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Tuesday 27 May 2003 - 10:15
Mio padre Enrico Simonetti    
di Claudio Simonetti
Sono passati 25 anni dalla scomparsa di mio padre Enrico (29 Gennaio 1924-28 Maggio 1978) ma di lui ho sempre un ricordo molto vivo dentro di me anche perché più passano gli anni e più mi sembra di assomigliarli parecchio.
Musicista, attore, showman, oltre che essere un grande professionista, mio padre era soprattutto una persona estremamente simpatica, gentile ed affabile con tutti e riusciva a trasmetterlo anche dalla televisione al pubblico, che tuttora lo ricorda con grande affetto.
Oltretutto mi capita spesso di rivederlo in TV in qualche vecchio programma ritrasmesso dalla RAI.
Essere cresciuto con mio padre, prima in Brasile (dal 1952 fino al 1963) e poi in Italia, nell'ambiente dello spettacolo, mi ha molto influenzato positivamente fin da bambino e sicuramente da lui ho assimilato tantissimo ed è per questo che oggi mi sento molto di assomigliarli, sia caratterialmente che artisticamente.
Mio padre ha sempre voluto che studiassi la musica seriamente, cosa che ho fatto.
Mi ha fatto iscrivere al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma dove ho studiato pianoforte e composizione e anche se contemporaneamente suonavo con vari gruppetti rock, lui mi ha sempre dato tutta la sua approvazione e a questo proposito mi ricordo ancora quando mi comprò il mio primo organo Hammond (quello dietro di me nella mia foto con la chitarra).
Sono stato molto fortunato ad avere un padre così, nonostante non sia stato facile agli inizi essere un figlio d'arte, cosa che per certi versi può essere considerato un "handicap", contrariamente a quello che la gente pensa.
Infatti, per molti anni sono stato identificato come…il figlio di Simonetti e la cosa devo dire mi infastidiva uun bel pò, ma fortunatamente ho superato presto questa fase anche grazie al fatto di essermi dedicato ad un genere completamente differente dal suo e che mi ha dato una identità ben precisa e diversa.
Effettivamente il pubblico si aspetta sempre qualcosa di "speciale" dai figli d'arte, che vogliono intraprendere la stessa carriera dei loro illustri genitori, e sicuramente devono dimostrare qualcosa in più rispetto agli altri, per non sembrare "raccomandati speciali.
Per questo mio padre non mi ha mai presentato in televisone con sé, proprio per evitare questo confronto che avrebbe sicuramente avuto il sapore del figlio "raccomandato" però, al contrario, dietro le quinte mi aiutava molto.
Se oggi lavoro con il cinema lo devo a lui visto che spesso mi faceva suonare le tastiere in studio durante le sue incisioni per i film e quindi avevo imparato come si realizzavano e si registravano le colonne sonore prima ancora di cominciare a scriverle io stesso.
Una volta, nel 1974, al mio ritorno dall'Inghilterra dove ero stato per parecchi mesi con i Goblin (allora ci chiamavamo Oliver e avevamo appena registrato delle "demo" a Londra), mio padre ci portò alla casa discografica Cinevox dove ci fecero registrare il nostro album (Cherry-Five) e da lì…. il resto è storia e così, se i Goblin sono esistiti lo dobbiamo soprattutto a lui.
Quindi devo dire di aver avuto, oltre che un grande padre, un grande maestro di vita e mi dispiace che se ne sia andato così drammaticamente e prematuramente (aveva solo 54 anni), chissà quante altre cose avrei potuto imparare e fare con lui, ma la vita è così, ti dà e ti toglie, e purtroppo non possiamo cambiarla ma anzi dobbiamo cercare di viverla nel miglior modo possibile, proprio come faceva e mi aveva insegnato lui.
Era veramente una persona "speciale" che non si poteva che amare, così ce lo ricordiamo io e mia sorella Simona (che scrive sceneggiature per il cinema e la televisione) e tutto il pubblico che lo ha seguito sempre durante lo straordinario periodo della "prima" televisione.
Per PAGINE 70:
Claudio Simonetti
 
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