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Gilles Villeneuve - Tuesday 14 September 2004 - 10:57
di Fabrizio Amato

Il mito non ha tempo, non conosce l'oblio, le leggende nascono dal nulla e non muoiono mai. La breve ed intensa carriera di Gilles Villeneuve s'inserisce cronologicamente tra la fine degli anni 70 ed i primi anni 80, ma la scia luminosa delle sue imprese ancora oggi solca il cielo dell'automobilismo da corsa. Il pilota canadese non è mai stato dimenticato ed è sempre un riferimento preciso, quando si vuole associare la parola coraggio ad un evento sportivo, ma chi era Gil e perché ha cambiato o sconvolto la storia della Formula 1? Gilles Villeneuve veniva dal Canada, era nato il 18 gennaio del 1950 a Chambly, nella regione francofona del Quebéc, dove i lunghi inverni nevosi non erano certo il miglior alleato per chi vuol competere in automobile. Gil, infatti, fin da bambino, aveva mostrato i segni premonitori di un'innata passione per il mondo dei motori, di qualsiasi genere essi fossero ed il suo debutto agonistico si realizzò propriamente nelle gare di motoslitte. In Canada questo tipo di corse era molto diffuso e quel giovanotto sbalordì tutti per il suo modo di guidare, di controllare il mezzo e soprattutto di vincere. Non era facile domare quella specie di "cavallo d'acciaio" sulla neve e sul ghiaccio in cui si sviluppavano i percorsi; Gilles forgiò il suo carattere ed il suo temperamento nelle condizioni peggiori che un pilota può incontrare davanti alla visiera di un casco. Dalla neve alle piste il salto fu quasi obbligato, il piccolo canadese aveva presunzione, ambizione e coraggio da vendere, il suo obiettivo erano i campionati in Europa dove i suoi idoli gareggiavano, era là che lui doveva arrivare. Siamo nel 1973 e Gil inizia a gareggiare nelle locali corse di Formula Ford e poi, in seguito, nella Formula Atlantic. Si dimostra subito dannatamente competitivo, guadagnando presto la fiducia ed il rispetto dei suoi numerosi "colleghi". Vince gare in gran quantità e si aggiudica il titolo canadese nel 1976 e 1977. Villeneuve ormai si sente pronto per il salto di categoria, grazie ad alcuni sponsor riesce a partecipare ad una gara di Formula 2 europea dove, pur non terminando, arriva lo stesso a farsi notare dal team manager della McLaren il quale gli offre l'opportunità di partecipare con la terza vettura al Gran Premio d'Inghilterra in quel di Silverstone. E' il 16 luglio del 1977, la scritta "Gilles Villeneuve" compare per la prima volta sull'abitacolo di una Formula 1. E' la vettura dell'anno precedente, ma Gil qualifica la sua monoposto in nona posizione e la porta al traguardo in undicesima nonostante alcune noie meccaniche lo tormentino negli ultimi giri. "Molto presto sentirete ancora parlare di lui" disse il vincitore e campione del mondo uscente James Hunt dopo quella gara. Il sogno si sta realizzando, il piccolo canadese cresciuto nelle motoslitte è riuscito ad arrivare là dove altri prima di lui avevano fallito. Gilles ritorna al suo Paese con la certezza di aver ben impressionato, con la convinzione che tutto il duro lavoro svolto fino ad allora lo avrebbe portato ancora più lontano. Nel frattempo qualcun altro si era accorto delle doti agonistiche da puro combattente del pilota venuto dal freddo Canada, Enzo Ferrari in persona n'era rimasto molto impressionato, quasi affascinato; era tanto tempo che non vedeva un ragazzo così grintoso. Per lui, abituato alle sfide più dure, quella era una scommessa da vincere: portare alla Ferrari un perfetto sconosciuto, senza esperienza né tantomeno fama e trasformarlo in un pilota vincente sarebbe stato il suo prossimo azzardo. Così avvenne, Villeneuve fu richiamato in Italia per sostituire il ritirando Niki Lauda negli ultimi due Gran Premi della stagione. Il sogno si era avverato, Gilles non poteva esserne che soddisfatto; dopo solo qualche anno dal debutto nelle categorie minori, adesso era alla guida della vettura più prestigiosa del "circus" della Formula 1. Non furono ad ogni modo GP entusiasmanti, lo scotto dell'esperienza ebbe un conto salato da