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Friday 09 May 2003 - 03:33
Le Enciclopedie per ragazzi degli anni 70    
di Roberto Cocchis
Uno dei migliori retaggi degli anni '70, per molte famiglie italiane, è costituito dalle enciclopedie acquistate a quel tempo (spesso a rate o a fascicoli) da genitori o più spesso nonni volonterosi e convinti, come Benjamin Franklin, che un investimento in conoscenza paghi sempre il massimo interesse. Per la verità, non tutti i bambini e i ragazzi che ricevettero simili doni seppero poi ripagare la fiducia ricevuta con risultati scolastici o universitari altrettanto graditi: ma è probabile che, almeno per i nonni, ciò non abbia rappresentato una grande differenza - quanto ai genitori, ascoltarli non ha mai fatto tendenza, allora come oggi.
In realtà, il boom delle enciclopedie era partito nel decennio precedente: probabilmente, tutti hanno presente quei pesanti volumi dalla copertina un po' cupa (immagini edificanti su sfondo nero) della serie generale "Conoscere", che spesso costituiva il nucleo delle biblioteche scolastiche; altrettanto nota sarà sicuramente la non meno sobria, almeno in copertina, "Enciclopedia della donna", rivolta a casalinghe acculturate o a donne lavoratrici che non intendevano rinunciare alle prerogative di mogli e madri; abbastanza conosciuta è anche "Vedere e sapere", che in pratica era un tipo ridotto (e più economico) di "Conoscere"; gli esperti del settore ricordano anche, sicuramente con nostalgia, la versione italiana dell'inglese "Tecnirama", capace di divulgare efficacemente ogni aspetto delle scienze e della tecnologia; e potremmo tirare avanti ancora a lungo.
Negli anni '70, questa tendenza raggiunse il suo massimo, soprattutto per quanto riguarda le enciclopedie per ragazzi. In seguito, ce ne sono state ancora tante, anche buone, ma è certo che quelle degli anni '70 costituiscono ancora qualcosa di inarrivabile a livello di qualità e, dopo trenta e più anni, anche di suggestione.
Non possiamo certo sperare di esaurire tutta la materia in un semplice articolo, ma l'occasione può essere buona per ricordare almeno le più diffuse.
La più classica enciclopedia per ragazzi anni '70 è "I Quindici", versione italiana della statunitense "Childcraft", a cura della Field Educational Italia. Questa enciclopedia, che ha avuto varie edizioni aggiornate tra la metà degli anni '60 e la fine degli anni '70 (quella che possiedo personalmente risale al 1971), veniva venduta porta a porta da rappresentanti molto agguerriti, e pagata a rate - in periodi decisamente lunghi, anche per quei tempi. L'impostazione è molto particolare, praticamente unica: quattordici volumi concepiti per bambini e ragazzi (si intendeva diretta a un target di 10 anni al massimo: ma, visti gli attuali standard di maturità, oggi potrebbero servirsene proficuamente anche dei ventenni) e uno ("Voi e il vostro bambino") rivolto ai genitori. Naturalmente, ogni genitore che si rispettasse, provava almeno a dare un'occhiata ai volumi per bambini, se non altro per accertarsi che i figli non li avessero strappati o gualciti prima ancora di finire di pagarli: e, spesso, il risultato di tanta sollecitudine era lo spettacolo di un adulto intento a leggere, per ore e ore, un volume intitolato "Fare e costruire" (che era sicuramente il più gettonato tra i piccoli lettori, dato che insegnava a realizzare cose come maschere di cartapesta, automobiline partendo da rocchetti di filo, aquiloni e quant'altro poteva venire in mente a quel tempo per giocare) o "Come funzionano le cose" o "Come si fanno le cose" o "Il mondo e lo spazio" o "La vita intorno a noi"… insomma, tutti titoli accattivanti che promettevano (una promessa poi mantenuta dai libri) di spiegare in modo semplice e chiaro ogni possibile mistero sulla realtà che ci circondava ( e della quale, diciamolo pure, eravamo molto, ma molto curiosi, un po' tutti); non meno attenzione ricevevano quelli come "Poesie e rime" o "Racconti e fiabe", per non parlare dei tre volumi dedicati ai "Personaggi famosi": c'è da chiedersi quante serate, per chi finiva a letto dopo "Carosello", siano state allietate dalla lettura di qualche pagina di questi volumi; e quanto, poi, queste letture abbiano poi inciso sul gusto e la fantasia di chi ha avuto la fortuna di potervisi dedicare.
Ad esempio, i miei volumi prediletti erano proprio quelli dei "Personaggi famosi": e tante volte mi sono chiesto quanti altri miei coetanei abbiano silenziosamente sofferto per la triste ed eroica fine del capitano Scott, il grande esploratore polare, o quanti, appassionati di film western, abbiano cominciato a rendersi conto che gli indiani non erano poi così male grazie alla dolce Sacagawea, la Donna Uccello Shoshone che guidò l'avventuroso viaggio di Meriwather Lewis e William Clark nel Far West fino all'Oceano Pacifico. Potrei fare altri esempi ancora (da Ippolito Nievo a George Gershwin, da Filippide al dottor Dooley, etc.), e non mi vergogno di dire che, a distanza di tanti anni, continuo a approfondire, per pura passione, la conoscenza di certi argomenti (se interessa a qualcuno, su Scott c'è l'ottima biografia di Diana Preston, di Sacagawea si parla diffusamente in "Lungo le rive del Colorado" di Dee Brown: entrambi i volumi sono negli Oscar). Mi rendo conto che simili argomenti oggi potrebbero destare tutt'al più l'ilarità dei ragazzi, ormai abituati a credere che solo ciò che è "tecnologico" e "moderno" valga qualcosa (provate, ad esempio, a metterli davanti a un film in bianco e nero - ve li farete nemici per sempre): ma questo è un limite loro, non certo mio. Datemi pure del "laudator temporis acti", ma non riuscirete mai a convincermi che ho torto.
