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Wednesday 26 February 2003 - 01:06
Moda Montagna    
di Lola Fox
Ripensando a come andavamo a sciare 30 fa, balzano subito alla mente alcuni particolari che, se da un lato fanno sorridere, dall’altro mi riempiono di emozioni e aumentano ulteriormente la mia voglia di possedere la fantomatica macchina del tempo.
Lo sci era uno sport decisamente meno di massa e quindi le piste erano molto più vuote. Ciò era anche dovuto agli impianti di risalita che portavano su molta meno gente. Infatti la maggior parte delle seggiovie era ad un posto, per cui, per a fronte di piste meno intasate era facile trovare fila per risalire. Se questo da un lato comportava attese stressanti, da un altro, garantendo più spazio tra gli sciatori, assicurava sicuramente meno incidenti. Ecco quindi che le cause di tutti questi incidenti sulla neve di cui i media parlano oggi, non sono solo dovuti ad imperizia degli utenti.
Stringendo il concetto sull’attrezzatura e sulla moda, ricordiamo che gli scarponi (soprattutto nei primi anni 70) non erano ancora in materia plastica (Solo nel 66 Bob Lange aveva creato il primo paio di scarponi interamente in plastica) e quindi il materiale base era il cuoio duro, con 4 o 5 allacciature in fibbie metalliche. Ricordo che servivano grossi calzettoni di lana per garantire il giusto tepore ai piedi, e quindi, limitatamente all’aspetto termico, non rimpiango il passato (C’è sempre una prima volta, no?).
I materiali sintetici infatti non erano sviluppati come oggi e non esistevano tutte quelle fibre elasticizzate che fanno caldo pur garantendo impermeabilità e traspirazione della pelle. Era quindi molto più facile sudare o aver freddo, soprattutto se si cadeva.
Le tute erano di nylon imbottito per cui bastava una caduta disgraziata contro un oggetto duro e spigoloso, o anche la strisciata contro il proprio sci e il proprio attacco, per lacerare il tessuto sintetico. A proposito di attacchi: avete mai ipotizzato di sciare senza ski stop? Oppure di sciare con due lacci legati agli scarponi. Se all’epoca cadevi e ti andava bene, lo sci si sganciava e rimaneva legato ai piedi, rischiando anche di colpirti (e magari romperti la tuta), se invece ti andava male o eri senza ski stop, lo sci prendeva giù per il versante e… Nella sfortuna, non ho mai perso definitamene lo sci, ma ho scarpinato montagne per andarli a recuperare… Un altro punto in più agli sci del 2000 (E oggi son già 2 i punti).
Negli anni 70 il copricapo più usato per sciare, così come oggi è tornato di moda, era la cuffia, solo che era rigorosamente senza pon pon, contrariamente ad oggi che questa estremità va di moda lunghissima, quasi come una coda di cavallo. Se guardate qualche foto di Gustavo Thoeni o Pierino Gros potrete vedere le cuffie prive di pon pon.
Potremo parlare delle giacche a vento strette e attillate, come la moda del periodo imponeva, potremo parlare degli alti maglioni a girocollo, potremo parlare degli occhiali a specchio in stile Ray Ban (un must degli anni 70), ma l’elemento sci-neve clou non può che essere il doposci in pelo. I famosi Moon Boot interamente sintetici, avrebbero monopolizzato il mercato solo alla fine degli anni 70, con il loro disegno simile a quello di oggi, cancellando un decennio di doposci in pelo tipo barboncino.
Effettivamente io li chiamavo così: barboncini, perché avevano il pelo lungo tipo un cane pechinese, e all’epoca non è che mi piacessero poi più di tanto. Tanto è vero che quando uscirono i famosi Moon Boot, i pelosi doposci sparirono in pochi anni. I “barboncini” avevano la peculiarità di essere, così come i doposci di oggi, unisex, con la sola differenza che se oggi c’è un doposci da uomo e uno da donna, questo è dovuto solo ad una tonalità di rosa o di blu, all’epoca il colore unisex riprendeva quello tipico dei capelli umani: dal nero al biondo, passando per tutte le tonalità di marrone. Magari potevano esistere quelli dal pelo più lungo o dal pelo quasi raso, come ancora oggi difficilmente si può trovare. L’unico grosso neo era che si sporcavano facilmente e la pulizia era ovviamente molto più difficoltosa rispetto ad un doposci di oggi.
E come in tutte le cose che caratterizzavano gli anni 70, anche in questo storico capo calzaturiero esistevano le eccezioni. Riprendendo la moda degli stivali alti oltre il ginocchio, anche il doposci in pelo lungo fu fatto alto a mezza coscia. Credo che questo rappresenti una vera rarità tra le persone che raccolgono eredità della moda anni 70.
Oggi vado a sciare nelle stesse località di 30 anni fa. Nuovi impianti dalle portate decuplicate, nuove mode, sci supertecnologici, scarponi spaziali, guanti termoriscaldati… Solo le montagne sono rimaste come allora, conservando forse l’antico sapore dei ricordi e facendomi ancora illudere che tutto sia rimasto come all’epoca. E una lacrima stenta a scendere, ma subito l’asciugo. Altrimenti gela…
Lola Fox
(PAGINE 70) 
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