pagare: nella corsa di casa, a Mosport in Canada, non andò oltre il 12° posto ed in Giappone terminò fuori pista dopo un brutto incidente con lo svedese Ronnie Peterson. Morirono due persone che si trovavano in una zona interdetta al pubblico, ma Gilles non si sentì mai colpevole per quell'episodio: "Noi piloti rischiamo la vita in ogni istante e l'errore può sempre capitare, non possiamo preoccuparci anche degli spettatori. Sono comunque terribilmente triste per le persone che hanno perso la vita, ma erano in un posto dove non avrebbero dovuto stare e non mi sento responsabile per la loro morte, quelle persone non dovevano trovarsi lì". Il 1978, per Villeneuve, deve essere l'anno per dimostrare a tutti quanto vale, vuole consolidare la fiducia che Enzo Ferrari ha riposto in lui: "Amo pensare che la Ferrari può costruire piloti quanto macchine. Alcuni dicono che Gilles sia pazzo. Ma io dico: Lasciate che provi" - così si era espresso il "Drake" nei confronti del suo giovane pilota. Ma nonostante l'impegno e la macchina sufficientemente competitiva, quell' anno fu ancora d'apprendistato, Gil non era abituato a tanta potenza, al tipo di gomme, non conosceva i circuiti e là, davanti a tutti c'erano le nere Lotus che dominavano il mondiale con Andretti e Peterson. Il canadese era sempre impegnato al massimo, ma non era una forzatura, la sua era una normale indole a dare sempre il meglio di sé, per arrivare davanti a tutti, essere il migliore. Nel Gran Premio degli Stati Uniti Ovest, sul circuito cittadino di Long Beach Gilles è per la prima volta in testa ad una corsa; in mezzo ai muretti e sui tombini di quella gara in mezzo ai palazzi, Villeneuve è a proprio agio, la sua vettura vola distanziando i più blasonati concorrenti. Al 38° giro il fattaccio: Gil si trova a dover doppiare la Shadow di Clay Regazzoni; dopo averlo seguito per qualche curva, decide di passarlo nella parte mista, la più difficile del circuito. Clay non vede arrivare la Ferrari e chiude la traiettoria, Villeneuve deve abbandonare, la sua vettura finisce contro le barriere di protezione, è il triste ritiro. Dopo qualche gara, arrivano i suoi primi punti nel mondiale, proprio sulla pista che qualche hanno più tardi lo avrebbe portato via, quella di Zolder in Belgio. A Monza Andretti è in pole position, lo affianca a pochi centesimi un sempre più credibile Villeneuve. La partenza è drammatica: all'imbuto che conduce verso la prima chicane, Patrese e Hunt si toccano, quest'ultimo urta Peterson. La Lotus finisce contro le protezioni e s'incendia. Segue il finimondo; tra i rottami delle vetture rimaste coinvolte viene estratto, ancora cosciente, lo svedese Ronnie Peterson il quale è immediatamente ricoverato presso l'ospedale più vicino. E' una corsa stregata quel giorno, la gara è subito sospesa, la seconda partenza è data circa tre ore più tardi. Villeneuve scatta in testa trascinandosi Andretti, ma si parla subito di partenza anticipata. Al 9° giro la notizia è ufficiale: Villeneuve e Andretti sono penalizzati di un minuto; i due conducono comunque in testa da veri mattatori. Fino a quando le gomme reggono, Gilles è insuperabile, poi deve cedere e Mario lo supera. La bandiera sventola davanti alla Lotus ed alla Ferrari virtualmente seconda, ma con il minuto di penalità, i due sono classificati solo al 6° e 7° posto rispettivamente. Vince Niki Lauda che non salirà sul podio, ma è la vigilia di un giorno triste per l'automobilismo, Ronnie Peterson, l'idolo di Gilles fin da ragazzino, morirà l'indomani per un'embolia gassosa all'ospedale di Monza. I tempi sono ormai maturi, Villeneuve sta migliorando gara dopo gara, la grinta sopperisce all'inesperienza, è solo una questione di tempo. Ultimo Gran Premio della stagione, si corre in Canada, ma questa volta a Montréal, sull'isola di Nôtre Dame. Un tracciato nuovissimo, ricavato su strade cittadine. Jarier, un fulmine con la Lotus, va subito in testa. Al 5° giro Andretti e Watson entrano in collisione. Per il secondo posto si danno battaglia Jones, Scheckter e Villeneuve. Il ferrarista supera Jones al 19° giro; dopo un pò supera