — venduta dal cugino all’ormai defunto Marston — e fugge. Tornato alla ‘casa rossa’ ha però un’amara sorpresa: il Nebbia non c’è più, anzi, secondo una ragazza che pare avervi installato il suo laboratorio di scultrice, nessuno vi ha mai abitato; c’è però una leggenda — l’ennesima — secondo cui un fantasma, chiamato appunto ‘il Nebbia’, apparirebbe ogni tanto in quella casa. Intanto, una telefonata anonima denuncia alla polizia la morte di Marston, attribuendone la responsabilità a Luigi e fornendo il numero di targa della sua auto. Dopo un lungo inseguimento Luigi è dunque intercettato e condotto al commissariato. Qui, grazie anche all’aiuto di Sergio, l’amico avvocato arrivato da Firenze, Luigi è scagionato dalle accuse di omicidio (di Marston, che l’autopsia conferma essere stato vittima di un infarto) e di furto (del mezzo vaso); quando però Luigi vuole mostrare allo scettico amico avvocato il reperto, che aveva nascosto nel bagagliaio della sua ‘Alfetta’, scopre che gli è stato rubato. Luigi, che ha deciso di tornare alla villa, trova Sandra tramortita nella serra, dove qualcuno l’ha chiusa — aprendo la stufa a gas — col proposito di ucciderla. L’archeologa era entrata nella serra — dove si aggira anche il ‘fantasma’— per seguire Elisa, che vi si era recata per nascondervi il mezzo vaso, quello ancora in possesso di Alberto; quest’ultimo, convintosi che Elisa sia la reincarnazione dell’amante di Giacomo, e che dovrà rivivere con lei le vicende del suo antenato negromante, le ha infatti imposto come prova di fedeltà la condivisione di un segreto: solo loro due sapranno dove è nascosto il prezioso reperto. Ma quando l’urna scompare misteriosamente Alberto, credendosi tradito come l’avo, minaccia di uccidere la ragazza. Luigi, giungendo alla villa appena in tempo, la salva e — approfittando della confusione originata da un misterioso colpo di pistola sparato non si sa da chi — riesce a trascinarla fuori dalla villa, lontano dalla sua atmosfera ‘stregata’, per condurla a casa sua, a Firenze. Alberto, contemplando il dipinto della Elisa di due secoli prima, esclama invasato: ‘Tornerai!’.
4. Luigi ospita Elisa a casa sua; la ragazza ha quella notte spaventosi incubi in cui vede se stessa nei panni della donna velata di due secoli prima; il mattino dopo è rincuorata da Luigi. Intanto metà dell’urna si materializza prodigiosamente in casa di Walter, il ragazzo medium, che affida poi a Sandra il prezioso oggetto; la ragazza si vede però inseguita da un misterioso personaggio — un certo Grimaldi —, evidentemente attratto dal reperto. Alla fine, sotto la minaccia di una pistola puntatale alla schiena, Sandra è costretta a consegnare l’urna a un ignoto figuro (che si scoprirà poi essere Mercani). A Firenze Luigi, rincasando dopo essere andato a far spese, trova un biglietto di Elisa: la ragazza è tornata da Alberto, succube della sua influenza. Il giovane torna quindi in tutta fretta a Volterra, dove incontra Sandra; i due si recano alla casa dove Walter vive con la zia per sincerarsi delle sue condizioni: il ragazzo, in trance, pronuncia frasi sconnesse circa un pericolo che incomberebbe su tutti e in particolare su Elisa, riguardo l’assassinio di Fosco ad opera di un uomo dai guanti neri, e a proposito di un ciclico, nefasto destino che starebbe per compiersi ancora una volta; il giovane medium afferma infine che l’urna adesso si trova in un luogo ‘alto e basso’ di cui Luigi è a conoscenza. Dopo un’iniziale perplessità circa le parole del ragazzo a proposito dell’attuale localizzazione dell’urna — il cui fregio, ormai è evidente, riproduce il percorso per raggiungere la necropoli —, Luigi ha