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 Racconti anni 70

Friday 04 July 2003 - 07:19
SAMBA PA TI (l'ultimo ballo)    

di Emilio Cacciatori
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"Andiamo un po' a vedere in che condizione si trova." Suggerisce Paolo.
Siamo tutti d'accordo. Montiamo sull' "Asina" (è il nome che abbiamo dato ad una vecchia "600 multipla", unico mezzo di locomozione a nostra disposizione, detta così perché sui due fianchi c'è la scritta "ASA", iniziali di una società sportiva e perché la sua velocità di crociera ricorda quella del poco nobile equino.) e ci dirigiamo in località Cava S.Magno, subito fuori le mura del paese, nel garage di proprietà della famiglia di Enzo.
Appena arrivati abbiamo l'impressione di trovarci in aperta campagna, siamo circondati dal verde, forse troppo.
In realtà non si tratta di un garage, ma di un monolocale abbastanza ampio, pieno di cianfrusaglie usato come magazzino.
Ci accorgiamo subito che l'impresa che ci attende sarà ardua.
"Sabato bisogna venire… per dare una ripulita e per vedere… se ci stanno i sorci d'ammazzare…" esordisce Enzo
"Io dico che va bene, basta darsi da fare tutti quanti…" gli fa eco Federico.
Dico la mia: "A corrente come stiamo?"
Enzo: "Ci sta una presa industriale vicino la porta e una lampadina da quaranta watt al centro."
Ci guardiamo tutti in faccia e quasi in coro diciamo: "Si può fare"




SABATO: LA VIGILIA

Sono ormai le dieci di sera quando abbiamo finito di pulire e rassettare il locale. Ci sediamo in cerchio e beviamo una birra.
"Ragazzi… ma voi lo shake lo sapete ballare?"
" Io un po' m'arrangio!" risponde Paolo.
" Fammi un po' vedere?!"
Paolo si dimena sufficientemente bene.
Fabio: "Allora sono capace pure io, guarda!"
Ha le movenze di uno scimpanzé su un ramo d'albero. Dagli altri gli arriva una gragnola di schiaffi e spinte: "Ma vattene!"
Io che mi sento più preparato dato che a casa come c'è un po' di musica mi metto a ballare, dico:
"Guardate, basta ripetere sempre questi quattro movimenti."
Tutti rimangono a guardare neanche avessero davanti Don Lurio.
Federico: "Aspetta…com'è quando ti giri?"
"Alzati e balla con me se no non impari mai!" Suggerisco.
Federico si mette a ballare in principio un po' goffamente, poi piano piano riesce a muoversi sempre meglio.
"Fai provare un po' pure me" fa Cesare.
Fabio: "No appresso tocca a me eh!"
Cesare: "No tocca a me!"
Enzo: "No a me!"
Tutti cominciano a strattonare e a dare delle spinte, hanno una voglia pazza di ballare con me!
Fabio: "Ah si? Allora io me ne vado, però tu sei stronzo!…" rivolgendosi al sottoscritto: "…perché hai detto che ballavi con me, lo sai che l'ho chiesto prima io?!"
Devo riportare la calma: "Aoh! Ma che siete impazziti? Mettetevi in riga e balliamo tutti insieme su!"
Tutti ubbidiscono meno Fabio che con la faccia offesa si va a mettere vicino la porta d'uscita.
Su una mensola c'è una vecchia radio a valvole, l'accendo, dopo qualche minuto si comincia a sentire qualcosa: "…solo su Supersonic, adesso vi faremo ascoltare Elton John in -Suterday night allright-…" urla il conduttore.
E' un rock micidiale, quello che ci vuole. Metto a tutto volume e iniziano le danze, anche Fabio a cui ho fatto il cenno di accostarsi rientra nel " branco dei lupi saltellanti."



Torno a casa che è ormai mezzanotte, m'infilo al letto ma non riesco a dormire subito, sono troppo eccitato pensando a quello che può succedere domani, così accendo la tv, c'è il telegiornale, sul video c'è l'immagine di Paul Getty Junior, è ancora in mano ai sequestratori. Qualche giorno fa stavo con i miei amici discutendo proprio di questo rapimento e del ritrovamento dentro una busta di un pezzo d'orecchio del sequestrato, poi Fabio ha chiesto come aveva fatto a perderlo,e allora abbiamo abbandonato la discussione.