anche Scheckter che ha problemi ai freni. Al 49° giro, tra il boato dei settantamila presenti, Villeneuve passa al comando dopo il ritiro della Lotus. Mancano 21 tornate alla fine: la Ferrari numero 12 pare non avere problemi. In realtà negli ultimi giri Gilles sente dei rumori strani che lo preoccupano non poco, ma la macchina tiene ed il canadese vince il suo primo Gran Premio. "Finalmente ho rotto il ghiaccio - dice - questa vittoria ci voleva dopo tante delusioni da un anno a questa parte. Questo è il giorno più felice della mia vita". Ma è il 1979 l'anno che porta alla ribalta Villeneuve in tutte le cronache sportive e non, diventa un personaggio per gli azzardi e le follie che compie alla guida della sua Ferrari 312 T4, ma è anche un punto di riferimento per molte persone, che vedono in lui la voglia di non sentirsi mai sconfitto, l'innato desiderio di primeggiare in tutto senza però mai sacrificare valori fondamentali quali l'onestà, la sincerità e l'amicizia. Ci sono diversi episodi in quell'anno che alimentano la passione per il piccolo canadese volante, ormai soprannominato da tutti l"Aviatore". Nel Gran Premio di Francia, sul circuito di Digione, si assiste ad uno dei più memorabili duelli che la storia della Formula 1 abbia mai vissuto. Ore 14, Villeneuve scatta in testa dalla seconda fila, il canadese brucia tutti e tiene un'andatura forsennata, ma a circa metà della corsa, Jabouille lo supera in fondo al rettilineo dei box. Intanto Arnoux incalza e recupera parecchi secondi. Siamo a tre giri dalla conclusione della gara, la Renault turbo di René Arnoux è alle spalle della Ferrari di Gilles che si trova in seconda posizione dietro all'altra Renault turbo di Jean Pierre Jabouille, dopo diversi tentativi lo passa ma, con una staccata al limite, Gilles ripassa l'avversario a ruote fumanti, i due proseguono così, affiancati per diverse curve toccandosi più volte, ruota a ruota per altri due interminabili giri. Alla fine Villeneuve avrà la meglio e giungerà secondo davanti ad Arnoux. Vince Jabouille, ma nessuno se ne accorge. Sul podio l'emozione è grande: "Paura? Nemmeno per sogno, è stato molto divertente" commenta Gilles. "Per un pò ho temuto di finire fuori pista comunque è stato tutto bello, tutto sportivo" dichiara René. Su quella pista era successo qualcosa d'incredibile, d'irripetibile. Qualche settimana dopo, a Zandvoort durante il Gran Premio d'Olanda, Gil si rende protagonista di un episodio che farà discutere, ma che ad ogni modo rende l'idea del suo spirito d'indomito combattente. Villeneuve è al comando, ma si accorge che le gomme si stanno usurando e che una, in particolare, sta cominciando a sgonfiarsi. Gilles continua e, attaccato da Alan Jones, compie uno spettacolare testa-coda. Non si ferma ai box, come sarebbe stato logico, per cambiare i pneumatici, ma prosegue e finisce nuovamente fuori pista con la ruota posteriore sinistra che ha cominciato ad afflosciarsi. Deve praticamente compiere un intero giro per rientrare ai box e lo compie con la smania di non perdere troppo tempo. Fila come un razzo tanto che il cerchione comincia a strisciare sull'asfalto fino a quando non si rompe completamente anche la sospensione. Villeneuve continua imperterrito con il troncone posteriore quasi divelto che sprizza scintille ed ondeggia paurosamente; si ferma ai box, non c'è niente da fare ed è l'amara conclusione di una gara che ha acceso l'entusiasmo dei tifosi ma che, al tempo stesso, innesca anche infuocate polemiche. Ormai Gil ha firmato un modo tutto suo di guidare, di concepire le corse; c'è chi lo accusa di partenze forsennate e di condotta in pista da codice penale, ma in effetti, Villeneuve sta marcando un'epoca, sta dimostrando a tutti che le sue prodezze non sono solo un modo di condurre una vettura ma anche una sua personale filosofia di vita. A Monza l'amico e compagno di squadra Jody Scheckter conquista il titolo mondiale piloti con la Ferrari, durante tutta la gara, Gilles rispetta le consegne del team proteggendo Jody dagli attacchi degli avversari e lo aiuta a vincere. Gil sa bene che arrivando secondo