La qualità dei "Quindici" non era esclusiva dei contenuti, ma riguardava anche la forma: l'ottima qualità della carta e la chiarezza della stampa, quando possibile a caratteri più grandi del solito, rendevano la lettura particolarmente agevole. Le illustrazioni, cui avevano posto mano diversi professionisti del ramo, erano sempre originali, suggestive e affascinanti, perfino le più semplici. Talvolta (non potrò mai dimenticare quelle del racconto di Antoine de Saint-Exupèry
e del suo compagno perduti nel deserto) addirittura inquietanti.
Un'altra famosa enciclopedia per ragazzi dello stesso periodo è la "Disney", pubblicata per la prima volta in Italia da Mondadori nel 1971 e presto diffusa fino a soppiantare (o, più saggiamente, integrare) "Conoscere" nelle biblioteche scolastiche. Come "I Quindici", anche la "Disney" consiste di quindici volumi tematici (P. es. "Magia verde" dedicato al mondo vegetale, "Signori, si parte!", dedicato ai mezzi di trasporto, "5 continenti 5" dedicato alle terre e ai popoli del mondo, "Nello scrigno della Terra" dedicato a minerali, rocce e geologia, etc.), ma l'impostazione dei singoli volumi è diversa. E' evidente che si tratta di un'opera rivolta a piccoli lettori già abbastanza esperti, in particolare delle storie Disney: i capitoli sono tutti piuttosto lunghi e dettagliati e, per renderne avvincente la lettura, gli autori ricorrono allo stratagemma di utilizzare un personaggio Disney come guida per ogni volume (in "Magia verde" è Paperina, in "Le grandi avventure" Topolino, in "Signori si parte" Gambadilegno, etc.). In virtù di una notevole abilità narrativa, il lettore è condotto lungo la materia in modo leggero, attraverso divagazioni, aneddoti, storielle e battute in quantità.
Anche questi volumi sono molto curati dal punto di vista formale: tuttavia, l'impressione che resta è diversa da quella dei "Quindici". Le immagini, ad esempio, o sono fotografie o rappresentano situazioni spiritose o paradossali con al centro dei personaggi Disney: senza dubbio è tutto bello da vedere ma, alla lunga, lascia una sensazione di stereotipato e omologato. Senza nulla togliere ai numerosi pregi dell'enciclopedia Disney (il cui possesso, tra l'altro, riusciva a rendere tollerabili anche i più antipatici secchioni, se erano così furbi da permettere ai compagni di sfogliarla), "I Quindici" sono ben altro, e oggi testimoniano alla perfezione quanta straordinaria libertà di pensiero e di educazione inseguissero gli anni '70.
Tra le tante altre enciclopedie per ragazzi, credo di dover citare almeno "Come Quando Dove Perché", edita da Mondadori nel 1973. E' una serie di soli quattro volumi dalla composta eleganza, in cui gli argomenti, raggruppati per temi, sono proposti in forma di quesiti messi in termini, appunto, di come, quando, dove, perché qualcosa avviene o è avvenuto (Es. "Quando i pesci acquistarono forme simili alle attuali", "Come riescono certi aerei a decollare verticalmente", "Dove vive il dugongo", "Perché il mare a volte sommerge vasti territori", etc.). Sebbene molti bambini la tenessero come enciclopedia principale, in realtà era un'ottima enciclopedia ausiliaria: non valeva certo quanto la Disney o "I Quindici", ma si prestava molto bene a studiare, soprattutto a preparare le ricerche.
Molti di noi, partiti da queste letture (e da altre che oggi appaiono di un'ambizione sbalorditiva: provate a leggere, se vi capita, qualche saggio della "Collana Aperta per i Giovani d'Oggi", pubblicata da Mondadori tra il 1971 e il 1975 - erano diretti ai ragazzi delle scuole medie, ma metterebbero in difficoltà anche parecchi laureati), divenuti più grandi investirono una parte dei loro sudati risparmi nell'acquisto di qualche enciclopedia a fascicoli, soprattutto della Curcio (dalla "Grande enciclopedia medica" che per decenni ha nutrito le paure di generazioni di ipocondriaci alla "Storia dell'aviazione" che, insieme ai fascicoli, forniva anche i modellini da montare - dei quali si perdeva sistematicamente qualche pezzo prima di finirli; ma, a mio modesto avviso, la migliore di tutte è stata la "Storia delle Crociate" pubblicata nel 1979 dall'Editoriale Domus) e può darsi che qualcuno abbia così trovato la sua vocazione di medico o ingegnere aeronautico. Ma oggi possiamo dire con certezza che certi acquisti si effettuassero soprattutto per il piacere di coltivare fino in fondo una passione: e che, da questo punto di vista, siano stati acquisti più che soddisfacenti.
Per PAGINE 70:
Roberto Cocchis
roberto.cocchis@tin.it
 
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