Raramente parliamo d'attualità, tanto meno di politica: pochi di noi sanno chi è il nostro Presidente del Consiglio. Pensiamo solo alle ragazze, sono la nostra ossessione, l'unica cosa per la quale vale vivere…dopo il calcio naturalmente.
Scorrono immagini sempre più confuse sul video, i miei occhi si fanno pesanti, il cronista parla di "commando arabo", di "Settembre Nero", di ostaggi all'aereoporto. All'improvviso bussano alla porta, salto dal letto, mi chiedo come mai mia madre non si è svegliata con tutto questo baccano. Vado ad aprire senza domandare chi è. Davanti a me si presenta una ragazza che devo avere gia visto da qualche parte…certo, la incontro spesso dal giornalaio, compra sempre "Lancio Story", è molto carina. Stranamente non mi sento imbarazzato di stare in pigiama: "Ti prego fammi entrare, m'inseguono!", mi supplica lei con le lacrime agli occhi.
"Va bene entra…ma chi ti insegue?"
"Settembre Nero…Settembre Nero…"
"Ma allora stavi sull'aereo?!"
"Si! Ma adesso aiutami…sotto il letto andrà benissimo."
E si nasconde senza neanche aspettare il mio consenso.
Non so che fare, intanto bussano di nuovo alla porta, il mio cuore è in tumulto.
"Apri! Altrimenti buttiamo giù la porta con una bomba a mano!"
"No, no…siete pazzi? Non lo fate, così svegliate mamma e nonna!"
Apro aspettandomi la sventagliata di un mitra. Mi trovo di fronte due uomini incappucciati: "Siete di Settembre Nero?"
Quello che sembra il capo risponde: " Lui si, io invece sono di giugno!"
Entrano come due furie, mettono la mia camera a soqquadro ma non guardano sotto il letto, poi aprono la finestra e saltano giù.
Mi affaccio per vedere se sono andati via, in strada non c'è nessuno. Tiro un sospiro di sollievo e mi preoccupo di tranquillizzare la ragazza: "Adesso puoi uscire, sono andati via!" nessuna risposta: "Ragazza…hei ragazza?" mi abbasso per vedere come mai non risponde: "Hei, dico a te…" ma sotto il letto non c'è niente, solo un ciondolo d'argento, attaccato al quale vi è un dente di leone. Non mi dò per vinto e seguito a chiamare: "Ragazza…ragazza…dove sei andata?" in lontananza sento la sua voce: "Nino…Nino…Nino…" piano, piano la voce si fa sempre piu vicina e forte e più diventa forte, più è rauco il suo timbro: "Nino…Nino…te possino acciaccatte, ti vuoi svegliare?" E' mia madre, mi sta svegliando con il suo solito "modo gentile", accidenti era un sogno, sembrava così vero!
Guardo l'orologio, sono le 10, è maledettamente tardi, avevo promesso agli amici che a quest'ora ci dovevamo vedere in piazza per comprare le paste e le bibite.
Mi precipito in bagno, mi lavo alla meglio e indosso le prime cose che trovo nell'armadio. Questa mattina non è importante il mio aspetto, lo sarà oggi pomeriggio.
Arrivo in piazza che sono ormai le 10,30, vedo "l'Asina" parcheggiata sotto un albero, i miei amici hanno già comprato tutto, saliamo a bordo e ci avviamo verso il "nostro covo".
Passiamo davanti all'edicola ed è qui che la vedo, lei la ragazza inseguita, all'improvviso mi ricordo del sogno. Ho letto da qualche parte che Freud ritiene che i sogni siano in qualche modo premonitori del nostro destino, o qualche cosa del genere. Ma cosa c'entra il dente di leone?
Sono assorto nei miei pensieri, ma non tanto per non accorgermi che Federico e Paolo chiamano la ragazza per nome e la salutano:
"Come?…voi conoscete quella ragazza?"
"Certo! Si chiama Jenny, ma oggi la conoscerai anche tu perché viene alla festa pure lei." Rispondono i due quasi in coro.