non avrà più possibilità di vincere il campionato, ma rispetta gli ordini e tutela il risultato di squadra. Non tradirebbe mai la fiducia di un amico, termina al secondo posto ed è grande festa per tutti. Anche in campionato si classifica al secondo posto; Villeneuve durante la stagione ha vinto tre Gran Premi ed è arrivato svariate volte sul podio ed in zona punti, ma di lui si ricordano soprattutto gli episodi di grande coraggio, a volte al limite dell'incoscienza. Era fatto così, per lui l'importante non era partecipare, ma vincere dando il massimo, in qualsiasi circostanza. L'anno successivo la Ferrari non riesce a mettere in pista una vettura competitiva, Villeneuve s'impegna all'estremo, come al suo solito, ma i risultati non arrivano, è una stagione difficile. Durante il Gran Premio d'Italia sul circuito di Imola, nel settembre del 1980, Gilles subisce l'incidente più spaventoso e spettacolare della sua carriera. Siamo al sesto giro e la sua Ferrari 312 T5 esce di strada prima della Tosa (la curva che gli sarà intitolata in seguito, dopo la sua scomparsa). "Viaggiavo quasi a 280 l'ora - racconta - e le gomme probabilmente erano ancora fredde. Fatto sta che alla staccata della Tosa un pneumatico è scoppiato e la macchina ha sterzato violentemente verso sinistra fracassandosi contro il muretto di protezione, è stata una botta terribile". La Ferrari rimbalza in pista e Villeneuve viene evitato per miracolo dal gruppone che lo segue ancora compatto. Gilles fortunatamente è incolume ed esce da ciò che rimane della sua monoposto, ferma in mezzo al tracciato; è stato solo un bello spavento per tutti. Questo è l'episodio che caratterizza lo stato di competitività della vettura di Maranello durante tutto l'anno; Gilles è deluso per l'andamento del campionato, ma è fiducioso nell'evoluzione del motore turbo che la Ferrari sta sviluppando in gran segreto sul circuito privato di Fiorano. Montecarlo 1981 è una data storica perché sarà sempre ricordata per la prima vittoria di un motore turbocompresso in un circuito cittadino e per di più a livello del mare. L'auto vincente è la Ferrari 126 C numero 27 ed il pilota che la porta al trionfo, sopperendo con la grinta alle manchevolezze della vettura, è Gilles Villeneuve. Le prove lo vedono partire in prima fila accanto al detentore della pole Nelson Piquet; durante la gara però, il brasiliano commette un errore fatale e si deve ritirare. La fortuna, che in un circuito del genere è sempre meglio averla dalla propria parte, regala a Villeneuve la possibilità di prendere il comando perché la Williams di Alan Jones, che era in testa dopo l'uscita della Brabham di Piquet, comincia ad avere problemi e deve fermarsi ai box, riparte con un discreto vantaggio, ma non basta. La furiosa rimonta di Villeneuve, pur con una precaria tenuta di strada della sua Ferrari, si concretizza a cinque giri dalla fine con un grandioso sorpasso all'esterno prima della temutissima curva Ste. Dévote. E' l'apoteosi, Gilles scavalca l'australiano in un punto impossibile e la folla salta in piedi entusiasta. La Ferrari non vinceva da 18 mesi e Gilles taglia vittoriosamente il traguardo con i meccanici che gli vanno incontro piangendo per la gioia. Quel momento non si potrà mai dimenticare perché fu il ritorno al primato dopo le tante frustrazioni dell'anno precedente. 21 giorni dopo, siamo sul tracciato spagnolo di Jarama arriva il capolavoro di Gilles Villeneuve. Su un tracciato tortuoso e con un solo rettilineo, la Ferrari del canadese rimane in testa per 66 giri senza commettere alcun errore, sebbene pressato da Laffite, arcinoto come il "mastino" e, dietro di lui, anche Reutemann, Watson e De Angelis. Un "serpentone" di cinque vetture; Villeneuve ha il motore più potente, ma la vettura è poco maneggevole. Non c'è verso di passare la Ferrari, molto veloce sull'unico rettilineo, ma non altrettanto nelle curve, dove le carenze del telaio, la costringono a procedere lentamente. Jones in testa esce di strada nelle prime battute di gara commettendo un errore di guida. L'australiano rientra, ma ormai Villeneuve (partito dalla