|
Monday 19 May 2003 - 10:23
Renzo Pasolini    
di Stefano Vigorelli
Accento romagnolo, occhialoni e sguardo da Pierino, Renzo Pasolini è un tipo che suscita simpatia fin dal primo sguardo.
E' simpatico, estroverso, brillante e ama la vita: chiacchierare, raccontare barzellette, bere, fumare, giocare a biliardo, fare tardi la sera e alzarsi il giorno dopo a mezzogiorno.
Gareggia in moto non per vincere e basta, ma per il puro piacere di correre. Non è nella sua filosofia risparmiarsi, fare calcoli o cercare di incanalare e gestire il suo straripante talento per costruire passo dopo passo un risultato importante. E' per questa ragione che gli manca l'acuto nelle classifiche mondiali, ma proprio per questo è naturale che la gente vada matta per lui.
"Paso" nasce a Rimini il 18 Luglio 1938, in una casa dove le moto sono pane quotidiano: il padre Massimo è centauro, mentre Renzo stesso comincia a farsi le ossa a 20 anni in motocross. E' qui che viene forgiato il suo stile di guida particolarmente battagliero e il suo modo un po' violento di trattare la moto.
L'altra sua passione è il pugilato, ma la moto avrà il sopravvento: nel 1962 "Paso" passa dal cross alla velocità mettendosi in luce su Aermacchi 175.
Intanto a 23 anni, durante il servizio militare in Sardegna, Renzo conosce la donna della sua vita. Si chiama Anna ed è un'insegnante. Dal matrimonio avrà due figli: Sabrina e Renzo Stefano.
Nel 1964 "Paso" coglie i primi punti nel Mondiale delle 350, ma fa fatica a emergere con il suo mezzo in Italia e in Europa. MV Agusta, Honda e Yamaha sono le moto più veloci e hanno in sella i campioni più veloci del lotto: Giacomo Agostini, Mike Hailwood e Phil Read. L'Aermacchi non è sufficientemente competitiva e fino al 1966 i migliori risultati sono due piazze d'onore, ma nel 1967 Renzo ha l'opportunità di accasarsi con la Benelli e dare battaglia ad Agostini.
Pur rimanendo i due essenzialmente amici, la rivalità e gli "sfottò" sono all'ordine del giorno: e così tra i tifosi italiani nascono due partiti contrapposti: gli "Agostiniani" e i "Pasoliniani". Quelli del lombardo "Ago" apprezzano il suo comportamento molto professionale, la tecnica nella guida e la preparazione approntata in anticipo studiando il più possibile i circuiti. Quelli del romagnolo "Paso" adorano invece la sua combattività, quel suo essere impulsivo, istintivo e la sua formidabile staccata in fase di frenata.
Pasolini è spesso davanti al rivale, ma pur riportando le sue prime tre vittorie nel Mondiale 250 del 1969 nei Gran Premi di Olanda, Germania Est e Cecoslovacchia non riesce a mettere le mani sul titolo iridato. E' comunque Campione d'Italia delle classi 250 e 350.
La prima stagione degli anni '70 lo vede solo secondo nelle 350 sugli stessi tre circuiti dove l'anno prima ha primeggiato nella classe inferiore, ma chiude comunque sul gradino più basso del podio in classifica generale.
Nel 1971 è di ritorno all'Aermacchi, ormai Harley Davidson, una moto finalmente all'altezza della situazione. Mentre il primo anno è deludente, nel 1972 Renzo è beffato da Jarno Saarinen che lo sopravanza di un solo punto nella classifica delle 250 nonostante tre vittorie in Italia, Jugoslavia e Spagna e altri cinque podi, lasciandogli solo l'inutile seppur prestigioso "titolo" di Vicecampione del Mondo.
Quel Gran Premio delle Nazioni di Monza del 20 Maggio 1973 è quindi per Pasolini un'opportunità unica, a ormai 35 anni, di prendersi una giustificata e personale rivincita sull'asso finlandese.
Il nostro è in gran forma nella gara delle 350, risucchia 11" ad Agostini, lo supera ma deve ritirarsi a quattro giri dalla fine.
Ancora concitato dalle traumatiche vicende della gara precedente, "Paso" prende il via nella corsa delle 250 scattando come un fulmine e alla prima curva è davanti a tutti, quando il dramma si compie. Una spaventosa caduta che coinvolge gran parte del gruppo non viene documentata dalle immagini televisive, ma solo da qualche fotografia che non consente di dare una spiegazione soddisfacente del tragico incidente. Jarno muore sul colpo, "Paso" lo segue dopo qualche istante.
Nel pezzo su Saarinen ( http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=177 ) illustriamo alcune tesi sulle cause della disgrazia. Aggiungiamo le recenti testimonianze di Walter Villa, che semplicemente crede che Pasolini abbia grippato ma non sia caduto e dunque sia stato tamponato da chi lo seguiva, e di Mario Lega che ritiene che il suo stile aggressivo gli abbia fatto affrontare la curva con eccessiva veemenza per le sue ruote ancora troppo fredde.
Stefano Vigorelli
(PAGINE 70)
 
|