"Non mi state prendendo per il culo vero?…Mi riprendo a malapena dalla sorpresa: " non ci posso credere…pensate ragà…stanotte…" Racconto così il sogno che ho fatto, cercando di farli partecipi della mia meraviglia di fronte a questa eccezionale coincidenza:
" …Solo che non riesco a capire che significato può avere il ciondolo col dente di leone?"
"Di tigre!" mi corregge Cesare.
"Come?…"
"Ma si di tigre, ma non lo sai che quest'anno le ragazze portano amuleti di tigre? Va di moda!" Cesare è sempre stato molto attento alle nuove tendenze.
"Si vabbè… di tigre, di leone, di pantera, però non mi spiega ugualmente niente." Rispondo abbastanza seccato perché non riesco a risolvere l'arcano.


Arrivati al nostro "covo" scarichiamo i viveri e li predisponiamo su un tavolaccio che abbiamo preventivamente lavato e foderato con carta bianca.
Noto sopra ad un altro tavolo più piccolo una "fonovaligia" aperta con a fianco una pila di dischi e domando:
" Di chi è quel giradischi?"
" Di Stefanuccio !" risponde Giulio.
" E come avete fatto a farvelo dare, lo avete picchiato? " chiedo perplesso.
" Non ha voluto nemmeno i soldi, però…"
" Però che?" chiedo sospettando la fregatura.
" Ce lo ha prestato a condizione che possa venire alla festa pure lui e suo cugino"
" Ma se Stefano ha appena tredici anni ?!…"
" Si però il cugino ne tiene diciotto!" Mi risponde Federico pensando che questo mi consoli.
" Andiamo bene…" faccio io rassegnato.
Mi guardo intorno e mi sembra che dopotutto il nostro lavoro è stato encomiabile. Forse un ultimo ritocco: si può dare un aspetto meno triste all'unica lampadina presente nella stanza.
Mi viene un'idea geniale, in mezzo alle cianfrusaglie che abbiamo tolto, ricordo che c'era un pesciolino di plastica rossa a forma di palla, vuoto all'interno, togliendo uno spicchio potrei provare ad infilarci la lampadina. Trovo il pesciolino e in due minuti l'operazione è compiuta, accendo l'interruttore e la stanza s'illumina di un tenue colore vermiglio, sembra di stare al night.




LA FESTA

Eccoci qua! L'ora fatidica è ormai scoccata, sono le tre del pomeriggio, nessuno di noi regge l'emozione: Luciano entra ed esce in continuazione dalla stanza imitato da Cesare che ha già fumato cinque sigarette in un'ora.
A renderci tutti più nervosi concorre la presenza del cugino di Stefano, bulletto della periferia di Roma, che ci propina in continuazione consigli sul comportamento da tenere per essere un perfetto playboy:
"A ragà…qua se non mettete sul tavolo almeno una bottiglia di Chivas ci fate la figura dei burini!"
Qualcuno cerca di spiegargli che forse le ragazze di Roma avrebbero apprezzato, ma qui in paese è un po' diverso. Ma lui insiste:
"Ma che dite? Le ragazze sono tutte uguali. Almeno per rimorchiarle ce l'avete il mezzo?"
"Che mezzo?" domandiamo.
"Insomma se dopo la festa le volete caricare , ce l'avete una macchina?"
"Ci abbiamo l'Asina."
"L'Asina?…"
"E' una 600 multipla." Precisa Federico.
" Beh, se non ci sta niente di meglio…"
Mi sorprende come tutti quanti diano corda a quest'imbecille di romano. Riconosco che il mio è un misto di gelosia e paura che le ragazze si offendano per colpa di un atteggiamento troppo "spinto" di questo ragazzo, che ai nostri occhi appare come un marziano.
Sembra che anche Paolo riesce a comprendere il pericolo:
"Senti, come ti chiami?"
"Mi chiamo Dino!"
"A Dino, una bottiglia di cognac l'abbiamo! Ma qui non rimorchia niente nessuno, capito?"
"Vabbè, vabbè, io lo dicevo per voi, a me che me frega?"
