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Friday 29 August 2003 - 05:24
Lavalamp    
di Andrea Milano
Ci sono pochissimi oggetti che hanno simbolizzato un'era, l'era psichedelica, tanto quanto la "lava Lamp".
Per coloro che non la conoscessero per averla vista negli anni d'oro o nelle frequenti riedizioni attuali, la lava lamp e' essenzialmente una lampada composta da tre parti:
una base metallica o di materiale plastico rivestita all'interno di metallo con una lampadina di basso wattaggio come sorgente di luce e di calore , una bottiglia di vetro, ermeticamente chiusa, contenente dell'acqua (colorata o no) e della paraffina colorata (la vera composizione di entrambi I fluidi e' un segreto di ogni produttore), un coperchio che mascheri il "tappo" della bottiglia.
Le forme e le dimensioni sono varie si va' dal cilindro semplice all'enorme "razzo" galattico. Si dice (ma non e' per nulla certo ) che l'inventore sia stato un certo Craven Walker intorno al 1963 a Londra dove le prime lava lamp furono prodotte.
La lava lamp produce un continuo formarsi e riformarsi di "bolle" colorate di dimensioni diverse che si muovono all'interno di questo cilindro dal basso verso l'alto (fondendosi tra loro) e ricadendo verso la base, riprendono poi il ciclo senza alcun modello di comportamento in questo continuo e "fluido" movimento di due liquidi che non si mescolano.
La lampada funziona appunto sul principio di non miscibilita' di due fluidi e sui moti convettivi che si producono riscaldando questi, contenuti nella bottiglia, con la lampadina posta nella base che funge da "motore".
Quando le "bolle" (che sono piu' leggere perche' meno dense quando sono riscaldate) raggiungono la parte alta della bottiglia si raffreddano e cosi facendo, riaddensandosi, scendono poi verso il basso per essere ancora scaldate e cosi' via.
Un invenzione che sicuramente arrivo' al momento giusto nel posto giusto.
La scoperta dello spazio ( e delle droghe allucinogene) aveva aperto le porte ad una societa' che era vogliosa di sperimentare immagini,suoni e colori che , se non nell' esperienza diretta, almeno nel suo immaginario collettivo, fossero "spaziali " e che provenissero dai luoghi piu' remoti della nostra fantasia ma non dalla nostra esperienza quotidiana.
L'identificazione delle forme globose e fluide della magma lamp con gli universi psichedelici indotti dalle droghe psicoattive che si affacciavano al modo giovanile degli anni 60 fece il resto e da allora esse sono simbolo della psichedelia.
Lo stesso nome di una grande band come I "Pink Floyd" ci suggerisce associazioni con le forme generate dalla lampada e propone la musica che meglio si attaglia ad esse.
E' improprio definirle oggetti di design in senso stretto .La lava lamp e' stata proposta in tutte le salse e le varianti possibili da produttori di oggetti d'illuminazione e da designer il piu' spesso ignoti al pubblico. Eppure, secondo me, (ma sono parziale in questo ne possiedo una con bolle rosse in liquido color "Lime") e' impossibile cercare di arredare una casa in stile Space Age senza avere almeno una Lava lamp.
La marca piu' conosciuta al momento e' la " Mathmos" di Londra che, assieme alla linea tradizionale di lava lamps, ne produce una la "fluidium" disegnata dal noto designer Ross Lovergrove.
Della stessa marca lo Space projector che proietta a muro immagini di vetrini contenenti liquidi colorati diversi che producono immagini ugualmente psichedeliche a quelle della "lava lamp".
E' interessante soffermarsi sul fatto che le lava lamp, per il modo totalmente "random" in cui genera le bolle colorate, puo' essere usata come modello stocastico per generare numeri (per esempio) che non abbiano alcuna relazione tra loro e la cui sequenza sia assolutamente imprevedibile e casuale.
Andrea Milano
(PAGINE 70)
 
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