quarta fila) è pronto a conquistare il comando seguito dagli avversari. Tutti credono che sia solo questione di qualche giro e che, prima o poi, la Talbot Ligier di Laffitte che lo segue a ruota lo passerà. Il pilota francese tenta infatti più volte di superarlo, ma senza commettere alcuna scorrettezza, Gilles lo tiene sempre dietro di sé. Il duello ha toni entusiasmanti, di alta guida. Dopo la vittoria un Villeneuve stremato commenta: "E' stato molto, molto duro". Il campionato termina nel continente americano. Nel penultimo GP della stagione, sul circuito canadese di Montréal, Gilles è nuovamente protagonista: sotto una pioggia battente, in seguito ad un tamponamento con una vettura più lenta, Villeneuve guida per alcuni giri con l'alettone anteriore piegato che gli impedisce di vedere la pista, ma l'"Aviatore" conosce bene il circuito e segue la traccia lasciata dalle altre monoposto, osserva le strisce bianche ai lati del percorso, fiuta la pista. Dopo qualche giro l'alettone vola via e continua così fino al traguardo difendendo fino all'ultimo il terzo posto, riuscendo a salire sul podio davanti ai suoi connazionali. Nulla di simile si era mai visto prima, un controllo straordinario di una vettura in sostanza inguidabile sopra l'asfalto completamente inondato d'acqua. Arriva il 1982. Gilles è ottimista, la nuova vettura sembra competitiva (e lo sarà!) e quest'anno ha guadagnato di diritto i privilegi da prima guida. I primi tre Gran Premi sono un buon rodaggio per la 126 C2 turbo, Villeneuve non raccoglie punti, ma la macchina impressiona ed è pronta per vincere. Poi si corre ad Imola. Sul circuito del Santerno Gilles ed il compagno di scuderia Pironi si danno battaglia dopo il ritiro di entrambe le Renault. A 10 giri dal termine arriva l'ordine dai box: "SLOW", rallentare. Nessuno può più insidiare le vetture rosse in testa, prima della gara si era stabilito che chi fosse stato al comando dopo l'eventuale ritiro delle Renault, che partivano dalla prima fila, avrebbe dovuto tagliare per primo il traguardo. Tocca a Gilles dunque, era davanti a Didier dopo la rottura del motore turbo sulle Renault di Prost ed Arnoux, deve essere lui il vincitore. Ma Pironi ha in mente ben altro, nonostante il richiamo a rallentare, il francese attacca e supera Gilles che rimane sorpreso dal comportamento del compagno di squadra. Lui che, qualche anno prima, aveva protetto Scheckter aiutandolo così a conquistare il titolo piloti, non è rispettato da chi credeva un amico; Didier Pironi vince la gara dopo un aspro duello con il canadese. Gil è soltanto secondo, ma è profondamente ferito nell'anima, nessuno si è preoccupato di prendere le sue difese, è un atteggiamento che non accetta, che lo colpisce a morte. "Mi ha rubato la corsa!" dice riferendosi all'ex amico Pironi. L'epilogo si consuma due settimane più tardi a Zolder, in mezzo ad una foresta delle Fiandre. Mancano pochi minuti alle ore 14, l'ultima sessione di prove ufficiali sta per finire. Davanti ai box non passa la Ferrari numero 27, quella di Gilles Villeneuve. Non appare nemmeno lontano, a passo lento per rientrare ai box. Poi la notizia, le immagini, la Ferrari di Gilles schizza impazzita sulla March di Jochen Mass che sta raffreddando le gomme procedendo adagio; il violento e fatale impatto sul terrapieno che delimita il breve rettilineo ci viene risparmiato dalle telecamere, i verdi alberi del bosco coprono la visuale, la natura vuole proteggere l'intimità di quei suoi ultimi istanti di vita. Quello che si vede dopo è solo la crisalide di una farfalla, è un guscio vuoto, un fremito lieve, Gilles ha ormai spiccato l'ultimo volo, ha spiegato le sue ali verso l'immortalità. Gilles Villeneuve non è stato una semplice stagione che passa, ma un periodo che racchiude lo spirito dell'eternità, un tempo felice che abbiamo passato insieme con lui. Gil ci ha fatto sognare, ci ha fatto tremare e battere il cuore ed è per questo, amici, che non lo dimenticheremo mai. Salut Gilles. (Per PAGINE 70) Fabrizio Amato http://www.ventisetterosso.com  [WM]

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