Dino si allontana verso il tavolo delle bevande, trova la bottiglia di cognac e se ne versa subito due dita dentro un bicchiere di carta, poi ci guarda, si stringe nelle spalle e dice: "Peggio per voi!"
Paolo ci convoca in disparte:
"Bisogna tenerlo d'occhio, come vediamo che sgarra lo buttiamo fuori."
E' ormai passata più di mezz'ora.
Cesare sta di vedetta alla finestra: "Eccole! Eccole! stanno arrivando...ma sono tante, almeno quindici, bisogna chiamare gli altri maschi!"
" Ma non dire cazzate!" lo tranquillizzo: "Più sono e meglio è!"
"Ma che fanno? Stanno tornando indietro!" grida Federico, anche lui sbirciando.
All'improvviso tutti ci accalchiamo dietro i vetri presi dall'angoscia.
Cesare: " No adesso…adesso…vengono avanti."
Luciano: " Bisogna che qualcuno esca fuori e vada a vedere che sta succedendo!"
Enzo e Paolo: "Andiamo noi!"
Io mi metto davanti all'uscio della porta aperta, come a dare un sostegno morale ai miei compagni. Gli altri si accalcano di nuovo alla finestra, ma sono costretti a pulire prima i vetri appannati dai loro aliti pesanti.
Sembra che la missione di Enzo e Paolo sia andata a buon fine, infatti si vedono le ragazze avanzare verso il "covo" anche se con passo incerto. All'improvviso sentiamo degli strani grugniti venire dal fondo della stanza. E' Dino, ormai completamente ubriaco, sta gonfiando pericolosamente le gote, pronto a vomitare tutto il pranzo ciociaro, notoriamente "pesante", composto di tre etti di fettuccine con il sugo di maiale e con tutto quello che segue.
Bisogna fermare le ragazze per darci modo di occultare il "cadavere" fuori dalla stanza. Non c'è più tempo, oramai le invitate sono ad una decina di metri dall'ingresso.
"La finestra!" urla Luciano, capiamo al volo, Stefano apre la finestra raccomandandosi di farlo uscire con i piedi in avanti, troppo tardi, non c'era tempo, Dino viene messo fuori dalla finestra a testa in giù, comunque il salto non è stato superiore al metro e venti. Richiudiamo appena in tempo, le ragazze fanno il loro ingresso nel "covo".
L'aria è fredda e pesante, cerchiamo in tutti i modi di rassicurare le ragazze che stazionano comunque molto vicino alla porta. Abbiamo quasi voglia di alzare le mani per mostrare che non siamo armati.
Paolo chiude la porta, quindici urla di terrore riempiono la stanza, Paolo riapre la porta all'istante e implora il perdono: "Scusate…scusate tanto!"
Si passa così alla fase delle presentazioni, fa da cerimoniere Enzo che già conosce tutte le ragazze:
" Nadia." La conosco, nell'ambiente è soprannominata "scapoccio" dal dialetto, parola che identifica una persona che distorce le parole o ne fa un uso improprio. Quando l'abbiamo invitata ha accettato con entusiasmo pronunciandosi così: " Vengo volentieri perché la vostra LOCOMOTIVA mi è sempre piaciuta."
"Lella." Minuta e carina, è nel mirino di Federico e Fabio, è forse troppo riservata ma non antipatica.
"Mirella." È "fidanzata" formalmente con Luciano, proprio così, la maggior parte dei loro discorsi fino ad oggi se li sono scambiati per "procura" o con messaggi scritti.
"Marcella, Ramona, Jenny…" E' lei, non l'avevo vista entrare, la ragazza del sogno. Enzo seguita nelle presentazioni ma io rimango a fissare lei che non ricambia lo sguardo, da vicino è ancora più bella.
Mi accosto al tavolo e mi verso della limonata nel bicchiere, poi cerco di portarlo alla bocca senza far notare il tremolio della mano, non ci riesco, sono teso come una corda di violino.
"E' limonata?" mi chiede Franca, tipo simpatico ma con una reputazione di ragazza facilmente abbordabile, la leggenda dice che quando balla i lenti se non ti "sente" abbastanza eccitato smette di danzare e ti lascia come un salame in mezzo alla sala.
"Ehm si…te ne verso un po'?"
