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Monday 10 March 2003 - 10:54
I giocattoli della Harbert    
di Virgilio C. Campobasso
Tanti erano gli oggetti del desiderio dei bambini anni '70 e bene o male i "Giochi Per Giocare" della Harbert erano alla portata di tutti.
Al resto ci pensava la réclame che, presente soprattutto in forma cartacea (meno diffusa quella televisiva), ricordava sempre che "non puoi giocare senza ...sarebbe un peccato".
Ecco un po' di prodotti che hanno caratterizzato le ore ludiche dei "pischelletti" di allora.
Tutti ricorderanno ad esempio il Festacolor che, introdotto all'incirca nel 1970, era un semplice ed economico proiettore di diapositive: al prezzo di circa quattromila lire dei tempi si entrava in possesso di una lanterna a batterie la cui forma era lontanamente simile al proiettore di filmine della La Scuola.Il Festacolor era indubbiamente più leggero nonché semplice in quanto era di plastica e funzionava a batterie, mentre il visore La Scuola era in alluminio pressofuso ed era alimentato con la tensione di rete.Ancora: le "filmine" del Festacolor erano strisce di cartoncino imperniate su vari soggetti (Disney, Guerre Stellari, far west, natura, ecc.) e quelle di La Scuola erano pellicole continue in 35 mm con argomenti puramente scientifici rivolti a studenti di ogni livello scolastico.
Una versione più evoluta del Festacolor, subito scomparsa, fu venduta suppergiù nel '72 e si chiamava Fonovideo: utilizzava un innovativo sistema caratterizzato da dischi brevettati con immagini e con una traccia sonora che permetteva di ascoltare voci dei personaggi e commenti.Richiamava i proiettori per diapositive professionali, con sincronizzatore collegato ad un apposito registratore audio.
Sempre nello stesso periodo e ad un prezzo un po' più alto, si poteva trovare il Minicinex che era praticamente un Festacolor "dinamico": si inseriva un caricatore con pellicola 8 mm e girando la manovella si potevano vedere, per esempio, le battaglie spaziali di Guerre Stellari o alcuni disegni animati di Walt Disney.
Come il Festacolor stava al Fonovideo, così il Minicinex,stava al pletorico Motorcinex (commercializzato all'incirca nel '72) che com'è possibile intuire era la versione motorizzata del Minicinex.Un altro apparecchio incomprensibile e munito di schermo incorporato, venduto nel 1974, era il Miracolor che utilizzava cartucce depositate.
Questi prodotti davano filo da torcere alla toscana Mupi che importò l'affascinante Cinevisor ("il tuo terzo canale automatico e a colori") e che rispose al Festacolor con il Diavedo (compatibile pure con le diapositive "classiche") a cui si accompagnavano delle slide con una maldisegnatissima storia a fumetti basata su Pinocchio.
Ma Harbert soddisfaceva anche le esigenze di aspiranti cuochi, gelatai e...produttori di caramelle.Tutti sapranno del Dolce Forno, anch'esso improntato alla massima semplicità costruttiva e al più basso prezzo: era un giocattolo semplicissimo costruito attorno...a due lampadine da 100 W, portate a 60 nel 1979 (sì, normali lampade con attacco Edison).Uscito alla fine degli anni '60 presentava un design (più volte rivisto fino ad oggi) molto attraente: era fornito con una ciotola, due teglie che si infilavano nelle fessure poste ai lati del giocattolo,una spatola e un mattarello, oltre ad un piccolo ricettario (tutti di dimensioni lillipuziane!) e ad una chiave a brugola "da consegnare ai genitori" (come scriveva in neretto il ricettario/manuale d'uso) che dava accesso all'interno rendendo possibile la sostituzione delle lampade.Il Dolce Forno è ancora in produzione, benché riprogettato anche elettricamente per alcuni problemi di sicurezza tra l'altro esaminati nel talk show di Rai Tre "Diritto di Replica" in onda nel 1992.Non utilizza più le classiche lampade a 220 V usate in lampadari e abat-jour, ma lampadine a basso voltaggio alimentate da un trasformatore esterno.
Un altro prodotto per appassionati di gastronomia era il Dolceneve, una macchina per fare il gelato che funzionava a manovella e il Dolce Bon Bon, che permetteva di farsi delle "pseudo-Sanagola/Charms" a casa propria!
Uscendo fuori dal tema "alimentare" va ricordato che la Harbert presentò in Italia, verso il '78, il Play-Doh Barbiere, basato sulla pasta per modellare Play-Doh (che ispirerà poi il Didò negli anni '80).Era caratterizzato da due poltroncine, due volti stilizzati di cui uno maschile e uno femminile oltre ai barattoli di pasta (le indicazioni in francese "propre" spiazzavano i giovanissimi utenti).Come funzionava? Il tutto si basava su una proprietà fisica della pasta per modellare e cioè l'estrudibilità: si "caricavano" le poltroncine,con la pasta; si inserivano i volti forniti nell'imballo e poi girando la manovella di cui era munita ciascuna delle poltrone si facevano uscire, attraverso minuscoli buchi, i...capelli o la barba che poi si tagliavano con le forbici o con il rasoio (finti) sempre forniti nella confezione.
Altro giocattolo innovativo per i tempi era Mister Muscolo, un pupazzo in lattice di gomma riempito di gomma liquida, che aveva la proprietà di estendersi notevolmente e di riprendere le sue dimensioni originarie (e che ben presto ebbe un "compagno", Mister Mostro).
Alla fine degli anni '70 inoltre fu presentato un innovativo gioco da tavolo chiamato Gita a matita dove un minuscolo autobus con un semplice sensore ottico alimentato a batteria leggeva una strada tracciata appunto con una matita su un foglio di carta: non ebbe grande successo, nonostante tale ricercatezza.Maggiore successo invece fu riscosso dalle Super Stunt Cars, automobiline di plastica "taroccate" e con movimento a frizione che passando da un trampolino fornito nella confezione si riducevano in mille pezzi e potevano essere ben presto ricomposte.
Attraenti i giocattoli spaziali: nell'estate del '78, su Topolino, campeggiava la pubblicità dell'Enterprise che aveva un funzionamento a miscela di acqua ed aria compressa da iniettare con la pompa in dotazione.Era un giocattolo...a reazione che poteva pure soddisfare le promesse della pubblicità (fino a 30 mt di altezza!) ma aveva una fase di rientro tutt'altro che dolce.Finita infatti la spinta questo soggiaceva all'attrazione di gravità ricadendo con la rapidità di un sasso.Inoltre la Harbert vendette in Italia il robot di Guerre Stellari con radiocomando, C1P8 (o meglio C3P0, come nella versione originale del lungometraggio).
Nei primi anni '80 saranno presentati altri giochi allettanti come l'innovativa sfera da chiromante Alice, però i bei tempi sono stati lasciati alle spalle...
Per PAGINE 70:
Virgilio C. Campobasso
virgilioc.campobasso@tiscali.it  
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