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Tuesday 17 September 2002 - 12:10
Il Referendum sul Divorzio    
di Mauro Costa
12 maggio 1974: una data importante nella storia della democrazia del nostro paese. 37 milioni d'italiani sono chiamati alle urne per votare quello che sarebbe stato il secondo referendum dopo la scelta tra monarchia e repubblica. Per una volta non si vota su un partito o per dar voce alla propria fede politica, si vota per mantenere o meno una legge approvata tre anni prima dal parlamento italiano. In Europa rimanevo due le nazioni in cui il "matrimonio" era considerato indissolubile non solo dalla chiesa, ma anche dallo stato e cioè le cattolicissime Spagna e Irlanda. L'Italia aveva già la sua legge, seppur limitativa, che concedeva il divorzio per cause gravissime, ad esempio la condanna di uno dei due coniugi ad una pena detentiva superiore ai 15 anni, ma gli oltranzisti cattolici si appellarono per l'abrogazione non tanto perché fosse imperfetta, ma perché andava contro quell'indissolubilità del matrimonio precedentemente menzionata. Gli schieramenti politici furono netti ed inequivocabili: a favore dell'abrogazione si ergevano a paladini la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano, per il mantenimento della legge tutti gli altri.
Nonostante questa divisione , apparentemente sproporzionata, l'esito della votazione non era per niente scontato; l'Italia , paese cattolico per antonomasia, poteva contare sull'appoggio di parecchi franchi tiratori appartenenti a partiti divorzisti che , per coscienza morale, non se la sarebbero sentita di porre in discussione l'integrità di un sacramento. In realtà successe esattamente il contrario perché molti elettori della DC e del MSI non vollero arrogarsi il diritto di decidere la sorte della totalità delle famiglie italiane ed andarono contro l'indottrinamento dei loro partiti; le cifre parlarono chiaro ed in ogni caso divisero l'Italia in due tronconi netti, nord/centro da una parte e sud dall'altra, dove si ottennero risultati diametralmente opposti.
Cominciamo col dire che la percentuale a favore dei NO , cioè contrari all'abrogazione della legge sul divorzio fu del 59,1% mentre quella dei SI all'abrogazione del 40,9%. Votarono l'88.1% degli aventi diritto, una cifra che testimonia quanto, negli anni '70, fosse maggiormente sentito il dovere civico da parte degli italiani in campo elettorale o, come in questo caso, referendario, sicuri che si potesse modificare lo stato delle cose attraverso la libera espressione del voto e non solamente attraverso la lotta armata come da qualche parte si andava ventilando sempre più prepotentemente. Se andiamo ad analizzare i risultati delle politiche di due anni prima (1972) vediamo che i partiti antidivorzisti raggiungevano una percentuale 47.8% quindi significa che il 7% degli elettori "tradirono" le disposizioni partitiche secondo la propria coscienza. I favorevoli al divorzio stravinsero al nord e al centro con Torino che guadagnò la palma di città più "divorzista"
con la percentuale record del 79.8%, mentre al sud vinsero gli antidivorzisti con il 52% dei voti.
Questo referendum per abrogare la legge era stato richiesto da Gabrio Lombardo ed aveva ottenuto subito l'adesione del movimento sociale e del vaticano; la maggior parte dei vescovi, non tutti, si schierarono apertamente, violando in qualche modo il concordato di non ingerenza della chiesa con lo stato, mentre nella Democrazia Cristiana le voci dissidenti , all'interno del partito stesso, furono più di una poiché si paventava una vittoria dei no ed una conseguente perdita di prestigio del partito che deteneva la maggioranza. Vi erano poi alcuni partiti come quello radicale che faceva della propaganda per il No una vera e propria campagna elettorale e lanciava in prima linea l'emergente figura carismatica di Marco Pannella. Ci furono episodi curiosissimi da citare, ma che, nel calderone quasi carnascialesco in cui si svolgeva qualsiasi elezione o referendum nel nostro paese , ben caratterizzavano la foga e la passionalità dei politici; infatti si arrivò persino a far slittare la programmazione tv dell'Eurofestival ( che all'epoca era un evento seguitissimo ) perché la mite Gigliola Cinquetti, che giunse seconda in quella manifestazione, aveva avuto la sfortuna di cantare un brano che s'intitolava "Si" e che conteneva la sconvenientissima frase all'interno "Si… all'amore ho detto si…" e poichè la rai aveva censurato le parole "Si" e "No" in periodo di campagna referendaria, la trasmissione andò in onda tempo dopo e la canzone perdette il lancio dell'eurofestival diventando popolarissima all'estero e molto meno in Italia .
Chissà come se la cavarono nelle interviste a personaggi dello sport; immagino ad esempio ….."buon giorno Gimondi è stata una tappa dura quella odierna?" "beh direi di si perché.." "STOP! questa si taglia!!!
Oggi fa quasi tenerezza l'ardore della battaglia per il referendum sul divorzio divise l'Italia, e viene da sorridere ripensando agli anatemi lanciati dagli antidivorzisti, che vedevano in quella legge l'entrata nel mondo degl'inferi, implorando i coniugi in rotta di collisione al sacrificio quotidiano in nome del semplice quieto vivere.
Mauro Costa
(PAGINE 70) 
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