"Grazie!" risponde lei dondolando i fianchi a tempo di musica e mordendosi il labbro inferiore.
Queste sono situazioni che noi maschietti vorremmo non accadessero mai. Perché dobbiamo tenere sempre nei confronti delle ragazze un atteggiamento distaccato, poco incline alle smancerie, da duri insomma, è una cosa che non capirò mai, ma mi adeguo.
E' implicito che Franca con la richiesta di versargli la limonata ha anche scelto chi dovrà essere il suo primo cavaliere.
Mi salva Giulio, perennemente "allupato", vuole toccare con mano (in tutti i sensi) le provocanti abitudini di Franca: "Permetti questo ballo?" Lei senza togliermi lo sguardo di dosso avvinghia Giulio nelle sue spire, come a dirmi: "Cosa ti sei perso!"
Il mio pensiero torna immediatamente a lei, è ancora ferma lì dove il mio sguardo l'aveva lasciata. Cerco di risolvere il senso del sogno osservando ogni particolare del suo aspetto, nel suo vestire, se indossa qualcosa che possa ricondurre a quel dente di tigre.
"Alone again" è la canzone che sta girando sul piatto della fonovaligia, è un pezzo molto bello di Gilbert O'Sullivan, si sentono dei gridolini di approvazione delle ragazze e questo mi rende orgoglioso perché è uno dei dischi che ho scelto io al negozio quando li abbiamo comprati.
Devo assolutamente parlare con Jenny, siccome sento che la musica sta terminando cerco disperatamente un altro "lento", trovo "Goodbye yellow brick road" di Elton John, lo inserisco sul piatto appena finito il pezzo precedente, mi volto ma non la vedo più, no eccola sta ballando con L., maledizione, proprio adesso che avevo deciso…, ma io dico sei venuto per Mirella, vai a ballare con Mirella…, devo restare calmo, ballerò con lei il prossimo giro.
Intanto mi passano davanti Giulio e Franca, sento lei che dice: "Ma che hai in tasca?" Giulio risponde con sorriso beffardo: "Non lo immagini?" E Franca: "Ma a me sembra una chiavetta, se la puoi togliere mi fai un favore perché mi sta facendo male alla pancia!" Giulio si volta di scatto per vedere se sto ascoltando la conversazione, ma sono abbastanza svelto per camuffarmi da distratto.
La sfortuna mi perseguita, dopo il lento le ragazze pretendono uno "svelto", chi cerca tra i dischi non trova di meglio che "Prisencolinensinainciusol" di Celentano.
Balliamo tutti, come ad esorcizzare l'ultimo strato di tensione. Mi faccio forza e mi accosto a lei:
"Ciao!"
"Ciao!" fa lei con un sorriso.
"Mi chiamo Nino."
"Lo so!" questa risposta mi lascia secco.
"Come lo sai?"
"Ci hanno presentato prima no? E poi già ti conoscevo di fama."
Sto quasi per stramazzare, mi fermo un attimo di ballare: "Come di fama?"
"Si, insomma le mie amiche mi hanno detto che sei tu l'esperto dei dischi."
Non so come l'hanno saputo, però è meglio non indagare oltre, rischio di fare la figura dello scemo.
Riprendo a ballare: "Senti, io invece ti conosco di vista e t'incontro spesso dal giornalaio…" mi viene un'idea: "A proposito, ieri dopo che sono uscito dall'edicola, ho trovato per terra un ciondolo…sai quei portachiavi con il dente di tigre attaccato che vanno tanto di moda quest'anno?"
"Di leone!" obietta lei.
"Come di leone…ah si…si, si…di leone, io che ho detto? Di tigre? Volevo dire di leone!" il mio pensiero va a quel "capiscione" di Cesare: "Allora dicevo, il ciondolo con il dente di leone che ho trovato, ho chiesto in edicola se l'aveva perso qualcuno, invece niente. Non è che per caso è il tuo?"
"No! A dire il vero non è il genere di cose che mi piace avere."
"Ah…bè… pazienza, quindi proprio non ce l'hai… dico…neanche a casa?"
"Neanche a casa!"