un’intuizione: il luogo ‘alto e basso’ potrebbe essere una soffitta o una mansarda, forse l’attico che Sergio ha affittato a un pittore. Intanto Alberto si incontra con Grimaldi, luogotenente del defunto Marston, che reclama spazientito l’altra metà del vaso; Alberto, ormai privo di interessi che non riguardino il suo ‘destino’ con Elisa, propone senza successo di restituire l’acconto: Grimaldi pretende però il reperto. Luigi, dopo aver pregato Sandra di andare alla villa per vegliare sull’incolumità di Elisa, si reca a Firenze, nell’attico: vi trova l’urna — le cui due metà sono state incollate — e se ne impossessa, ma spunta Mercani che, agghindato da ‘cavaliere fantasma’, lo minaccia con una pistola: è lui il pittore cui Sergio ha affittato l’appartamento, ed è lui che ha assassinato Fosco e tentato di uccidere Sandra per poi sottrarle il mezzo vaso; approfittando di una minima distrazione dell’uomo, Luigi fugge col vaso sul tetto dell’edificio, inseguito dal pittore che, perso l’equilibrio, precipita morendo sul colpo. Tornato alla villa, Luigi vi trova Sandra, che gli mostra un fatto interessante: nel famoso ritratto non è soltanto il velo ad essere stato aggiunto di recente, ma anche il volto con le fattezze di Elisa: la presunta ‘reincarnazione’ della ragazza sarebbe dunque un raggiro ordito per suggestionarla. Luigi, che comincia a sospettare di Sandra, tenta di convincere Elisa, mostrandole il quadro contraffatto, a liberarsi delle suggestioni ‘magiche’ e tornare con lui. I due odono poi un grido proveniente dal sotterraneo: lì trovano, steso ai piedi di Sandra, il corpo di Alberto, pugnalato alla schiena.
5. Luigi e Sandra — quest’ultima nel frattempo aveva prelevato il vaso dall’auto del giovane — si accusano reciprocamente dell’omicidio; Luigi prega Elisa di restare a sorvegliare Sandra — con la pistola di Alberto — mentre lui va a chiamare la polizia; sopraggiunge Spaccesi che, puntandogli a sua volta un’arma, si spaccia per un agente della ‘Tutela del Patrimonio Artistico’: è sotto questa veste che ha ingannato Sandra, ottenendone la fiducia. Quando Luigi conduce Spaccesi sul luogo del delitto, le due donne e l’urna sono scomparse. Spaccesi lavora in realtà per Grimaldi, ed è da quest’ultimo che — sempre sotto la minaccia della rivoltella — conduce Luigi. Il trafficante pretende dal giovane notizie circa la preziosa urna, per la quale la sua organizzazione già ha versato ad Alberto duecento milioni; non persuasi dal racconto di Luigi, i due uomini decidono di andare a villa Certaldo, conducendo ovviamente con loro il giovane Certaldo. Nel tragitto però l’auto di Grimaldi, per evitare il ‘cavaliere fantasma’ materializzatosi all’improvviso, esce di strada ribaltandosi. Dall’incidente esce vivo il solo Luigi, soccorso per una strana coincidenza dall’amico Sergio, che pare farsi vivo regolarmente nei momenti critici. L’avvocato, pur scettico circa l’allarmato racconto di Luigi, accompagna l’amico alla villa, dove nel frattempo è scomparso anche il cadavere di Alberto. I due scoprono però un ingresso segreto che conduce in un vasto cunicolo sotterraneo — la necropoli etrusca —, e vi si avventurano. Qui trovano dapprima il corpo di Alberto, poi quello dell’antenato Giacomo, pugnalato allo stesso modo; giungono poi in una grande sala, dove si trovano le due donne; Elisa minaccia però Luigi con una pistola. Sergio chiarisce finalmente al giovane l’incredibile verità: lui ed Elisa — nonché il defunto Mercani — sono complici, ed hanno escogitato il trucco dell’attico in affitto, del dipinto, della presunta ‘reincarnazione’ per suggestionare Alberto e sottrargli l’urna. Sergio ed Elisa — la