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Thursday 24 July 2003 - 06:21
Jethro Tull    
di Giordano Casiraghi
Parlare dei Jethro e parlare di Ian Anderson (nato il 10 agosto 1947) è più o meno la stessa cosa. Fin troppo leader, fin troppo despota, fin troppo creativo, Ian Anderson ha caratterizzato e guidato tutta la storia del gruppo inglese. Il nome è quello di un agronomo inglese scovato da Anderson su un libro. Non possiamo trascurare che i primi album escono a ridosso degli Anni 70, non propriamente progressive, ma indicatori di uno stile in mutazione. Quindi Jethro anticipatori, capaci di mutare percorso e cavalcare l'onda giusta. Accanto a Ian Anderson (chitarra, voce, flauto), abbiamo Clive Bunker (batteria), Glen Cornick (basso) e Mick Abrahams (chitarra). Con loro fa uscire THIS WAS (1968), un album che resta un capitolo a sé, per via della forte presenza del chitarrista Mick Abrahams che sposterà, in non poche occasioni, la bilancia verso il blues. Ma Ian Anderson non è tipo che si lascia mettere i piedi in testa, Serenade To a Cuckoo, presa a prestito da Roland Kirk, è già un discorso d'intenti per il futuro della band. Messo alle porte l'unico elemento che potrebbe mettere in discussione la sua leadership, lo sostituisce con Martin Lancelot Barre che gli resterà fedele per gli anni a venire. Il successivo STAND UP (1969) viene accolto come un capolavoro da stampa e pubblico. A new day yesterday, Back to the family, Nothing is Easy, ballate We used to know e A reason for waiting, infine Bourree, perla tra perle, strumentale con a base un tema di Bach, fatta diventare pop, adatta per raccogliere ovazioni dal vivo. Giusto i concerti, sempre in odore di leggenda, con Ian Anderson al flauto, appoggiato su una sola gamba e la lunga chioma riccioluta e splendente. Un effetto straordinario, da cogliere nei manifesti e fotografie, prima ancora che dal vivo nelle poche apparizioni italiane. Arriviamo agli anni '70 con BENEFIT (1970), meno appariscente del precedente, ma nessuna nota fuori posto, magari senza picchi clamorosi, ma lo stesso suggestivo, nelle ballate struggenti e gioiose. Anderson alla chitarra e bravissimo al canto raddoppiato (Sossity: you're a woman), quasi aggressivo in To cry you a song, dal facile ritornello di chitarra rock e una ritmica coinvolgente. Qualche flessione è concessa (Alive and well and living) dove appare il pianoforte del nuovo arrivato John Evan. AQUALUNG (1971) è un capolavoro assoluto, diverso dai precedenti, dominato da una chitarra hard rock. Si dice che lo stile più marcatamente rock sia stato usato per accontentare il pubblico americano che aveva cominciato ad apprezzare la band attraverso alcune tournée. La linea è vicina a quella della suite, con canzoni stilisticamente vicine una all'altra, con stacchi di chitarra-basso-batteria, con ripetizioni di ritornelli. AQUALUNG è un album che mostra i muscoli, che spazza via le vellutate atmosfere degli album precedenti. Eppure riesce a rimanere nei binari di uno stile che appartiene solo a loro, uno stile che qui offre la variabile hard rock. Lokomotive breath è un esempio di canzone a sviluppo concept, una prima parte con il pianoforte solo, a creare lo sviluppo e l'esplosione hard rock della chitarra poi. Così diverso dal successivo THICK A S A BRICK (1972), dove la suite la fa da padrone, secondo lo stile perseguito nel progressive. Con quella copertina a forma di giornale, da sfogliare. Anderson è padrone assoluto, ancora una volta, dopo le concessioni al gran spazio della chitarra elettrica del precedente album. La critica boccia l'operazione, giudicata troppo pretenziosa, ma i Jethro ne escono vittoriosi come non mai. LIVING IN THE PAST (1972) è una doppia raccolta con inediti, una copertina lussuosa ad album e tante foto a colori. Ed è quanto mai opportuno spezzare una lancia anche a favore del seguente A PASSION PALY (1973) che vive di momenti acustici pregevoli perché, bisogna pur ammetterlo, Ian Anderson è un ottimo chitarrista oltrechè cantante dalle doti invidiabili, nonché flautista folle. Anche qui due lunghe suite, come fosse un proseguimento del precedente, a creare una continuità, anche se qui, per la prima volta appaiono ripetizioni e una stesura che non offre sbocchi. A tratti c'è la verve giusta, ma effettivamente mancano le zampate di genialità. Anderson riceve critiche a pioggia, non dall'America che mostra di gradire ancora, ma dall'Inghilterra e Italia, paesi cui tiene particolarmente. Ciò fa si che la band si ritira per un certo periodo, il leader prende casa a Montreux e comincia a pensare al futuro, a un film la cui colonna sonora vede la luce sotto il titolo di WAR CHILD (1974). La formula suite viene abbandonata e tornano le canzoni tra cui il singolo di discreto successo Bungle in the jungle. I Jethro tornano a suonare in Europa e in America e raccolgono ovunque il tutto esaurito. Rigalvanizzato Anderson alza di nuovo la cresta e fa uscire MINSTREL IN THE GALLERY (1975), contraddistinto dalla caratteristica fortunata combinazione voce-chitarra-flauto. Il primo brano supera gli otto minuti ed è una piccola suite, giusto per far capire con chi abbiamo a che fare. Poi, tutto prosegue in scioltezza, come ai vecchi tempi, alla ricerca della magia originaria. Un po' disorientato, Anderson replica con TOO OLD TO ROCK & ROLL TOO YOUNG TO DIE (1976), con una manciata di canzoni discrete, ma non gli è facile restare in pista, affrontando il cambio di generazione e di stile. Sta per arrivare l'ondata punk e Anderson lancia l'allarme già nel titolo. In ogni caso non getterà mai la spugna, questo è sicuro. SONGS FROM THE WOOD (1977) riprende l'antica via, quella acustica, mentre tutti intorno fanno rumore. Anderson si concede una tenuta su un'isola scozzese allevando salmoni. Giusto per non investire tutto nella musica e allentare la tensione. Intanto escono le antologie MU (1976) e REPEAT THE BEST (1977). Anno dopo anno, senza mancare un colpo si susseguono HEAVY HORSES (1978) ancora molto acustico, tra cui Moths e Weathercock, da riascoltare. LIVE BURSTING OUT (1978) mette in luce quanto il gruppo sia ancora amato, e lo testimoniano i presenti del Madison Square Garden di New York nell'ottobre del 1978. Siamo agli sgoccioli, e, rispettando la tempistica, i Jethro fanno uscire STORMWATCH (1979), ultimo atto anni '70, tra problemi di formazione e una innata volontà a non chinare il capo.
(PAGINE 70)
Giordano Casiraghi
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