Niente da fare, eppure quel dente di leone qualcosa c'entra. Nella mia vita tutti i sogni che ho fatto hanno poi avuto una spiegazione, un riscontro il giorno dopo. Questa ragazza mi piace molto, il fatto di sapere in anticipo quale potrà essere il mio futuro con lei sarebbe fondamentale. Forse la soluzione non è da trovare nel dente di leone, ma nel leone stesso:
"Potresti dirmi di che segno sei?"
"Indovina!"
"Leone!"
"Ma ti sei fissato con questo Leone? Sono dei Gemelli!" A questo punto mi arrendo.
Intanto il disco di Celentano finisce la sua corsa. Lei mi fa una richiesta:
"Per piacere potresti mettere un altro svelto?"
Lo ha chiesto in modo che è impossibile non accontentarla.
Mi avvicino al giradischi, trovo lo "shake" ma mentre lo sto posizionando sul piatto, vengo spintonato via dai miei amici che s'impossessano dell'apparecchio e inseriscono il loro "disco-totem": "Infiniti noi" dei Pooh. Mi volto verso di lei cercando la sua comprensione, invece mi brucia l'orgoglio guardandomi con spregevole pietà.
Non mi resta che affogare la tristezza fumando una Marlboro, sigaretta dei giorni festivi, un lusso a cui non posso dedicarmi con frequenza, mi accontento durante la settimana di consumare le modestissime MS.
Mi metto vicino alla finestra, riflettendo su ciò che mi è successo nell'ultimo quarto d'ora, d'improvviso una voce stridula vicino al mio orecchio mi fa sobbalzare: "Che mi fai accendere?" E' Nadia "scapoccio", mi sento sempre peggio! Prendo i "Minerva", ne accendo uno e lo avvicino alla sua bocca, solo adesso mi accorgo che non ha la sigaretta tra le labbra: "Ma che me fai fumà… senza damme la sigheretta?" accenno ad un finto sorriso e gliene offro una:
"Che è Marbo…? Allora me la fumo dopo. Oh, ma che tu la senti sta puzza de gas?"
Rispondo senza riflettere: "No, non sento niente!"
"Oh, eppure io la sento!" risponde Nadia allontanandosi.
Faccio un grosso respiro di sollievo, questo fatto mi fa accorgere della puzza di gas che diceva "Scapoccio". Viene da fuori, mi affaccio alla finestra e scopro che non è gas, ma Dino, disteso sotto il davanzale semi coperto dal proprio vomito. Chiamo Stefano, gli spiego la situazione e lui si precipita fuori a mettere riparo. Intanto cerco con il corpo di coprire la visuale esterna alle ragazze, non c'è pericolo oramai non mi "fila" più nessuno e nessuno guarderà dalla mia parte.
Il tempo passa inesorabile, fuori è quasi buio. Nell'ultima mezz'ora si ballano solo "lenti" e quasi tutti hanno contratto promessa d'amore con il proprio partner. Io faccio parte dei pochi esclusi, sono depresso, mi consola solo il fatto che anche lei appartiene al mio "club" esclusivo.
Qualcuno ha proposto di fare il "Giuoco della bottiglia", un classico delle feste in casa, che non ha altro scopo se non quello di scoprire chi sta con chi , a chi piace chi e se chi viene corrisposto.
Sono scelto dalla sorte ben quattro volte, per non dare adito a chiacchiericci di mie presunte preferenze, do il primo bacio alla ragazza più vicina alla mia sinistra per poi seguitare con le altre in ordine orario. Lei è la quinta, non vorrei che la fortuna mi abbandonasse proprio adesso.
Passano i giri, passa il tempo, il giuoco sta per finire e il collo della bottiglia non indica il mio corpo. Ma succede qualcosa di sorprendente: Per la prima volta la strana roulette sceglie lei, che rimane fissa qualche attimo ad osservare la bottiglia, poi volge gli occhi verso di me, si alza in piedi, mi viene incontro lentamente seguendo il diametro che ci divide, si china senza togliermi lo sguardo di dosso e bacia…Stefano. Si, si, proprio Stefanuccio che si è seduto alla mia destra per dirmi all'orecchio che "l'affare Dino" è risolto.