ragazza, malgrado l’apparente chiarimento del mistero che la avvolgeva, mantiene tuttavia un che di enigmatico e indeterminato —, scoperta la sala del tesoro, vi si introducono ma restano sepolti dal crollo della volta; Luigi e Sandra riescono invece a trovare un’uscita verso l’esterno. Prima di lasciare Volterra, i due giovani fanno un’ultima visita a casa di Walter, la cui zia afferma che il ragazzo non ha più avuto crisi dal momento in cui si è avvertita una leggera scossa di terremoto, dal crollo cioè della necropoli; le ultime, inquietanti parole dette in trance dal ragazzo sono state, con una strana voce di giovane donna: ‘Accadrà ancora... tornerò e ti ucciderò ancora!’. Ma c’è un altro fatto, incredibile e allarmante: il ‘ritratto di donna velata’, quello autentico del 1798, è apparso misteriosamente in casa del piccolo medium: sotto il velo, che Sandra rimuove, appaiono nello sbigottimento generale le fattezze di Elisa. I due giovani, dopo tanti misteri solo in parte chiariti, lasciano quindi Volterra sulla ‘Alfetta’ di Luigi, e dalle ultime battute tra i due si indovina il nascere di una prossima love story.
RASSEGNA CRITICA
Nino Castelnuovo [...] sta trascorrendo — dice — "giornate allucinanti" in un teatro di posa, "travolto" dalle vicende di Ritratto di donna velata, il «giallo magico» al quale è stato invitato a prendere parte. «In compenso — ha osservato Castelnuovo — non faccio la parte del buono e del romantico, parte che sembrava si addicesse alla mia faccia, ma sono un collaudatore di automobili, la cui prerogativa è di vivere alla giornata, senza troppi scrupoli per coloro che lo circondano. Per fare un esempio, con la maggiore disinvoltura, chiede agli amici o ai conoscenti di cambiargli assegni scoperti».
— Come s’inserisce questo collaudatore di automobili nel «giallo magico»?
«È semplice — ha risposto Castelnuovo — dal momento che egli si innamora di una studentessa in geologia, Elisa [...], la quale ha un incontro fatale nella prima delle cinque puntate del «giallo»: si imbatte nel cugino del collaudatore, nella villa di questi, in Toscana, e sviene all’istante. In sostanza, Elisa assomiglia in maniera sorprendente ad una antenata del suo innamorato, ritratta in un quadro appeso nel soggiorno della villa di Volterra, e suscita nel cugino una somma di emozioni che si riflettono su di lei, sconvolgendola». Elisa è impersonata da Daria Nicolodi, rivelatasi alla tv con lo sceneggiato I Nicotera. Nel Ritratto di donna velata essa interpreta la parte di una ragazza dolce e sognatrice, dotata di un fascino singolare e attratta da tutto ciò che [...] ha qualche cosa di misterioso. A lei si contrappone il personaggio di Paola [si tratta in realtà di Sandra, il cui personaggio era stato probabilmente chiamato, in un primo momento, Paola] (interpretato da Luciana Negrini [...]). Paola è tutto l’opposto di Elisa: una giovane positiva e moderna, molto dinamica, che cercherà di sciogliere alcuni nodi dell’intricata vicenda. [...] Ritratto di donna velata si riallaccia a quel filone della parapsicologia che ha riscosso recentemente vasti consensi da parte del pubblico. La parapsicologia, però, non viene trattata in chiave rigorosamente scientifica ma in modo da stupire il pubblico mettendolo di fronte a fatti imprevedibili e ricchi di suspense. L’aspetto più attraente di questo «giallo» — secondo Castelnuovo — è determinato dai legami che si stabiliscono tra l’antenata del collaudatore e la giovane geologa vissute a duecento anni di distanza l’una dall’altra (Una strana rassomiglianza mette in crisi Nino Castelnuovo, articolo redazionale su "Il Corriere Mercantile, 22 aprile 1974, pag. 7).
