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Design: la Space Age - Monday 21 April 2003 - 11:21
di Andrea Milano

The space age, l'era spaziale del design era iniziata gia', almeno in parte, nella seconda meta' degli anni sessanta. Nel 1968 per la precisione, grazie a film come ' Barbarella' di Roger Vadim con la fantastica Jane Fonda e 2001 space odissey di Stanley Kubrik il grande pubblico vede, forse per alcuni per la prima volta, gli arredamenti futuribili che avrebbero influenzato molto gli acquisti dei mobili che riempirono le nostre case negli anni 70. Le spedizioni lunari culminate nell' allunaggio del 1969 non fecero altro che far straripare negli anni settanta quel mare di illusioni visuali fantastiche che erano le nostre aspettative relative al futuro dell'umanita' che, nel nostro immaginario, senza alcun dubbio, si sarebbe spinta verso lo spazio e li avrebbe vissuto la sua futura espansione. Il design "spaziale" s'inspiro' quindi a forme semplici ed organiche. Forme semplici che sembravano attagliarsi agli ambienti asettici necessari a quell'ipotetico futuro spaziale . Le atmosfere rarefatte della fantascienza si riversarono nella moda e nell'arredamento senza alcun problema d'adattamento alle nostre case che tutto sembravano fuorche' astronavi ed ecco apparire forme tonde che sfuggivano alla geometrica angolarita' dell'arredamento tradizionale. Mi sembra importante in questo contesto ricordare come esempio la lampada "Eclipse" di Vico Magistretti e prodotta da Artemide. Una lampada che ci presenta l'imitazione della luna e le sue fasi, questo nuovo oggetto del desiderio collettivo dell'umanita'. I grandi profeti di questa era sono senza dubbio Verner Panton, Eero Aarnio, Pierre Paulin,Mario Bellini,Gae Aulenti, Ezio Mari, Joe Colombo, Richard Sapper, Marco Zanuso , De Pas-D'Urbino- Lomazzi, Gaetano Pesce e chi piu' ne ha piu' ne metta. Ma cosa portava con se questa nuova ventata stilistica oltre alla semplice moda? Soprattutto dei nuovi concetti abitativi alcuni dei quali ci hanno permanentemente influenzati e sono rimasti con noi fino al giorno d'oggi. Le poltrone ed i divani erano, prima di quest'era, degli oggetti Calvinisti sui quali ci si sedeva ma che in qualche modo negavano il piacere del confort grazie alla loro rigidita'. Il mobile , in questo stile, diventa segno curvo e assume forme piu' astratte , spesso negando il materiale naturale, il legno, coprendo soprattutto le materie plastiche che sono in grado di essere formate con forme sconosciute ai materiali naturali. L'artificialita' e la possibile "non permanenza" dell'arredamento ci consentono per la prima volta di pensare ad esso in modo futile e non necessariamente durevole (pensare all' arredamento della casa come al nostro guardaroba, in costante evoluzione). E' inutile pero' ingannarsi e pensare che il design fosse diventato "democratico" e fosse immediatamente filtrato nelle nostre abitazioni. In realta', l'avvento di un nuovo design si traduce in graduale cambiamento nelle case della maggior parte di noi, solo i piu' privilegiati potevano permettersi di arredare le proprie case con tutto quanto di nuovo c'era da trovare sul mercato. E' vero pero' che anche le riviste specializzate (Casabella, Domus e poi Modo ed Interni) trovavano sempre piu' lettori anche fra coloro che non erano necessariamente addetti ai lavori. L'illuminazione, sopratutto porto' nelle nostre case gli elementi nuovi dandoci sempre pi' la possibilita' di devinere diverse aree negli ambienti da noi vissuti. Gli anni 70 c'insegnarono comunque che la casa si puo' anche vivere comodamente e che i mobili, anche quelli buoni, sono fatti per essere usati, per far salotto, o per ranicchiarcisi dentro mente si ascolta il nuovo disco della nostra collezione. L'era spaziale ci fece anche scoprire che la razionalita' del disegno puo' essere associata alla comodita' d'uso. Per PAGINE 70: Andrea Milano (Milandro)

milandro@wanadoo.nl

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