A questo punto dovrei sentirmi ancora più depresso ma non è così. Perché ha agito in quella maniera? Mi ha voluto mandare un messaggio? Che coglione che sono! Si ma sono un coglione perché è chiaro che mi voleva mandare un messaggio e ancora non l'ho capito? O sono un coglione perché credo che mi voleva mandare un messaggio? L'unica cosa che mi è certa è che SONO un coglione!
Adesso che faccio?
Sono quasi le sei, le ragazze stanno per andare via, riusciamo a trattenerle promettendo ogni volta che il prossimo sarà l'ultimo ballo. Passa il tempo ma non riesco a trovare il coraggio di avvicinarla per esternargli i miei sentimenti. Forse spero che sia lei a fare il primo passo, sarebbe tutto più facile Ma non c'è più tempo.
"Ma che è ancora sta' puzza?" dice ancora Nadia.
Io e Cesare ci precipitiamo alla finestra ma Fabio non si vede: "La puzza non viene da qui, sembra odore di merda!" Osserva Cesare "Già…a proposito, vanno di moda i denti di tigre è?!… no di leone, la puzza che senti è la figura di merda che hai fatto fare a me!" Mi allontano lasciando Cesare a riflettere su cosa volessi dire.
Scopro da dove viene il cattivo odore: "Il pesciolino di plastica sta andando a fuoco! La lampadina, spegnete la lampadina!"
In pochi secondi riusciamo a spegnere il principio d'incendio. L'ambiente è però diventato irrespirabile. Le ragazze si infilano il cappotto per andare via, tutte tranne Franca che non riesce a svincolare dalla morsa di Fabio.
Salutiamo le ragazze fuori dalla porta. E' il suo turno, stringo la sua mano più forte e più a lungo come a mandarle un ultimo e disperato messaggio, ormai sono innamorato cotto!
Le vediamo sparire dietro la curva, tutte si sono voltate a guardarci, tutte meno lei, non è il tipo che si volta!
Rientriamo dentro, vedo gli amici che ridono, mimano balli improbabili con scope e sedie, si sfregano le mani per i risultati raggiunti durante la festa:
"Ho fatto cinque balli di seguito con Franca, ho pensato che non volesse staccarsi più!" Dice Fabio orgoglioso.
"No, è che s'è addormentata e non te ne sei accorto!" Risponde Luciano.
Sono tutti allegri, tutti tranne me.

Dopo aver dato una rassettata al "Covo", mettiamo ai voti il voler finire la serata in una pizzeria. Quasi tutti votano per andare, ma io non me la sento. In questo momento ho solo bisogno di allungarmi sul letto e riflettere.
Saluto tutti, mi avvio a piedi verso casa. Sono quasi arrivato quando vedo sbucare da un vicolo proprio lei. Non credo ai miei occhi, li massaggio per essere sicuro di non sbagliare. Lei cammina a testa bassa, le sono a pochi metri ma ancora non si è accorta di me:
"Hai perso qualcosa?"
"Oh ciao! …si credo di aver perso le chiavi di casa. Adesso mi trovo in un bel guaio, perché se non torno a casa prima che arrivino i miei genitori stasera le busco."
"E' proprio un bel guaio! … non è che le hai lasciate giù alla festa?"
"Ho paura di si!"
"Vabbè… andiamo, ti accompagno io, se ci sbrighiamo forse troviamo ancora aperto!"
"D'accordo andiamo!" Fa lei decisa.
Questa complicità condivisa mi rende estremamente felice. Sentivo che questa storia non poteva finire così.
Mentre percorriamo il tragitto a ritroso guardiamo a terra con la speranza di trovare le chiavi. Ma in fondo al mio cuore faccio il tifo perché ciò non avvenga troppo presto.
Siamo quasi arrivati, il piccolo fabbricato spunta da dietro gli alberi. All'improvviso vediamo la porta che si apre, due figure avvinghiate tra loro escono sbandando a destra e a manca cercando di guadagnare il centro della stradina. Jenny mi trascina dietro una siepe d'oleandro: "Zitto, non ci facciamo vedere!"
Ho riconosciuto i due, sono: Dino, sempre ubriaco e Stefano che pur essendo molto più basso e gracile cerca di sostenere in piedi suo cugino. Non ci sarebbe quindi niente d'aver paura, ma il gioco mi piace e desidero che duri.