Ritratto di donna velata [è] un giallo televisivo in cinque puntate [...] che si ricollega a quel filone parapsicologico oggi particolarmente gradito dal pubblico, come dimostra il successo ottenuto dall’originale Il segno del comando. [...] A Nino Castelnuovo è affidato il personaggio di Luigi, un collaudatore di automobili. Simpatico, allegro e pieno di vita, Luigi approfitta di una sospensione dal lavoro per seguire la ragazza di cui si è innamorato, Elisa. Tra misteri, magie, volontà criminali e presenze medianiche si svolge la storia del giallo tv, ambientato prevalentemente in una villa vicino a Volterra. [...] L’atmosfera tenebrosa della casa suggestiona [Elisa], che è particolarmente colpita dalla personalità del proprietario, il conte Certaldo (Una ragazza a Volterra tra incubi e misteri, art. red. su "Il Secolo XIX", 30 agosto 1975, pag. 10).
RITRATTO DI DONNA VELATA (1975)
1. Domenica 31 agosto, ore 20.50, Programma Nazionale (58’45")
2. Martedì 2 settembre, ore 20.40, Programma Nazionale (63’15")
3. Domenica 7 settembre, ore 20.50, Programma Nazionale (62’20")
4. Martedì 9 settembre, ore 20.40, Programma Nazionale (61’20")
5. Domenica 14 settembre, ore 20.50, Programma Nazionale (64’20")
Soggetto
Originale televisivo di Gianfranco Calligarich e Paolo Levi.
CAST
Regia: Flaminio Bollini; sceneggiatura: Gianfranco Calligarich, Paolo Levi; scenografia: Sergio Palmieri; collaborazione alla scenografia: Antonino Peraino; arredamento: Luigi D’Andria; collaborazione all’arredamento: Primo Lommi; costumi: Maria Teresa Stella; collaborazione ai costumi: Laura Zampacavallo; luci (per le riprese in studio): Guido Caracciolo; primo controllo camere: Bruno Perinelli; tecnico audio: Sergio Bacalini; primo cameraman: Sergio Ricci; cameramen: Roberto Chioffi, Ennio Sperandio; assistente di studio: Aldo Lanini; organizzazione riprese esterne: Franco Magnocavallo, Camillo Civitate; fotografia (per le riprese filmate): Massimo Sallusti; operatore: Felice Martino; segretaria di edizione: Lia Consalvo; interpreti: Nino Castelnuovo (Luigi Certaldo), Daria Nicolodi (Elisa), Manlio De Angelis (Sergio), Luciana Negrini (Sandra), Mico Cundari (Alberto Certaldo), Nino Dal Fabbro (Mercani), Corrado Gaipa (‘il Nebbia’), Arturo Dominici (Marston), Massimo Serato (Grimaldi), Paolo Bonacelli (il magistrato), Federico Scrobonia (Walter), Oliviero Dinelli (Fosco), Stefano Braschi (Mauro Spaccesi), Nino Drago (il benzinaio), Alessandro Berti (un meccanico), Luciano Zuccolini (Romano), Lisa White (miss Lewis), Ileana Fraia, Simone Mattioli, Luca Dal Fabbro, Gianfranco De Angelis, Sergio Serafini, Serena Spaziani (amici di Sergio), Andrea Aureli (l’oste), Toni Ucci (il ‘gorilla’ di Marston), Sonia Gessner (la scultrice), Pietro Fumelli (un cameriere), Gianni Pulore (il fratello di Fosco), Dada Gallotti (la zia di Walter) Winni Riva, Evar Maran, Pietro Quinzi, Angela Lavagna (passanti); montaggio riprese filmate: Giancarlo Cersosimo; missaggio audio: Alessio Coccetti; collaborazione al doppiaggio: Fausto Banchelli; musiche: Riz Ortolani; coordinamento tecnico: Alberto Ramundo; segretaria di produzione: Maria Teresa Busco; delegato alla produzione: Irma Clementel.
Luca Venzano
(PAGINE 70)
 
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