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Sunday 18 May 2003 - 09:41
Radio Milano International    
di Luca Serafini
"E' uno stRumentista italiano molto bRavo, si chiama Pino Daniele. Questa è Je sto vicino a te".
Leopardo ha la erre arrotatissima, nel senso che non è più raschiante di tutti quelli che ce l'hanno, ma la sua è diventata la più calda, amicale, amata e famosa d'Italia dalla seconda metà degli anni Settanta, quando cominciò a trasmettere dai microfoni di Radio Milano International. Questo era il nome della prima radio privata fondata in Italia, nel 1975, per merito di Angelo Borra (che continua a metterci il grano ancora oggi) e di suo fratello Rino, che (purtroppo) continua a metterci la voce e addirittura manda in onda il figlio Aleardo che ha solo 9 anni. Quell'annuncio, "è uno stRumentista italiano molto bRavo", lo conosco a memoria perché l'ho ascoltato miliardi di volte: per me fu una conquista. Devo raccontarla dall'inizio.
Tutti i miei amici parlavano di questa Radio Milano International, ma in casa quel poco che si ascoltava la radio, era per mio padre che amava il "Gierreuno" (il giornale radio Rai in AM), il "Gazzettino Padano" (il giornale radio lombardo locale, sempre della Rai), e "Il gambero", il gioco a quiz condotto da Enzo Tortora che d'estate si alternava a Renzo Palmer o Franco Nebbia. Qualche volta, se non sbaglio il venerdì con l'aggiornamento del martedì in cui faceva ascoltare solo dei brevi pezzi delle canzoni, papà consentiva a me e alle mie sorelle (una del '56, l'altra del '63, io del '61) di ascoltare Lelio Luttazzi e la sua "Hit Parade". Cui vanno dedicate milioni di pagine a parte. Non amava, invece, "Alto gradimento" perché gli erano antipatici Arbore e Boncompagni e trovava un idiota quel mito di Mario Marenco che vendeva "panini caldi, patate calde, aranciate calde". Li avrebbe apprezzati anni dopo, a "Quelli della notte", anche se Boncompagni non c'era e girava canale quando compariva Andy Luotto. (Qualche volta, di nascosto, alle 8 di sera, mentre i nostri genitori guardavano il Telegiornale, ci acquattavamo in cucina per ascoltare "Supersonic - Dischi a Mac 2", con Gigi Marziali.
La domenica, la radio era mia. Solo mia. Cominciavo la mattina, mettendomi in sala dove avevamo una filodiffusione in legno e metallo, che non saprei descrivere diversamente da una radio elegantissima con un suono caldissimo. Alle 10 in punto, tornato di corsa dalla messa, mi sdraiavo sul divano: c'era "Gran Varietà" con Johnny Dorelli, Bice Valori, Paolo Panelli, Franca Valeri e un sacco di ospiti. A mezzogiorno, Giancarlo Guardabassi, tifoso del Perugia e del Francavilla, anche lui con una "erre" alla LeopaRdo, presentava "Dischi caldi", cioè i più venduti dall'11° al 20° posto, che premevano per entrare nella hit parade, ovviamente. Quindi si poteva pranzare e, poco dopo le 15.15, quel mitico annuncio: "La Stock di Trieste vi invita all'ascolto di Tutto il calcio minuto per minuto" all'inizio dei secondi tempi; e poi Roberto Bortoluzzi che scandiva il suo rituale: "I campi con cui saremo collegati sono Milano per Inter-Bologna, Torino per Torino-Roma, Cagliari per Cagliari-Juventus..." e via fino a quando Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali e gli altri radiocronisti, col nostro batticuore impazzito, davano i parziali).
Insomma, sapevo bene cos'era la radio, l'amavo, la bevevo. Quando cominciò a girare tra gli amici la storia di questa "Radio Milano", mi feci regalare una radio-registratore. Per avere sempre musica senza comprare i vinili e le cassette incise, l'unico modo era infatti di incidere i programmi radio sulle cassette vergini. Chi aveva quelle stereo e al cromo, era un gallo. Trovai Radio Milano, chiaramente cominciai a conoscere le voci di Piero e Mino Cozzi, poi quella di Gigio D'Ambrosio che è ancora lì, attapirato e con la voce impostata, che oggi trasmette la domenica "American Top 40" ed è rimasto
l'ultimo idealista di quella linea radiofonica filo americana, ispirata e nata evidentemente sulla scia dell'epico "American Graffiti" (1973) col Lupo Solitario. Che potrebbe benissimo essere Gigio, sennonché odia i ghiaccioli.
Ecco. Poter esibire sulla mia prima Mini Minor, ormai già nel 1979, l'autoradio in cui inserivo la cassetta con Leopardo che presentava "uno strumentista italiano molto bravo...", mi faceva gonfiare il petto. D'estate, fermi al portichetto di Arenzano (Genova) con le portiere aperte e la radio alta, si avvicinavano le ragazzine e si allontanava Francesco Sopranis di Radio Babboleo, risposta genovese alla nostra Milano International.
Non stiamo a dire qui com'è cambiata la nostra vita con la radio privata, e come ancora oggi dopo 28 anni non dia segni di stanchezza. Diciamo solo che continuiamo a non poterne fare a meno, e che Radio Milano International ha battezzato personaggi come Gerry Scotti, Claudio Cecchetto, Enrico Bertolino, Fausto Terenzi, Massimo Valli, Dario Desi, Giacomo Valenti, persino un manager come Giovanni Branchini che faceva il disc-jockey. Oggi si chiama Radio 101, OneOOne network, ha accolto solo da metà anni Novanta le canzoni italiane che ne erano rigorosamente bandite, e ci sono quelli come me, che trasmettono notizie e commenti sportive, ma che si emozionano ogni volta che aprono la porta degli studi in via Locatelli.
Per PAGINE 70:
Luca Serafini (Mediaset Sport)
 
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