Stanno passando davanti alla "nostra" siepe. Lei, non so se inconsciamente, prende la mia mano e la stringe tremando. Dino sussurra: "Dove andiamo? …dove mi porti?… Non ce l'hai il mezzo?"
Stefano: "Ma vuoi stare zitto?… era meglio che non ti portavo con me!"
Dino: "Prendi il mezzo che carichiamo due ragazze…ce l'hai il mezzo?…"
I due si allontanano, quando non sentiamo più le voci usciamo da dietro la siepe sempre tenendoci per mano.
Arrivati di fronte all'ingresso del covo ci accorgiamo che la porta è chiusa a chiave, lascio la sua mano e suggerisco: "Aspetta qui, io vedo se la finestra al lato della casa è aperta."
"No io ho paura a restare qui da sola!"
"D'accordo allora vieni con me!"
Mentre giriamo dietro la casa si sente in lontananza il latrato di alcuni cani. Lei si aggrappa questa volta al mio braccio, che meravigliosa sensazione!
Siamo fortunati, la finestra è appena socchiusa, l'apro facilmente. Scavalco la soglia e aiuto lei ad entrare. Sorreggendola per non farla cadere mi accorgo che peserà si e no quarantotto…massimo cinquanta chili.
Accendo la luce, lei si dirige vicino al tavolo delle vivande dove ha trascorso la maggior parte del tempo, si guarda intorno e moderatamente grida: "Eccole!"
Ha trovato le chiavi, i suoi occhi brillano di gioia. Voglio dimostrare di essere premuroso: "Va bene, adesso però andiamo via se no i tuoi genitori rientrano prima di te."
Arriva una risposta sorprendente: "Oh ancora c'è tempo…sentiamo qualche disco e poi andiamo."
Rimango un attimo a bocca aperta, mi riprendo e farfuglio: "Si…si…ehm, che metto?"
"Un lento va bene, ti va di ballare?" propone lei con la testa china come a vergognarsi.
"Certo!" rispondo non modificando l'espressione da ebete.
Tra i dischi ammucchiati sul tavolo l'unico vinile che non è sporco di crema al cioccolato o bagnato dalla spuma è "Samba pa ti"dei Santana, lo metto sul "piatto", inizia la musica, alla quarta nota lei si avvicina e seguitando a tenere lo sguardo abbassato passa le braccia intorno al mio collo e appoggia il capo sul mio cuore, è qui che ho il sospetto che gli piaccio. Era ora! dirà qualcuno, non ci posso far niente, io sono fatto così.
Provo a sciogliermi raccontandole il sogno della notte prima: "Devi sapere che questa notte…"
"Zitto, non parlare, ti prego!"
Faccio "si" con la testa, per non disturbarla. Anche io chiudo gli occhi e mi faccio trasportare dalle note.
La musica è finita, lei alza il viso e mi guarda: "Che pezzo meraviglioso! Domani vado a comprarlo!"
Non ci penso due volte: prendo il disco, cerco e trovo la sua copertina e dico: " Se tu permetti vorrei regalartelo, ti prego accettalo, per ringraziarti della bella serata che mi hai fatto pass…"
E' incredibile! Non ci posso credere, sulla copertina è impressa la testa grandiosa, imponente, maestosa del re della jungla, con le fauci aperte, i suoi canini sono uguali a quello del ciondolo nel sogno.
Provo a spiegarlo a Jenny: "Guarda…guarda…il l…"
Poi improvvisamente ricordo cosa è successo l'ultima volta che gli ho nominato la parola LEONE e cambio tutto.
"…ti prego accettalo!"
Lei mi guarda come si guarda un marziano e mi dice: "Va bene, grazie!" e mi dà un bacio.
Ci sarà tempo per raccontarle tutto. Usciamo dal "covo", questa volta dalla porta, in silenzio percorriamo il buio viale senza dire niente, carichi ancora delle incertezze che la nostra età ci regala,
anzi, da questa sera ne ho una in meno, sempre che Freud abbia ragione.


"Della prima festa tutti ricordano il primo ballo, io… l'ultimo."
Emilio Cacciatori
(PAGINE 70)

 

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